Pedemontana senza code avvio lento fra Tir e trattori

Nel mini tratto Breganze-Thiene inaugurato a giugno poco traffico ma in crescita Montecchio-Spresiano, corsa contro il tempo dei cantieri per finire entro il 2020

dall'inviato

Albino Salmaso


BREGANZE. Pigiare sull’acceleratore è inutile, non c’è la coda per entrare nella Pedemontana e raggiungere in un baleno Vicenza, Padova e Verona. Se il casello di Thiene della Valdastico è intasato dal traffico, quello di Breganze segna libero. Giorno e notte. «Quante auto entrano? E chi le conta? La gente si sta abituando, lentamente. Funziona per i camion che non assediano più i paesi e il traffico aumenta nei week end in direzione Asiago. In agosto c’è stato il boom con i concerti a Marostica: chi abita nei paraggi evita il casello di Dueville e sceglie quello della Pedemontana» dicono i due “vigilantes” dei “safety bus” messi a guardia del raccordo di Breganze. Servizio H24, sette giorni su sette.

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Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto compresi. Con la sicurezza non si scherza. E questi due “vigilantes” raccontano con serenità che non sono pagati per contare né le auto né i Tir ma per impedire ai trattori e alle mietitrebbie che trinciano il mais di entrare a 30 all’ora sulla corsia della Pedemontana, da Breganze fino al casello della Valdastico. Per scongiurare il pericolo, la Sis di Matterino Dogliani ha piazzato due “safety bus” gialli con sei operai ogni giorno a montare la guardia sulla rotonda per metter ordine al caos. Ad osservare la scena sotto l’ultimo sole di ottobre, torna alla mente il vecchio motto di Keynes che, ridotto all’osso, suona più o meno così: in tempi di crisi anche “scavare buche per poi riempirle è uno stimolo per la ripresa”: aiuta a produrre reddito, uno stipendio in più incrementa i consumi.

gasparona martirio

A Breganze la ricetta è stata applicata alla lettera: tra i cantieri aperti e la vecchia “Gasparona” martoriata dalle buche che si snoda tra rondò, rampe di accesso, doppie corsie che si alternano tra strettoie, incroci e semafori c’è il rischio di perdere la bussola e di finire con il trattore in autostrada con rotta Milano. Senza sapere poi come uscirne.

Miracolo del Veneto che tra le colline di Breganze produce il nettare in bottiglia di Maculan, la griffe dei jeans Diesel di Renzo Rosso e le macchine agricole Laverda: smesso il rombo dei motori della moto, restano le mietitrebbie ad altissima tecnologia, con 800 dipendenti che per entrare in fabbrica ogni mattina devono dribblare il rondò della Pedemontana: le curve di Montecarlo sono più docili.

A quattro mesi e mezzo dal grande debutto con il taglio del nastro celebrato dal “Capitano” Salvini con il magic team dei ministri della Lega prima dell’autoribaltone al Papeete, si lavora giorno e notte per aprire al traffico il secondo tratto: quello da Breganze-raccordo A31 fino a Malo, il paese celebrato da Luigi Meneghello, nel suo primo romanzo del 1963.

I fasti della cerimonia

In sessant’anni i paesaggi che si snodano tra i racconti di “Libera Nos a Malo” hanno lasciato il posto alle fabbriche, con le strade due metri più alte della campagna perché la Deroma ha “rasato” la terra per costruire i vasi di cotto, senza il rischio di alluvioni. Boom entrato negli annali di economia. Tanto che Luca Zaia, all’ultima assemblea di Confindustria Vicenza a Valdagno, ha ribadito che entro il 2020 tutta la “sua” Pedemontana sarà aperta al traffico da Montecchio fino a Spresiano, tranne il tratto della galleria Malo-Castelgomberto.

Il presidente ha ammaliato gli imprenditori con un video superspot: si va dalla polenta che fuma nel paiolo alle griffe del miracolo Veneto, sistemate sul tracciato dai 94 chilometri da Montecchio a Spresiano. Un tributo a Bisazza, Fiamm, Diesel, Diadora, Geox, Lotto e ovviamente Benetton che raccontano l’epopea di una terra che soffre per il gap di infrastrutture. Da Milano in 50 minuti si va a Bologna con l’alta velocità, chi prende il treno a Venezia invece arriva dopo 2 ore e mezza nella metropoli lombarda.

La Tav in Veneto è un miraggio e Zaia la sua scommessa l’ha lanciata: completare la Pedemontana entro il 2020 per far viaggiare i Tir a Nordest. Ci riuscirà?

A Malo, a due passi dal rondò che si apre davanti all’azienda India, ultimo avamposto prima della galleria sotto le colline, sono convinti che di tempo ne sia passato fin troppo. «Stiamo aspettando l’apertura del secondo tratto, dicono che ce la faranno entro Natale, ma qui davanti a noi ci sono solo cumuli di ghiaia. Di Pedemontana se ne parla dagli anni Ottanta, ora finalmente stanno lavorando giorno e notte. Credo che per bucare le gallerie ci vorranno altri due-tre anni. Meglio tardi che mai».—

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