Autonomia, Stefani: campagna elettorale è finita, ora si proceda
La ministra per gli Affari regionali in commissione: irresponsabile chi mette il Sud contro il Nord
ROMA. La ministra per gli Affari regionali Erika Stefani (Lega) è stata audita in mattinata in commissione parlamentare per le Questioni regionali, a palazzo San Macuto, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul processo di attuazione del «regionalismo differenziato» ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
«É mia intenzione - ha detto parlando del progetto di autonomia differenziata per Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna -, una volta condiviso un testo con il governo, e ovviamente anche con le Regioni, prima di arrivare a una intesa vera e propria, aprire un confronto nel merito delle proposte. La consapevolezza dell’assoluta autonomia delle Camere, ci ha portato a considerare la necessità che le Camere stesse possano interloquire fattivamente sia con la Presidenza del consiglio e con la Regione richiedente, prima della sottoscrizione finale dell’intesa, garantendo in tal modo un ruolo centrale d’indirizzo alle camere, sia nei confronti dell’esecutivo statale che degli esecutivi regionali coinvolti».
«L’intesa, che rimane atto pattizio fra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Regione, verrebbe rafforzata e integrata con il coinvolgimento delle Camere - ha detto Stefani -, attraverso l’apporto di indirizzi e di pareri che starà alle parti, ovvero ai due esecutivi, far propri al fine di garantire l’approvazione della legge di recepimento dell’intesa».
«L’approccio all’attribuzione delle risorse tutto contiene fuorché elementi sperequativi, che sottraggano risorse ad alcune regioni a favore di altre. Questa è stata per noi una delle prime preoccupazioni».
«Per questo appare del tutto infondata la lettura, tutta politica e per nulla fondata su elementi di fatto, che vorrebbe attribuire all’avvento dell’ autonomia una rottura dell’unità del paese, favorendo le regioni più ricche, attribuendo loro più risorse, a scapito di quelle più povere, destinate ad essere ancora di più marginalizzate. Non è così e non è la rotta che mi sono data al momento in cui ho assunto la responsabilità di guidare il ministero per gli affari regionali, di tutte le regioni, dunque, e delle autonomie», conclude Stefani.


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