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Autonomia, Stefani: campagna elettorale è finita, ora si proceda

La ministra per gli Affari regionali in commissione: irresponsabile chi mette il Sud contro il Nord

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(lapresse)

ROMA. La ministra per gli Affari regionali Erika Stefani (Lega) è stata audita in mattinata in commissione parlamentare per le Questioni regionali, a palazzo San Macuto, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul processo di attuazione del «regionalismo differenziato» ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

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«Spero che, finita la campagna elettorale, messe da parte le scuse del conflitto per prendere i voti - ha esordito Stefani -, si possa analizzare il tema dell'autonomia regionale con la serenità e l'equilibrio che sono necessari».
 
«Chi cerca di mettere la gente del Sud contro quella del Nord dicendo loro "attenti, perché con l'
autonomia vi vogliono fregare" compie un atto irresponsabile. L'Italia è una e lo sviluppo lo facciamo solo se andiamo avanti tutti insieme». 
 
 
«Il testo è il frutto di una intensa attività di confronto con le Regioni e i Ministeri, parliamo di 48 Riunioni tecniche e 25 riunioni politiche per questo sono rimasta stupita dalle polemiche e dalle contestazioni che ho ricevuto mezzo stampa». 
 
«Sul piano istituzionale, che è quello che attiene la realtà, - aggiunge -importanti risultati sono stati raggiunti in materie delicate come la tutela e la sicurezza del Lavoro, su cui si è definito un testo, che fatti salvi alcuni punti ancora aperti, ha ormai raggiunto un elevato livello di consenso. Questo vale anche per il trasferimento di competenze in materia di governo del territorio, su cui l'intesa può già oggi considerarsi possibile, così come in materia di commercio con l'estero e internazionalizzazione delle imprese. Anche sulla delicata materia della tutela della Salute, su cui tanta è, giustamente, l'attenzione da parte di tutte le forze politiche, registriamo al momento, un consenso da parte delle regioni su buona parte della proposta governativa».

«É mia intenzione - ha detto parlando del progetto di autonomia differenziata per Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna -, una volta condiviso un testo con il governo, e ovviamente anche con le Regioni, prima di arrivare a una intesa vera e propria, aprire un confronto nel merito delle proposte. La consapevolezza dell’assoluta autonomia delle Camere, ci ha portato a considerare la necessità che le Camere stesse possano interloquire fattivamente sia con la Presidenza del consiglio e con la Regione richiedente, prima della sottoscrizione finale dell’intesa, garantendo in tal modo un ruolo centrale d’indirizzo alle camere, sia nei confronti dell’esecutivo statale che degli esecutivi regionali coinvolti».

«L’intesa, che rimane atto pattizio fra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Regione, verrebbe rafforzata e integrata con il coinvolgimento delle Camere - ha detto Stefani -, attraverso l’apporto di indirizzi e di pareri che starà alle parti, ovvero ai due esecutivi, far propri al fine di garantire l’approvazione della legge di recepimento dell’intesa». 

«L’approccio all’attribuzione delle risorse tutto contiene fuorché elementi sperequativi, che sottraggano risorse ad alcune regioni a favore di altre. Questa è stata per noi una delle prime preoccupazioni».

«Per questo appare del tutto infondata la lettura, tutta politica e per nulla fondata su elementi di fatto, che vorrebbe attribuire all’avvento dell’ autonomia una rottura dell’unità del paese, favorendo le regioni più ricche, attribuendo loro più risorse, a scapito di quelle più povere, destinate ad essere ancora di più marginalizzate. Non è così e non è la rotta che mi sono data al momento in cui ho assunto la responsabilità di guidare il ministero per gli affari regionali, di tutte le regioni, dunque, e delle autonomie», conclude Stefani. 

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