La santità di una settimana alquanto strana

La definiscono “santa” ma è tutta popolata di gente guasta: Pilato, Erode, Caifa. Pietro, Giuda, Giacomo. Il centurione, i soldati, i becchini. Processi, processioni, procedimenti

E' così umana questa settimana, sin quasi disumana, d'essere tacciata dal popolo cristiano come santa: la settimana santa. Il che, a ben vedere, è cagione di grande ironia: a guardarla da vicino, a viverla da dentro, pare essere proprio la meno santa di tutte, quella con il più alto indice di stupidità, nefandezza, odio, barbarie.

Otto giorni di cronaca nera vissuti, la prima volta, a Gerusalemme dal Cristo-martoriato e (ri)vissuti in diretta oggi, dentro il trambusto di giornate nelle quali il giorno più occupato è quasi sempre “domani”.

La definiscono “santa” ma è tutta popolata di gente guasta: Pilato, Erode, Caifa. Pietro, Giuda, Giacomo. Il centurione, i soldati, i becchini. Processi, processioni, procedimenti. Le vicende sono rubinetti dalle guarnizioni guaste, fanno acqua dappertutto: truffe, baratti e bugie.

Agguati, manipolazioni, bestemmie. “Mi raccomando: sta alla larga dalle brutte compagnie” suggerirebbe, se solo potesse, la buona nonna al Gesù ch'è in procinto di entrare a Gerusalemme, donna-città drogata di distrazione. Santa.

Disobbediente, Cristo entra in città: in quelle vicende guaste, in tutte quelle storiacce misere, nel marciume di cuori ormai affittati dal Male. A Gerusalemme come a Padova, dritto nella mia storia che è la somma di snervanti sequenze di settimane che di santo han poco-nulla.

Entra proprio perchè è in fase terminale, per cercare di riparare i guasti, di riaggiustare le vicende, di sistemare la luce e illuminare a giorno il buio. Di tutta la settimana, tre saranno le giornate decisive: il giovedì, il venerdì, il sabato. Tre giornate santissime, tre grandi rievocazioni di una storia ch'è quotidiana: la passione, la morte, la risurrezione.

Tre giorni, che sono i tre giorni più delicati, le settantadue ore nelle quali la vita e la morte se le danno di santa-ragione: “La prognosi rimane riservata – recitano i bollettini degli ospedali per i pazienti ad alto rischio -, decisive saranno le prossime 72 ore”. E' il Vangelo: ancora settantadue ore d'attesa prima di dire “abbiamo perso”, prima di dire che abbiamo perso tutto. Prima di gettare una storia nella spazzatura.

C'è un filo d'oro nascosto in ogni storia: occorrono occhi disposti a vederlo, a credere in quel che vedono. In tanti si divertono a scrivere la propria biografia: sono convinti d'avere vissuto fatti degni di essere raccontati. Tantissimi, invece, non ci pensano affatto: “La mia vita è tutta un disastro. A chi vuoi che interessi una storia così banale?”

E' il dubbio di Pietro con le lacrime agli occhi, di Giuda con la lingua gonfia, del ladrone con la morte in faccia: il mio più grande dubbio. Ecco la santità di una settimana che più misera e insulsa non esiste. La materia d'interesse non è ciò che abbiamo fatto, firmato: è l'annuncio che dentro questa storia insignificante Dio ha camminato con me, assieme a noi. Per sgomitolare il filo d'oro ch'è nascosto in ognuno di noi. “Santa”, dunque, perchè densissima di ironia: più insulsi ci sembriamo, più siamo certi che Dio cammina accanto a noi.

Ragionare così è insultare il buon-senso: per questo lo crocifiggeranno. E, illusi d'aver vinto, s'accorgeranno che a ragionare così c'è tutto da guadagnarci.
 

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