Contenuto riservato agli abbonati

Fiumi di droga da Milano a Padova: l'asse strategico dei clan albanesi

Atlante criminale veneto, la filiera parte dalla 'ndrangheta. La strage di Mestre con l'eroina gialla dei nigeriani e le sostanze sintetiche che invadono il mercato

La quinta puntata del nostro Atlante criminale veneto è dedicata allo spaccio di stupefacenti: probabilmente, il business illegale tutt'ora più redditizio in assoluto.

Vai allo speciale multimediale, clicca qui

L'ASSE DELLA A4

Il Veneto crocevia dei traffici di droga da nord a sud, con l’asse Milano-Padova che spalanca le porte della regione al narcotraffico gestito dalla ’ndrangheta. Continuano a essere allarmanti i dati che riguardano la circolazione delle droghe nelle province venete, come preoccupanti sono gli indici di dipendenza degli adolescenti secondo i dati raccolti dai Sert.

Il contesto nazionale. L’Italia ricopre un ruolo centrale in questo scenario internazionale che è il traffico di droga. Per la sua posizione geografica costituisce il territorio ideale per il transito dei grossi carichi che provengono dalla rotta balcanica o dal Sud America.

Secondo la relazione presenta al Viminale lo scorso anno il mercato interno è controllato dalle grosse organizzazioni criminali. Si segnala, ancora una volta, il ruolo egemone della ’ndrangheta calabrese nella commercializzazione della cocaina dal Sud America, il tutto grazie alle sue articolazioni radicate proprio nelle regioni dell’Italia settentrionale. Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto su tutte.

Si confermano poi le saldature tra Cosa nostra palermitana e la Camorra per l’approvvigionamento di hashish e cocaina. La criminalità organizzata pugliese, invece, è operativa nella commercializzazione di marijuana e cocaina importate dall’Albania, rifornite anche grazie a collaudate saldature proprio con gli albanesi.

Gli analisti del Viminale segnalano anche il consolidamento delle reti albanesi nel traffico della marijuana coltivata in Albania, dell’eroina immessa dall’Afghanistan sulla rotta balcanica e della cocaina dall’Olanda.

Padova e il Veneto.I clan albanesi, attualmente, hanno quasi il monopolio nel mercato della droga a Padova e in Veneto. Ed è una novità in un territorio in cui per lungo tempo ha spadroneggiato un’organizzazione “locale” come la Mala del Brenta. Gli albanesi riescono a movimentare chili di roba ogni settimana. È un trend nazionale che trova conferme anche a Nordest.

Da inizio 2014 a oggi sia la polizia che i carabinieri hanno scoperto oltre una trentina di appartamenti che venivano utilizzati per raffinare e confezionare i panetti di eroina e cocaina. Sono segnali ben precisi perché significa che le organizzazioni hanno messo radici in Veneto. I motivi per cui a Padova questo mercato nero è più fiorente sono molteplici. Innanzitutto è una città universitaria in cui gravitano circa 60 mila studenti.

A livello territoriale è collocata esattamente al centro della regione e in asse perfetto con Milano. Poi c’è la stazione, snodo viario del Nordest. «Arrivano a Padova in treno, fanno rifornimento e poi se ne vanno» confida un investigatore.

Il sistema. Quella albanese è la criminalità che più è riuscita ad evolversi negli anni. Gli albanesi sono praticamente spariti dalla strada perché sono saliti di livello. Importano solo grossi carichi, comprano la droga a chili e la smerciano ai cosiddetti “collettori” di spacciatori: figure intermedie che coordinano chi poi va materialmente sulla strada a vendere le varie dosi.

Le bande sono divise per etnie ma fino ad ora non ci sono stati scontri per il controllo del territorio. Al momento non c’è interesse a ingaggiare faide: servirebbe soltanto a far aumentare la presenza già massiccia di forze dell’ordine.

Il Veneto è una regione appetibile anche per la presenza del porto di Venezia, come del resto punti di approdo importanti in Italia sono anche Genova, La Spezia, Livorno. Il legame tra i clan della ’ndrangheta e i narcos sono documentati da tempo. L’operazione “Stammer” della Dda di Catanzaro, conclusa a gennaio 2017, ha dimostrato come le cosche siano state in grado di importare ben 8 mila chili di cocaina.

