DigitaLife, l’andirivieni tra realtà e web diventa un film

Dal messaggio di dolore alla ricerca di lavoro e poi il disegno e gli amici ritrovati: 50 racconti di persone la cui esistenza è stata cambiata da internet

PADOVA. In che modo internet e il digitale hanno cambiato la nostra vita? Così inizia Digitalife, film prodotto da Varese Web srl insieme a Rai Cinema e Fondazione Ente dello Spettacolo presentato ieri durante il giorno “zero” del Digitalmeet 2019, il festival dell’alfabetizzazione digitale per cittadini e imprese, promosso da Fondazione Comunica e Talent Garden Padova e di cui il nostro giornale è media partner.

L’idea nasce tre anni fa in vista dei festeggiamenti dei vent’anni di Varese News, quotidiano online diretto da Marco Giovannelli che è tra gli autori del film, presente ieri alla prima proiezione padovana. «Volevamo creare qualcosa che costruisse legami sempre più stretti con la nostra comunità» racconta il direttore «e contemporaneamente che ci permettesse di fare un passo in più per capire in che modo internet ci ha cambiato negli ultimi vent’anni. Lo abbiamo chiesto alle persone e le risposte sono arrivate diverse e numerose».



Il film si compone di una cinquantina di racconti scelti tra quelli in grado di reggere dal punto di vista narrativo storie di vita vera. «In autentico spirito “digital”» continua Giovannelli «cioè utilizzando i contenuti generati dagli utenti, e con una call per la scelta del regista, caduta su Francesco Raganato con il quale è stato amore a prima vista, il film ha iniziato a prender forma».

Ed ecco Roberto, che corre per contenere il dolore della perdita del figlioletto ma che sa che internet è megafono per far arrivare il suo messaggio; Pierre che a cinquant’anni perde il posto fisso e poi scopre l’altro lato della matita, quello col gommino per disegnare sulla tavoletta grafica; il piccolo Andrea che per un tumore è costretto a casa, perdendo il contatto coi compagni che ritrova attraverso il robot Ivo, un tablet sorretto da un palo su due ruote, grazie al quale può seguire le lezioni come fosse in classe. E poi ancora tante testimonianze di quell’andirivieni che la nuova dimensione dell’onlife ci sta abituando.



Ma se l’avvento del digitale ha il sapore e forse le caratteristiche di un nuovo paradigma, nel film sembra quella parte di noi che prima o poi doveva palesarsi. «Tutto quello che scopre l’uomo alla fine è dentro di sé» dice Giovannelli «Non facciamo altro che manifestarlo, proiettarlo per vederlo, un po’ com’è questo film. Le persone non esistono perché c’è il film, ma è evidente che quando proietti e conosci le loro storie, esse entrano nella sfera dell’esistenza. Grazie a conoscenza e potenza di calcolo, ciò che sta fuori di noi è manifestazione del cervello dentro di noi». Eppure internet è più spesso superficialità, cattiveria, violenza, come testimoniano il padre di Carolina, suicida a quattordici anni e Flavia, entrambe vittime di cyberbullismo.

Abbiamo perso profondità per rincorrere la superficialità della rete o la rete può diventare spazio di approfondimento? «Una delle criticità di internet è che ci frammenta la vita non ci lascia spazi vuoti dove pensare, riflettere. Se sei sempre connesso il rischio è evidente. Ma non credo sia colpa del digitale. Questa dimensione nuova permette cambiamenti che bisogna affrontare per non rimanerne sopraffatti».



Il trailer è stato usato da Digitalmeet come spot dell’edizione di quest’anno. «Esatto!» esclama Giovannelli, grato per questo riconoscimento «Credo che qualsiasi occasione sia importante se porta a conoscere sempre di più cos’è il digitale, perché alla fine solo la conoscenza e cioè la consapevolezza di quel che accade ci permette di decidere». —


 

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