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«Abolire il reddito di cittadinanza» Forza Italia lancia la raccolta firme

Obiettivo: spezzare l’asse gialloverde. Il simbolo berlusconiano torna in Regione con Zorzato e Conte

Filippo Tosatto
2 minuti di lettura



Forza Italia prova a scardinare l’acrobatica alleanza gialloverde e lo fa ricorrendo al grimaldello della piazza. Parte allora da Padova la raccolta di firme #BloccaloTu (corredata dal volto irridente del vicepremier Luigi Di Maio) che mira all’abolizione del reddito di cittadinanza: un simbolo di equità solidale nella visione dei 5 Stelle; un emblema di «spreco e assistenzialismo clientelare» secondo gli azzurri, che allestiranno banchetti in ogni città per «dare voce alla protesta dei cittadini che lavorano, pagano le tasse e sono stanchi di promesse disattese». Tant’è. Ringalluzziti dal successo in Abruzzo - «Laddove il centrodestra è unito, vince sbaragliando la sinistra e il M5S», gongola il deputato Davide Bendinelli, coordinatore veneto - i forzisti colgono l’occasione per resettare l’organigramma, agendo su due fronti.

L’hashtag bloccalotu

L’aula del consiglio regionale, anzitutto. Dove il simbolo berlusconiano - svanito dopo gli addii in successione di Massimiliano Barison, Elena Donazzan e Massimo Giorgetti - torna a fare capolino grazie a Marino Zorzato e Maurizio Conte, gli eterni duellanti di San Martino di Lupari, in verità non troppo in sintonia circa l’atteggiamento da assumere verso il governatore-pigliatutto Luca Zaia. «Saremo le sentinelle del territorio, dei tanti sindaci civici che sentiamo vicini, senza sconti né pregiudiziali. E vigileremo sul rispetto degli impegni elettorali assunti dall’amministrazione leghista che sembra non trovare sponda nel Governo “amico”», punge Zorzato; «Ci sentiamo parte di questa maggioranza politica, rappresenteremo le ragioni dei comuni e dell’impresa ma anche la volontà autonomista che non può essere appannaggio di un’unica parte», ribatte Conte, che sarà capogruppo. Dunque? «Distinguiamo tra livello locale e nazionale», chiosa il condottiero di lungo corso Marco Marin «con Zaia ci siamo parlati di recente, non abbiamo problemi, noi restiamo fedeli al programma politico del 4 marzo perciò non possiamo accettare le scelte governative di segno opposto: non solo reddito di cittadinanza, anche il decreto- dignità che nella nostra regione ha “bruciato” 85 mila contratti; per non parlare del veto alle grandi opere che blocca la crescita. Argomenti sui quali il governatore la pensa come noi, perciò alla Lega chiediamo coerenza: a Venezia la mano destra non ignori ciò che la sinistra sta facendo a Roma». Nel frattempo, dopo un letargo pluriennale che ha ridotto al lumicino la presenza del partito, si procede a un restyling degli assetti dirigenti.

l’orgoglio azzurro

Così i parlamentari Piergiorgio Cortelazzo e Dario Bond diventano vicesegretari, delegati rispettivamente ai rapporti con le altre forze politiche e all’organizzazione; Francesca Zaccariotto curerà gli enti locali, Michele Zuin è il tesoriere, la senatrice Roberta Toffanin e il sindaco di Arquà Petrarca, Luca Callegaro, rafforzeranno il team. C’è voglia di rialzare la testa, sì, e i lampi di orgoglio non mancano: «Quando Forza Italia viaggiava al 30% e la Lega galleggiava al 4, noi non abbiamo mai ridotto il rapporto politico ad una conta, chiediamo analogo rispetto» (Bond); «Le chiacchiere volano, i fatti restano e in tema di efficienza ricordo ai distratti che se la piaga infinita della tangenziale di Mestre è stata sanata, lo si deve al Passante che noi abbiamo realizzato nel tempo più breve e tra mille ostacoli» (Cortelazzo); «Capolinea? È vero il contrario: la nostra attrattività cresce perché, nel cuore del Nordest, la politica economica recessiva induce liberali e riformisti a guardare nuovamente a noi» (Bendinelli).

quel doppio binario

Tiepide, al momento, le reazioni sul versante leghista. Ma è sintomatico il commento al voto abruzzese di Nicola Finco: «Ci stiamo radicando in tutto il Paese grazie alla logica della legalità, alla buona amministrazione e alla capacità di Matteo Salvini di affrontare i problemi mettendo al primo posto gli italiani e tutti coloro che vivono davvero nel bisogno», afferma il capogruppo regionale «quello che ci differenzia dagli altri è la nostra identità di movimento del popolo e del territorio, che vive le piazze e ascolta i bisogni dei cittadini, riuscendo a trasformali in atti concreti». Una rivendicazione di diversità che conferma l’opzione del “doppio binario”, escludendo accordi totalizzanti con i partner reputati, tutt’al più, utili compagni di strada. —



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