Dalla Colombia la droga viaggiava sulle navi verso l’Italia, nascosta dentro i container che trasportavano banane. «L’operazione conferma il rapporto privilegiato della ’ndrangheta con i narcos sudamericani e la grande capacità di gestire la vendita in molte regioni d’Italia» ha confermato Nicola Gratteri, capo della Dda di Catanzaro.

Dunque la filiera è la seguente: la droga arriva dal Sud America, viene acquistata dalle cosche, rivenduta poi ai clan albanesi che, a loro volta, la vendono nuovamente agli spacciatori “locali”. È di questi giorni il sequestro di un carico di 700 chili di cocaina a Vicenza: la droga era nascosta in un container di pelli spedito per errore a una ditta vicentina.

Il mercato.  Il mercato della droga, in questi ultimi anni, è cambiato radicalmente. La crisi economica e i controlli a ritmo battente da parte di polizia e carabinieri, hanno messo in seria difficoltà il sistema. La presenza costante di task force per il controllo del territorio ha reso molto più difficile lo spaccio. Mentre prima era un compito svolto da una sola persona, ora ne servono almeno tre: uno prende i contatti, un altro fa da vedetta, un terzo va a prendere la droga nel luogo in cui è stata nascosta. Sono cambiati anche i costi.

Per una dose di cocaina (1 grammo) servono 110 euro se si tratta di roba di qualità, 50 o 60 euro invece per le partite più scadenti. Crollo dei costi se invece si cerca eroina: una dose (1 grammo) costa 10, 15 o al massimo 20 euro. E questo è il motivo per cui spopola tra i giovani, che hanno cambiato anche e modalità di assunzione. La siringa è stata accantonata. Oggi l’eroina si fuma, meglio se in abbinata ad altre sostanze. Tornando ai prezzi, bastano dieci euro anche per una bustina di marijuana o per una barretta di hashish.

IL CASO MESTRE



L’occupazione militare di Mestre e l’eroina gialla dei nigeriani: La strage di tossicodipendenti che ha sconvolto il Veneto facendolo riprecipitare nel passato

La famigerata “eroina gialla” è arrivata a Mestre nella primavera dello scorso anno. Risalgono all’epoca i primi sequestri di eroina con un principio attivo elevato, il 50 per cento in più rispetto a quella che, fino ad allora, spacciavano i tunisini. È arrivata con un piccolo gruppo di pusher nigeriani.

In pochi mesi ha trasformato Mestre nel principale mercato di questa sostanza a Nordest. Pochi mesi e i nigeriani hanno occupato militarmente alcune zone di Mestre, in particolare via Monte San Michele. Senza nessun scontro i tunisini, che da anni controllavano il mercato locale, battono in ritirata. Venti euro a dose per la migliore eroina sul mercato e qui arrivano, come mosche, ad acquistarla da mezza Italia del nord. In poche settimane inizia una strage di tossicodipendenti, Si tratta di persone incapaci di gestire sostanza con principio attivo elevato e tagliata con un farmaco, il Metorfano.

Dal marzo del 2017 a inizio ottobre del 2018 sono morte per overdose da “eroina gialla” 20 persone. Nel luglio di quest’anno la Squadra Mobile di Venezia e il Servizio centrale operativo (Sco) della polizia smantellano il gruppo di nigeriani ed esegue 35 delle 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal Gip di Venezia. Il gruppo deve rispondere di 11 delle 20 morti.

I pusher nigeriani e l’eroina gialla si affermano a Mestre, perché qui, come hanno accertato gli investigatori dello Sco, fin dal 2015, sono presenti parecchi appartenenti alla «The Supreme Eiye Confraternity» (la confraternita dell’aquila).

La confraternita è il collante che serve a tenere insieme il gruppo di spacciatori e farli “lavorare” secondo le direttive dei capi. Gran parte degli spacciatori arrestati fanno parte di questa setta esoterica. Una confraternita strutturata in articolazioni nazionali, le cosiddette Aviary (voliere), suddivise in sezioni provinciali chiamate Nest (nido). Chi si rifiuta di entrare a farne parte viene pestato a sangue. Segno distintivo un basco di colore blu e si muovono in gruppi che sono sempre di quattro persone.

Per lo Sco con questo esercito a disposizione, facile da rigenerare con arrivi di nuovi pusher quando i “soldati” vengono arrestati - praticamente infinita la disponibilità di giovani pronti a partire dalla Nigeria per venire in Europa a spacciare -, l’”eroina gialla” sconvolge le regole di mercato.

