Il partito dei Veneti sfida Zaia: «Ha tradito»

Guidate da Guadagnini e Morosin 10 sigle pronte per le regionali 2020: «Eroi i Serenissimi di S. Marco 1997, sì all’indipendenza»



Nasce il partito dei Veneti e lancia la sfida a Luca Zaia per le regionali 2020: sarà ancora il suo esercito di riserva da schierare contro il ministro Boccia o diventerà una spina nel fianco del presidente della Lega, che non ha rivali in grado di sfrattarlo da Palazzo Balbi? L’obiettivo è ambizioso: i 10 movimenti della galassia indipendentista guidata da Guadagnini, Morosin e Mirto dicono di avere più voti di Forza Italia e forse ci vuol poco a superare Berlusconi in caduta libera.


Il segnale però è netto: con la Lega nazional-sovranista di Salvini, il Veneto si sente orfano del marchio di fabbrica e torna a sventolare il leone alato con l’omaggio agli “eroi” del tanko e del campanile di San Marco a Venezia. Emanuela Munerato, deputata per 10 anni nella Lega che ha aderito alla pari di Callegari e Goisis al nuovo partito, fa scattare l’applauso ai 1500 del “palageox” quando legge i nomi del commando di maggio 1997: «I nostri eroi sono Gilberto Buson, Cristian Contin, Flavio Contin, Antonio Barison, Luca Peroni, Moreno Menini, Fausto Faccia e Andrea Viviani. Tutti in piedi, sono loro i padri dell’indipendenza, l’autonomia è una farsa. Bisogna lottare come in Catalogna e arrivare all’indipendenza».

Sulle pareti ci sono i nomi degli attivisti di Barcellona finiti in carcere e il motto del nuovo partito arriva dalla battaglia di Lepanto: «No se pol far de manco” pronunciato dal doge Sebastiano Venier che partecipò in pantofole e spada in mano alla battaglia contro i turchi sulle galere veneziane. Per non sbiadire la memoria, Paola Goisis getta invece agli inferi Ludovico Manin, il doge che nel 1797 cedette Venezia a Napoleone. «Era un friulano, un traditore e pretese tre giorni di silenzio per scappare dalla vergogna», dice l’ex deputata di Este.

La storia si ripete, ricorda Ettore Beggiato: se nel 1980 a Padova è nata la Liga Veneta con Tramarin e Rocchetta poi aggregata ai lùmbard di Bossi, 40 anni dopo nasce il partito dei Veneti per rispondere al tradimento della Lega di Salvini, che nei suoi 14 mesi di governo non ha concesso l’autonomia. E sapete perché? «Tutta questione di schei, nel Sud le autostrade non si pagano e il buco della sanità lo saniamo noi con il residuo fiscale versato a Roma», dice l’ex deputato veneziano Corrado Callegari.

In sala i leader dei movimenti con i manifesti, il programma e i simboli da lanciare nella sfida elettorale 2020. «Non credete ai sondaggi, possiamo diventare determinanti per il governo del Veneto e puntare alla maggioranza», dice il consigliere Antonio Guadagnini. Sarà davvero così? Se lo augura anche don Floriano Pellegrini, parroco della Val Zoldana, che benedice il nuovo partito con il segno della croce e la preghiera in latino. Poi una supplica: ho aperto il blog del popolo veneto ma vedo solo 2-3 visualizzazioni, datemi una mano voi, implora il sacerdote.

E la linea politica? Il must dell’indipendenza divora l’autonomia con il pendolo che oscilla attorno alla Lega. Lucio Chiavegato strappa applausi quando saluta Flavio Contin e arringa Zaia. «Cosa ci fa con la nostra bandiera a Roma, è un traditore, schierato con la Meloni che non ci darà mai l’autonomia». Il vero stratega però è Alessio Morosin che inviata al realismo: noi vogliamo l’indipendenza, Zaia non è nemico, ha solo sbagliato ad accettare i diktat di Bossi e Salvini, ma sarà un nostro compagno di viaggio». —



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