Donazzan: «Libro sulle foibe a scuola» Lo stop dei presidi

L’assessore regionale lo ha presentato ieri a Treviso I professori replicano: «Per legge non può imporcelo» 

TREVISO. «Eventuale ostruzionismo da parte di qualche dirigente scolastico nel ricevere questo libro? Non possono. C’è una legge dello Stato da rispettare e i dirigenti scolastici sono rappresentanti dello Stato». E quindi, il libro sulle foibe visto “da destra”, le scuole non potranno rifiutarsi di riceverlo. A parlare è l’assessore regionale alle Politiche dell’Istruzione Elena Donazzan. Ma l’assessore non fa i conti con il fatto che, la sacrosanta libertà di insegnamento, rende vano qualsiasi presunto “obbligo” da parte di scuole e professori di adottarlo. Si rischia di sprecare soldi pubblici per un’iniziativa controversa.

Ieri mattina in sala Arazzi a Ca’ Sugana, municipio di Treviso, la Donazzan ha presentato insieme al consigliere comunale Davide Visentin “Foiba Rossa, Norma Cossetto storia di un’italiana”, un libro a fumetti che racconta “il martirio di una ragazza di 23 anni violentata e infoibata dai partigiani comunisti di Tito”. Un libro che parla delle “indescrivibili violenze anti-italiane in Istria, che costarono la vita a oltre 10 mila italiani”. Un libro che la Donazzan, «già da marzo, spero dall’8 marzo» intende distribuire in tutte le scuole medie del Veneto, «due copie per ogni classe». Una presentazione fatta nella sala di rappresentanza del municipio, strategicamente assenti sindaco Conte e assessori, impegnati a poche sale di distanza in una giunta. Soprattutto l’intenzione di portare questo libro in tutte le scuole ha sollevato polemiche feroci, con l’associazione partigiani ed esponenti delle sinistre a gridare allo scandalo, tanto che ieri Ca’ Sugana era presidiata dalla Digos.


Donazzan a muso duro: «Chi rappresenta le istituzioni deve avere prima di tutto rispetto delle leggi vigenti. C’è una legge tardiva ma che esiste, del 2004, che istituisce il giorno del ricordo. E in quella legge c’è anche la previsione della diffusione della conoscenza del dramma degli esuli istriano giuliano e dalmati nelle scuole. In ottemperanza quindi a quella legge noi della Regione nel 2011 sottoscrivemmo un protocollo con la Federesuli e il ministero dell’Istruzione. Questo fumetto è quindi la concretizzazione di un disposto della legge e di un accordo che dice: nelle scuole “devono” andare storici ma anche testimoni di quella tragedia». Una vicenda, quella delle foibe, che secondo la Donazzan non è trattata come si deve nei libri di storia, una tragedia che molti insegnanti addirittura ignorerebbero a causa di una «revisione della storia» dovuta alle sinistre.

Cosa dicono i dirigenti scolastici? Spiega Claudio Baccarini, delegato dei presidi della Cgil: «Ogni scuola con il collegio docenti e il consiglio di istituto decide in autonomia quali libri usare. Su certi argomenti controversi una scuola, in autonomia, può organizzare un dibattito. Alcuni insegnanti di storia non sanno cosa sono le foibe? Non credo. Sta nella capacità di ogni scuola, l’affrontare i vari argomenti con le modalità che ritiene più opportune. Non può essere che qualcuno dall’esterno dica “come” si deve insegnare. La Regione ha la possibilità di fare delle iniziative. Ma certo nessuno può obbligare la scuola ad adottare meccanicamente un testo, nemmeno la Regione». —

A.Z.

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