La “gialla” come il 90 per cento dell’eroina che arriva in Europa proviene dall’Afghanistan via Turchia, In questo paese prende direzioni diverse a seconda di chi la tratta. I nigeriani che la fanno transitare in Africa la stoccano in Olanda, dove la droga arriva in gran parte con corrieri ingoiatori che poi, via Francia, arriva da noi. Gli albanesi che trafficano eroina usano come base il loro paese. Sulla piazza poi riforniscono i tunisini. Di recente è diventato un paese di transito dell’eroina anche l’Egitto, mentre in Italia lo Sci registra sequestri di “eroina gialla” a Milano, Firenze e Perugia.

FUTURO SINTETICO
 



Secondo la Relazione europea sulla droga 2018, realizzata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, “quest’anno, per un’ampia gamma di sostanze, stiamo assistendo ad alcuni preoccupanti segnali di aumento dei livelli di produzione di droga in Europa, più vicina ai mercati di consumo. I progressi tecnologici ne facilitano lo sviluppo, collegando inoltre i produttori e i consumatori europei di droga ai mercati mondiali tramite il web di superficie e la rete oscura”, il cosidetto drak web.

La vendita di stupefacenti su Internet - si legge nel dossier - rappresenta un altro buon esempio di come il cambiamento possa avvenire rapidamente, comportando sfide per i modelli di politica e di risposta esistenti e per la farmacovigilanza: “Una recente relazione congiunta EMCDDA-Europol ha analizzato il ruolo dei fornitori e dei consumatori europei in questo mercato globale. Si stima che i fornitori dell’UE siano responsabili di quasi la metà delle vendite di droga nella «darknet» (rete oscura) effettuate tra il 2011 e il 2015”.

Mix pericolosi. La comparsa in Europa di oppiacei sintetici e di cannabinoidi sintetici correlati a decessi e intossicazioni acute ha portato alla valutazione da parte dell’EMCDDA di un numero senza precedenti di sostanze per quanto riguarda i rischi per la salute pubblica.

Nel 2017 sono stati studiati cinque derivati del fentanil. Queste sostanze erano disponibili in un certo numero di nuove forme, inclusi gli spray nasali. Talora si trovavano anche mescolate con altri stupefacenti, come eroina, cocaina o medicinali contraffatti, con la conseguenza che spesso i consumatori non erano consapevoli di consumare la sostanza.

«Le sostanze sono facili da trasportare e da nascondere; sovente piccoli quantitativi rappresentano molte centinaia di migliaia di potenziali dosi vendute in strada. Dal punto di vista sanitario, si aggiungono al peso già considerevole attribuito ai decessi da altri».

GIOVANI E DROGATE

Domanda e offerta, come bastone e carota. Un circuito chiuso che si autoalimenta, anche nel mercato della droga. E così, nel Veneto dove si incrociano la rotta balcanica verso i Paesi del Nord Europa a firma albanese e i traffici gestiti da ’Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra il consumo di stupefacenti dilaga. Si diffonde più che in passato tra i giovanissimi e fa breccia nelle ragazze. Gli spinelli sono quasi un must, ormai. Di marijuana a hashish ne girano quantità enormi.

Ma oggi quello che emerge dai dati dei Servizi per le Dipendenze delle Aziende sanitarie di tutta la Regione Veneto è l’incremento - preoccupante neanche a dirlo - del consumo di cocaina ed eroina da parte degli adolescenti, fra i quali spicca una quota crescente di ragazze.

Un consumo agevolato dal fatto che la “piazza” è letteralmente inondata da queste sostanze il cui prezzo, vedi in particolare quello dell’eroina, è ai minimi storici, se è vero che bastano dai dieci ai venti euro per garantirsi una dose dallo spacciatore dietro l’angolo della strada.

Il quadro. Se fino agli Novanta l’accesso ai Serd era quasi esclusivamente di persone adulte che assumevano eroina per via endovenosa e alcolisti, il quadro è andato progressivamente cambiando. Già dai primi anni Duemila ai Serd hanno iniziato a presentarsi utenti più giovani, anche minorenni. E non solo perché fumano marijuana o hashish.

Un numero sempre crescente di adolescenti arriva al Serd perché si fa di eroina, non più iniettandosela in vena, ma fumandola. Una modalità, concordano gli addetti ai lavori, che dà un’immagine meno da tossicodipendente, ma altrettanto problematica. Inoltre gli stupefacenti, di qualsiasi tipo, vengono spesso assunti insieme all’alcol, in mix micidiali per la salute. Dal 2012 al 2017 gli accessi ai Serd in Veneto hanno registrato un’impennata: sono più che raddoppiati (+53%).

