Zoppas: «Faremo la nostra parte Thelios nel 2020 avrà 580 addetti»

Parla l’ad della joint venture tra Lvmh e il gruppo Marcolin La svolta sui ricavi con l’arrivo del marchio Dior da Safilo

lo scenario



«Faremo la nostra parte». Giovanni Zoppas, amministratore delegato di Thelios, joint venture tra il gruppo Marcolin e Lvmh, rompe il silenzio per la prima volta da circa due anni. E lo fa sulla vicenda Dior che vede coinvolta anche la Safilo, promettendo di sedersi al tavolo dell’occhialeria. Ma avvertendo sulla necessità di dare al distretto bellunese dell’occhiale un’agenda. Come dire questa di Dior è per lui pura contingenza, bisogna guardare più lontano. «Thelios è la crasi tra Theia, la dea della vista e Elios, il nome lo ha voluto Bernard Arnault in persona» dice Zoppas mentre, piazzato davanti al plastico dello stabilimento di Longarone, indica con la punta del dito: «Siamo arrivati qui, abbiamo fatto questo pezzo, arriveremo fino a qua». Dei 7.500 attuali si arriverà a 20 mila mq di una fabbrica nuova di zecca dove, oggi, si stanno producendo alcuni marchi di Lvmh, ma il vero principe dei brand arriverà nel 2021: Dior.

Quanto avete investito fino ad ora?

«Quello che posso dirle che in tecnologia abbiamo investito 20 milioni nel 2017-2018 e altrettanti ne metteremo nel 2019-2020».

E a quanto ammontano i ricavi finora?

«Da Parigi i numeri non si vogliono mai rendere pubblici, per ora non riteniamo siano significativi, mettiamola così, la vera svolta arriverà con Dior».

Marchio che è in licenza a Safilo e scadrà a fine 2020. Rispetto a un altro gruppo francese, Kering, che ha ripreso il marchio Gucci ma ha firmato un accordo di fornitura con Safilo, avete fatto la figura dei cattivi. Perché si dice che questo investimento che state facendo nella valle non ha portato nuovi volumi ma ne sta spostando di esistenti.

«Non mi sento un cattivo, noi stiamo investendo, assumeremo. Nel 2017 erano 114 persone, diventeranno 316 quest’anno e 580 nel 2020».

Però questa produzione stava al di là della strada.

«Quando due anni fa siamo arrivati abbiamo iniziato con Céline, Loewe, Kenzo, con l’intenzione dichiarata di riportare qui i nostri marchi. Noi siamo qui per restare, abbiamo una visione di lungo periodo, abbiamo creato qualcosa che non c’era. Nello stesso luogo ci sono design, prototipazione, industrializzazione e produzione. Controlliamo tutto il processo dall’inizio alla fine. Stiamo creando il nostro sistema, formando le persone dall’inizio. Un po’ come fa il Barcellona, dai pulcini alla prima squadra insegnano il tiki-taka. Noi facciamo lo stesso, tutti qui imparano sin da principio il nostro schema produttivo e l’ossessione per il prodotto».

E a chi vi critica dicendo che il vostro arrivo avrà un impatto occupazionale su Safilo cosa risponde?

«Ci siamo accorti tutti credo che il mondo dell’occhiale è cambiato. Sono successe delle cose. Questo è un settore che sta vivendo grandi sconvolgimenti. Si fanno operazioni mondiali e in un attimo si acquisiscono 7 mila negozi. Oggi si stanno percorrendo due driver: la verticalizzazione e il consolidamento. Il mercato ha tre fette, gli occhiali sotto i 100 euro, nella fascia sopra i 250 euro e nel mezzo tra i due estremi, qui si concentra la maggioranza degli operatori. E con un comparto così hai due sole risposte possibili: la dimensione e la qualità. Il mondo Lvmh impone qualità, è il nostro caposaldo e noi saremo molto selettivi».

Abbiamo visto con EssiLux, la recente operazione GrandVision che citava, e sappiamo che i grandi del lusso, come voi, per massimizzare la brand equity stanno riportando le produzioni all’interno, ma marchi come Dior o gli altri che ancora avete fuori dal perimetro quando si spostano creano sconvolgimenti, il distretto rischia la perdita di posti di lavoro.

«Il distretto dell’occhialeria ha continuato a crescere, il mercato è in crescita, ma è finito un mondo. Di 150 brand globali quelli che esprimono un fatturato sopra ai 100 milioni nel mondo dell’occhiale sono quindici in tutto. Quei marchi lì stanno rientrando, le maison intendono gestirli internamente. Noi la nostra parte l’abbiamo sempre fatta e continueremo a farla. Però se si parla di distretto non si devono confondere le cose, ognuno deve fare la propria parte. Noi dobbiamo assumere persone e le assumeremo».

Anche la politica locale, a due anni dal vostro investimento e a quasi cinque anni da quello che ha fatto Kering, si è accorta di questo cambiamento. Sono stati convocati gli Stati Generali dell’occhialeria. Ci andrete?

«Sì, non è ancora arrivata una data, ma certamente sì. C’è da risolvere questo problema, noi ci saremo. Per noi questo non è un investimento episodico, siamo qui per restare. Crediamo nel made in Italy e anzi su questo bisognerebbe capire bene quanto made in Italy veramente c’è negli occhiali. Ma è un errore guardare il dito e non la luna. Questa è una cosa che risolveremo, ma dobbiamo interrogarci sul lungo periodo, su dove sarà questo distretto tra vent’anni. Dobbiamo definire un’agenda».

Parliamo di quello che farete in Thelios.

«L’ampliamento sarà pronto nel 2020, da aprile dell’anno prossimo inizieremo a far funzionare la macchina produttiva con Dior, per essere pronti ad arrivare sul mercato nel 2021 con la scadenza della licenza a Safilo».

Quanti pezzi potrà produrre la nuova fabbrica?

«La capacità produttiva sarà di 4,5 milioni di pezzi totali, di cui 3,5 milioni internamente con l’obiettivo del 75% di saturazione. Oggi siamo a 1,5 milioni di pezzi, un milione internamente, con una saturazione del 60%».

Fabbricate anche per Louis Vuitton e Fenty, il marchio che Lvmh ha creato con Rihanna.

«Sì in realtà con loro gli accordi sono un po’ particolari, la parte di design è molto stringente: di fatto per Louis Vuitton siamo dei puri produttori mentre per Fenty prendiamo parte anche un po’ al design. Mentre per gli altri marchi del gruppo, a cominciare da Dior, la nostra macchina funzionerà diversamente. Dal disegno della maison alla realizzazione del modello con la stampante in 3D, alla prototipazione nel nostro atelier fino alla immissione nella linea. Avverrà tutto nello stesso luogo».

Un’ultima curiosità, perché Bulgari, marchio di Lvmh, è stato rinnovato invece con Luxottica?

«Il fatto che io abbia la possibilità di prendere tutti i marchi non significa che lo debba fare tutto in una volta. Quando e se sarà il momento ne parleremo con Bulgari». —



Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi