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Quanta bella monnezza! Il sindacalista attacca le ecomafie

Business dei rifiuti, un affare pericoloso. Le minacce, i tentativi di corruzione, l'assenza di controlli, le connivenze dei sedicenti contropoteri: un pamphlet che fa rumore

VENEZIA. “Quanta bella monnezza!” più che un libro sui rifiuti è una denuncia sul mondo che attorno ai rifiuti ha costruito e costruisce fortune e carriere in questa provincia. Un racconto duro che farà sobbalzare sulla sedia più di qualcuno.



L’ha scritto Salvatore Livorno, un sindacalista, prima della Cgil e oggi della Uil, in prima linea nel difendere gli ultimi tra gli ultimi, i lavoratori della monnezza. Racconta la galleria di personaggi e situazioni che ha incontrato e ne è uscito uno spaccato che non coincide con il “modello Veneto” della gestione dei rifiuti sbandierato in questi anni. Tutt'altro.

Leggendo il libro viene da pensare che se tu avessi accettato tutti i tentativi di corromperti con buste di denaro avresti risolto i tuoi problemi economici per un bel po'. Ma nel mondo dei rifiuti è così importante avere dei sindacalisti compiacenti?

E’ un mondo in cui i sindacalisti possono essere funzionali. Non è corretto guardare solo a chi sta dall’altra parte del tavolo, i “padroni”, pubblici o privati che siano. Il problema è anche del sindacato o meglio dei sindacalisti. Stando alla superficie, non entrando nei punti nevralgici gli accordi li fai e lasci inalterato il sistema.

Oltre ad offerte di denaro nel tuo mestiere hai ricevuto cose più pesanti: una busta con un proiettile, il danneggiamento della macchina. Episodi accaduti mentre stavi seguendo dure vertenze con la De Vizia, società di Avellino che fino all’anno scorso gestiva i rifiuti in molti comuni del Veneto ed in particolare della bassa padovana. E’ anche un mondo pericoloso?

Può essere pericoloso, ma le minacce materiali sono un fatto visibile. C’è l’imprenditore privato che può avere metodi, diciamo, spicci. Mi ricordo il caso di un imprenditore che aveva una ditta di materiali ferrosi, aveva degli operai magrebini che separavano a mano i rifiuti. Nel capannone c’erano molti topi e lui risolveva il problema con un fucile ad aria compressa, solo che alle volte non colpiva i topi… si, c’è anche molto far west in quel mondo. Attenzione, non sono tutti così. Le imprese grandi che sono spesso impastate con la politica hanno altre modalità. Meno spicce, ma non per questo meno dure.

Questi episodi non possono che far venire in mente la mafia che con il mondo dei rifiuti ha un’attrazione particolare. L’hai incontrata? Venendo da Napoli hai più capacità di altri di leggere alcuni segnali

Nell’hinterland napoletano dove ho vissuto i primi 25 anni della mia vita, era tutto più chiaro, sapevi con chi avevi a che fare. Qui è tutto più subdolo. Tutto è apparentemente a posto. C’è un esempio che uso per rendere l’idea: dalle mie parti parti tutti hanno fatto quello che hanno voluto senza il piano regolatore, qui tutti hanno fatto quello che hanno voluto con il piano regolatore. Un apparente rispetto delle regole e se vai a scavare non c’è niente.



Nel libro scrivi: “nel tempo molte piccole e medie imprese hanno costituito la porta di accesso a quel tipo di criminalità che ha saputo fare il salto di classe cambiandosi d’abito per sembrare meno mostruosa, ma mantenendo inalterati i propri connotati più profondi". Questo è quello che hai visto?