Le tendenze. Oltre all’eroina, in sensibile aumento è anche la diffusione della cocaina e delle cosiddette “droghe ricreazionali”, definizione che raggruppa sostanze molto diverse tra loro, ma accomunate da modelli prevalenti di consumo che eleggono come scenario privilegiato discoteche, rave e situazioni simili, spesso caratterizzati dalla dilatazione degli orari di ritrovo così da durare anche oltre la notte stessa.

L’elenco di queste sostanze comprende Ecstasy, o Mdma, Rohypnol (Flunitrazepam), Ghb e Ketamina. E poi c’è l’abuso di alcol associato all’assunzione di psicofarmaci. Un’analisi più in profondità delle dinamiche fra i giovani, delinea poi una tendenza al consumo di una o più sostanze in relazione al luogo e alla situazione.

Una sostanze per ogni occasione, si direbbe: si fuma lo spinello di marijuana anche come “vizio” quotidiano, nel fine settimana si passa all’eroina o alla cocaina a seconda del bisogno, se lo scopo sia disinibirsi, socializzare, sballarsi.

Vecchi e nuovi mercati. L’osservatorio dei Servizi sociali della Regione rileva un mercato in evoluzione: allo spaccio di strada si è affiancato quello che sfrutta i canali online, che assicurano maggiore facilità di accesso ai più giovani. E si sono modificate anche le tecniche di “marketing”, che spesso fanno leva sull’immissione in piccole nicchie di mercato di nuove sostanze sintetiche, alcune molto pericolose tanto che a livello nazionale è attivo un sistema di allerta dell’Istituto Superiore di Sanità che aggiorna i Servizi sociali e quindi i Serd sulle nuove molecole e i rischi loro connessi.

I laboratori di tossicologia hanno accertato percentuali di principio attivo molto più alto rispetto al passato in alcuni tipi di cannabis, così come periodicamente “sbarcano” nelle piazze partite di eroina più pura che causa decessi per overdose.

I Serd. Il sistema delle Dipendenze del Veneto si articola in 9 Dipartimenti organizzati con 38 Serd, tre comunità terapeutiche pubbliche, trenta enti ausiliari con oltre sessanta sedi operative, oltre 600 gruppi di auto-aiuto e una sessantina di associazioni di volontariato.

«La Regione Veneto» sottolinea la responsabile dei Servizi sociali Maria Carla Midena, «sta implementando alcune azioni ritenute prioritarie, come garantire un’informazione e un’educazione alla popolazione giovanile per prevenire i danni da stupefacenti, favorire la presa in carico più precoce possibile aggiornando la tradizionale operatività dei Serd, individuando strategie per coinvolgere i minori e le loro famiglie e favorendo iniziative di sostegno e di reinserimento sociale».


GEOVERDOSE



GeOverdose.it è un sistema informatico geografico (GIS), interfacciato ad un sito internet, in grado di visualizzare su di una mappa dell'Italia i decessi per overdose e gli altri eventi acuti mortali (o a rischio di morte) correlati all'assunzione di droghe ed alcol, utilizzando le coordinate geografiche normalmente utilizzate dai sistemi satellitari di geolocalizzazione.

L’idea di base del sistema è quella di rappresentare la mortalità acuta per droghe su una cartina dell’Italia, in maniera continuamente aggiornata ed in tempo reale. La scelta della realizzazione di un sito web risponde alla volontà precisa di mettere questa risorsa a disposizione di tutti gli utenti della rete: operatori del settore e dei servizi di emergenza, giornalisti, epidemiologi, amministratori, funzionari, forze dell’ordine e anche comuni cittadini interessati.

Questo progetto è collegato a NeverDose, un app sperimentale pensata con l'obbiettivo di offrire una protezione rispetto al maggior fattore di rischio per overdose letale, ovvero assumere droghe pesanti da soli.
In base al monitoraggio effettuato, la stragrande maggioranza delle persone decedute era da sola al momento del consumo: NeverDose offre un'opportunità di sopravvivenza in più in questa situazione.


LE PUNTATE PRECEDENTI

Chi comanda davvero

Linee ad Alta Voracità

Morra: attenti ai colletti bianchi

Don Ciotti: rischio Emilia

Vai allo speciale multimediale