Venezia, la conta dei danni fa paura: più di un miliardo tra chiese, commercio e trasporti spezzati dalla mareggiata

La conta dei danni a Venezia è destinata a crescere: previste nuove ondate di acqua alta

L'acqua granda a 1,87 metri non ha colpito solo la Basilica di San Marco e il Teatro La Fenice. Gondole e vaporetti strappati dagli ormeggi e spinti sulle rive

VENEZIA. Impianti elettrici, merce da buttare. Rabbia, dolore e danni da un miliardo di euro. Gondole capovolte all'ingiù come corpi inermi, imbarcaderi di Actv che diventano montagne da scalare e bloccano le corse dei vaporetti. Venezia si è risvegliata ferita dopo la mareggiata record che l'ha duramente colpita mercoledì, 13 novembre. 

La furia dell'acqua ha distrutto edifici pubblici e privati e la conta dei danni è destinata a salire tragicamente.

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La furia dell'acqua sulle chiese e i beni culturali

È un bollettino di guerra quello che riguarda i danni subiti dalle chiese veneziane per l'acqua alta eccezionale di martedì sera, che non ha risparmiato quasi nessun luogo di culto, ma con situazioni differenziate, segnalate dai parroci in patriarcato, in molti casi con forti preoccupazioni.

L'acqua ha letteralmente invaso chiese come quelle di Sant'Alvise, San Girolamo, Santa Sofia e San Marcuola. "Alluvionata" anche la chiesa di San Giacomo dall'Orio - e molta acqua anche a San Simeon Grande.

Difficile ora fare una prima conta dei danni complessivi che l'acqua alta eccezionale ha provocato al complesso delle chiese di Venezia, anche perché solo con il passare del tempo il salso e l'umidità presenteranno il conto. Gli unici soggetti che continuano a investire con regolarità con interventi di restauro sul patrimonio delle chiese veneziane restano i Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia. Che non possono, però, pensare anche alla manutenzione.

«Non siamo ancora usciti dall'emergenza, avremo ancora ore di alta marea che comporterà ulteriori danni». Lo ha detto Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Comune Venezia e Laguna a Rai Radio1 (Radio anch'io) «Si prevedono altri picchi nei prossimi giorni. Avremo ancora ore di alta marea che comporterà ulteriori danni. Le fasi dei sopralluoghi partiranno non appena si esaurirà questo fenomeno anomalo - ha aggiunto -. Abbiamo fatto una prima ricognizione esclusivamente per quanto riguarda il patrimonio demaniale e in buona parte hanno avuto tutti danni ai piani terra. Per fortuna non ci sono astati danni al patrimonio delle collezioni museali, archivistiche e librarie.Stiamo raccogliendo una prima stima».

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«I danni dell'acqua salata non sono immediatamente visibili - ha proseguito -. Nel momento in cui la marea passa e l'acqua si ritira, si fanno palesi con il tempo perché il sale presente nell'acqua marina si infiltra nelle porosità dei materiali: mattoni, malte, marmi, rivestimenti, intonaci e quando il clima è più secco il sale cristallizza, aumentando di volume e diventando un elemento disgregante all'interno delle porosità dei materiali»

Il lungo elenco. L'acqua non ha risparmiato la chiesa di San Moisè - in una delle parti più basse della città, vicino a Piazza San Marco - ma l'alta marea si è fatta sentire pesantemente anche sulla chiesa di San Cassiano dove il prezioso crocifisso ligneo che la adorna è stato posto più in alto, al riparo, proprio per risparmiarlo dalla corrosione - mentre a Santa Maria Mater Domini, l'afflusso dell'acqua è stato tale da impedire di fatto l'accesso alla chiesa. "Sotto" anche la chiesa di San Canciano e l'acqua alta non ha risparmiato la chiesa dei Carmini e quella di San Donato e Murano.

L'acqua nella serata di martedì ha fatto il suo ingresso anche ai Gesuati e in parte anche in quelle di Santo Stefano e a San Martino. È entrata anche nella sede del Seminario Patriarcale, sia pure in modo limitato, un fatto che non si era mai registrato in precedenza a conferma dell'eccezionalità della situazione.

Sant'Apollonia. Il livello straordinario dell'acqua non ha risparmiato neppure un altro gioiello del patrimonio patriarcale, come il chiostro di Sant'Apollonia, di epoca romanica, il più antico di Venezia, che ospita dal 1969 il Lapidario marciano, una raccolta di frammenti lapidei romani, bizantini e veneto-bizantini (IX - X secolo), provenienti prevalentemente dalla Basilica di San Marco e dove ha sede anche ai piani superiori il Museo Diocesano.

Proprio per la sua preziosità il chiostro era già "protetto" dall'acqua alta fino a un livello di un metro e 60 sul medio mare, ma la quota eccezionale di un metro e 87 dell'altra sera non l'ha purtroppo risparmiato, con il salso entrato tra le colonne e sulla magnifica pavimentazione d'epoca. 

Proprio la rapidità con cui è cresciuta l'acqua ha fatto sì che i parroci in diversi casi non siano riusciti a sollevare in tempo tutti gli arredi più vicini al suolo, ma la preoccupazione è estesa anche alla mancanza di risorse per gli interventi di restauro di manutenzione straordinaria che riguardano il patrimonio delle chiese veneziane.