Si, mi è capitato qualche volta di parlando con questi personaggi all’apparenza trasformati che quando vai a grattare la superfice viene fuori il pelo, la sostanza. Una volta ho partecipato ad un’iniziativa in un comune della provincia dove c’era uno di questi, responsabile di una chiacchierata società di rifiuti. Noi avevamo invitato il sindaco a parlare dei servizi pubblici. Uscendo fuori dalla sala per prendere una boccata d’aria sotto i portici della villa, il personaggio mi fa: “Ma alla tua età non hai ancora capito che con quel sindaco non c’è problema, è tutto a posto”. Il seguito dimostrò che aveva purtroppo ragione   

Ad un certo punto dici una cosa sul mondo delle società di servizi pubblici: “il mondo delle aziende pubbliche, nella mia esperienza, è una realtà fatta d’immagine, di apparenza, dove, dietro accordi di natura politica, dominano interessi clientelari che passano attraverso le assunzioni, gli appalti o affidamenti in deroga alle regole fatti spesso a cooperative di “amici degli amici” (…) mentre i politici si fanno finanziare, in maniera più o meno diretta, le loro campagne elettorali”. Un ritratto impietoso.

Purtroppo è il ritratto che ho ricavato dalla mia esperienza, perché quella che è la funzione di un bene comune gestiscono acqua gas e rifiuti. La cosa che ha inquinato tutto è ridurre i rifiuti ad un affare. Il problema non è fare un servizio pubblico alla collettività, ma ricavare un utile. La politica rispetto a queste aziende non ha nessuna incidenza. Non da indirizzi, ma ricava interessi economici nel senso che redistribuisce un po’ di soldi

Anche in forme “grigie”?

Anche. Che non vuol dire che siano necessariamente illegali. Basta vedere le varie manifestazioni, feste e festine che vengono sponsorizzate.

A propositi di politici, la lettura di questo libro farà saltare sulla sedia più di qualcuno. Le due volte che citi la conversazione con due politici, dirigenti della sinistra per segnalare dei problemi, entrambe ti rispondono “Livorno, fatti i fatti tuoi”. Una difesa dello status quo

Si, certo. Tieni anche presente che nella pubblica amministrazione non ci sono nemmeno più le competenze per dare indirizzi o controllare le aziende che gestiscono.

Nel libro a questo proposito fai, tra gli altri, un esempio molto concreto e inquietante, l’inceneritore di San Lazzaro: chi controlla cosa entra dentro l’impianto.

Già, chi controlla? A questo proposito nel libro ho citato una grande dirigente della società che gestisce l’inceneritore, pubblicata per altro sui giornali e mai smentita. Quando un compattatore arriva nell’impianto chi controlla la qualità dei rifiuti che sono dentro? Come diceva Lutero per ogni moneta che casca nella cassetta un’anima va in paradiso. Quando arriva il compattatore tutto finisce incenerito. Dopo i controlli li decide l’azienda. E quando li fa? Quando decide che è comodo farli. Questo vale per qualsiasi altri impianto, non solo per l’inceneritore di san Lazzaro.

Un’altra azienda che metti sotto i riflettori è la Sesa che ha sostituito al De Vizia in Veneto diventando una realtà rilevante. Di Sesa dici “un’azienda impeccabile, sotto tutti i punti di vista, ma in realtà, al di là dei controlli burocratici che riguardano soprattutto la documentazione che accompagna i rifiuti, nessuno controlla effettivamente ciò che viene scaricato dai tir”.

Il problema ripeto riguarda tutti gli impianti. Chi è che lì materialmente a verificare quello che viene conferito? Sesa oggi è un’azienda molto importante. Era un’aziendina che poteva occuparsi di Este oggi conta più di 500 dipendenti con un parco mezzi importante che tratta una quantità di rifiuti importante. Che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo impressionante. Non ho pregiudizi sugli impianti, sono necessari. Il problema sono le dimensioni e il reale controllo ed indirizzo da parte della politica.   

Perché hai scritto questo libro che sicuramente ti procurerà un bel po' di grattacapi?

Ho iniziato così senza pensare di pubblicare un libro, poi mettendo in fila le questioni mi sono accorto che veniva fuori un ritratto importante. I fatti sono tutti reali. Ci sono cose che fanno cadere le braccia: come è possibile dopo tanti anni che alcuni personaggi abbiano potuto continuare a fare affari in maniera indisturbata passando dai rifiuti ai profughi con l’incapacità dello Stato di fare il suo mestiere? Dobbiamo rassegnarci? L’unica cosa che possiamo fare è parlare e testimoniare.

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