Bragagnolo e la “baciata” Pasta Zara «Comprò azioni e ora voleva aiuto»

mestre. «Un cliente, un socio». La sintesi perfetta del sistema delle baciate, cioè le azioni delle banca acquistate tramite finanziamento della stessa, la fornisce Luigi Veronese, uno dei direttori regionali della ex Bpvi, ieri alla sbarra come teste dell’accusa nel processo per il crac dell’istituto. Nell’aula bunker di Mestre erano presenti tutti i componenti del cda rinviati a giudizio, e cioè Gianni Zonin e Giuseppe Zigliotto, ex consigliere ed ex presidente degli industriali di Vicenza. Presente anche Massimiliano Pellegrini, dirigente della banca. Ancora assenti invece gli altri imputati, ovvero i tre vice del direttore generale, e in seguito ad, della banca Samuele Sorato, e cioè: Emanuele Giustini, Paolo Marin e Andrea Piazzetta.

Il primo ad essere interrogato dai pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi è stato Franco Tessarolo, direttore Private poi dimessosi. «Ci dissero che erano operazioni fatte per sostenere il capitale» afferma Tessarolo. Ma poi aggiunge «io non condividevo la linea» e «con me volevo anche il capo area perché non riuscivo a farle». Infatti, spiega «ne feci una sola».


Più forte la testimonianza di Veronese che parla delle baciate sottoscritte da Furio Bragagnolo, patron di Pasta Zara, per un ammontare di 10 milioni di euro. Specifica Veronese che all’inizio erano i clienti i vip che dovevano essere avvicinati, «quelli patrimonialmente solidi in grado di avere coscienza di ciò che facevano». Veronese rammenta anche di un incontro successivo all’operazione in cui, con Giustini andarono, a fare visita allo stabilimento di Pasta Zara. E successivamente di un pranzo con Sorato per discutere, tra l’altro, con l’imprenditore del futuro investimento a Muggia, in Friuli Venezia Giulia. «Lui aveva fatto la sua parte (cioè la baciata ndr.) – dice Veronese – voleva che la banca facesse la propria». Riferisce dell’incremento delle operazioni verso fine anno per svuotare il fondo acquisto azioni della banca. E poi che, ad un certo punto, l’operatività verrà spostata anche su clienti con patrimoni più contenuti. La prassi doveva essere: «Quando qualcuno chiedeva sostegno alla banca almeno il 10-20% doveva restituirlo» acquistando azioni della banca. Con l’arrivo di Francesco Iorio, Veronese finisce in un team incaricato di cercare un accordo con i soci che avevano le baciate e lì vede delle lettere della banca in cui l’istituto garantiva il riacquisto dei titoli.

Insomma il sistema era pervasivo, si comprende una volta di più. Ma possibile che il cda non sapesse? «Faccio fatica a pensare che qualcuno non sapesse ciò che avveniva» sospira Veronese dopo due ore di deposizione. E dalla difesa chiedono: qualche consigliere di amministrazione le ha mai parlato delle baciate? Ma Veronese deve ammettere che gli ordini arrivavano dai manager. Confermando la tesi della difesa: un intero sistema taciuto al consiglio di amministrazione. Chissà se giovedì quando a testimoniare arriverà Iorio, ex ad della Bpvi dopo la cacciata di Sorato, questa tesi dell’inconsapevolezza del cda e di Zonin sarà smontata. —

Roberta Paolini



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