Solo quelle che aderiscono al circuito di Chorus con il biglietto d'ingresso a pagamento per i turisti dispongono di risorse - pur limitate - per questo tipo di interventi.

Artigiani e  commercio

Venezia ferita nei beni artistici ma anche nel commercio, dove ora ci si dispera. «Ho fatto un giro per rendermi conto della situazione, che è catastrofica - dice il presidente dell'Ascom Roberto Magliocco - al di là dell'altezza, la marea è stata improvvisa, e la gente non è più stata in grado di andare a tirare su la merce».

I danni maggiori, quantificati in un miliardo di euro, sono stati agli impianti elettrici - fuori uso uno su due - quindi ai magazzini che, oltre alla merce, contenevano anche le fatturazioni ancora in essere. «L'80 per cento dei negozi ha perso moltissimo - continua Magliocco - conosco un panificio a Castello che ha perso macchinari molto costosi. Ci vorrà almeno una settimana per ripartire e qualche mese per ritornare alla normalità». Gravi danni anche negli alberghi, dove sono state allagate le hall, le sale della prima colazione con relativi arredi, in alcuni casi anche qualche stanza e, naturalmente, gli impianti elettrici.

Non solo. Come spiega il direttore dell'Ava, Claudio Scarpa, c'è stato un forte danno d'immagine per la città, è stato necessario riposizionare i turisti in altre strutture, in molti sono partiti prima, altri hanno disdetto temendo in un'altra acqua alta. «Questo immenso disastro ha dei precisi responsabili.

La devastazione che ha duramente danneggiato Venezia poteva in parte essere mitigata o affrontata in modo più efficace se il Mose fosse stato operativo. Invece la grande opera ancora incompiuta per ora ha fatto arricchire i faccendieri e lasciato Venezia nuda con la sua fragilità davanti un evento come questo» interviene il presidente della Confartigianato Metropolitana, Salvatore Mazzocca.

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«La città è in ginocchio, gli artigiani e i veneziani vanno aiutati subito - aggiunge Gianni De Checchi, segretario della Confartigianato - sospendere gli interventi diffusi è stato un errore, e Venezia è diventata vittima di un Mose che ha attratto attorno a se tutte le risorse e ancora non funziona». «Il governo deve agire con la massima celerità - prosegue il presidente Andrea Bertoldini - qui siamo oltre l'emergenza, la città è davanti al dramma più devastante di questo nuovo secolo».

Parole dure anche da parte del presidente Ance Venezia, Giovanni Salmistrari: «Mentre a Roma discutono, Venezia è espugnata. L'acqua granda bis, dopo quella record del 1966, ci dice che siamo arrivati al punto di non ritorno. La politica, che deve decidere, si faccia un esame di coscienza. Aspettiamo sempre le preannunciate nomine del provveditore alle opere pubbliche e del super commissario al Mose. Quindici giorni fa erano date per imminenti, poi dovevano arrivare alla fine della settimana scorsa. Venezia aspetta e intanto affonda. È ora di decidere: c'è poco da girarci attorno, questi profili o ci sono o non ci sono; se non ci sono, andiamo a prenderli all'estero. Roma batta un colpo»

Danni a mezzi e impianti Actv

L'acqua alta causa danni per milioni di euro a mezzi e impianti di Actv. Nella notte orribile, col vento a cento chilometri orari, il trasporto veneziano è stato messo in ginocchio: due motoscafi sono affondati a Sant'Elena e tre vaporetti sono "volati" sulla fondamenta dell'Arsenale.

La situazione è decisamente critica, confermano dal gruppo Avm.«Stiamo ora valutando i danni e cercando di mantenere in sicurezza gli impianti e le strutture», spiegano. «Nei prossimi giorni sarà possibile verificare con esattezza l'impatto dell'ondata di maltempo sulla rete di navigazione: certamente, stante l'eccezionalità della situazione che Venezia nel suo insieme sta fronteggiando, ci vorrà del tempo per ripristinare i servizi così come programmati».

Il conto dei danni è ingente: sulla linea 1, che percorre il Canal Grande un ponte su due è fuori uso. Sospesi gli approdi di Sant'Elena (nessuna linea ferma); Arsenale; San Zaccaria E-F (Danieli) completamente da ricostruire. Qui le fermate avvengono a San Zaccaria C-D (Jolanda); San Marco Vallaresso (tutte le linee fermano a S.Marco Giardinetti); Murano Navagero; Orto; Giardini Biennale (le linee fermano all'approdo di Giardini Centro - linea 1.

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Sospese, quindi, le linee 6 e 10 e le altre vedono modificate le fermate. Al Lido di Venezia il servizio viene svolto da Lido Sme mentre per la la linea 1 tra le 5.36 e le 23.06, il servizio si effettua da San Nicolò (collegamento con bus navetta da lido SmE). Dal Lido Sme b partono le corse delle 4.36; 4,56; 5.16.

La furia del vento e dell'acqua hanno fatto sparire anche il 30% dei 2.500 cavalletti e delle 1.100 passerelle utilizzate dai netturbini di Veritas per allestire i percorsi pedonali in caso di alta marea. «Di conseguenza, nei prossimi giorni (e fino all'arrivo di una nuova fornitura) non sarà possibile assicurare tutti i percorsi in occasione di alte maree», spiegano da Veritas.