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Festa referendaria senza autonomia Stefani e Salvini in pressing su Conte

Il ministro: «Io sono pronta, l’intesa fa parte del contratto di governo». Il leader leghista: presto il sì del consiglio dei ministri

Filippo Tosatto
2 minuti di lettura

venezia

È una festa senza il regalo infiocchettato quella allestita a Venezia un anno dopo il travolgente sì referendario. A dispetto dell’ottimismo esibito a più riprese da Luca Zaia, la sospirata intesa sull’autonomia del Veneto fatica a sfondare la resistenza opposto dai grand commis ministeriali e le perplessità di parte della delegazione governativa a 5 Stelle. Occhi puntati allora su Erika Stefani, la bionda leghista di Trissino catapultata al timone del ministero degli Affari regionali e delle Autonomie con una mission che non ammette fallimenti: «Io sono pronta, ora conta solo il rispetto del contratto di governo», esordisce al fianco del governatore, tra i carabinieri in alta uniforme schierati nel salone di Palazzo Balbi «il regionalismo differenziato è un percorso partito dalla gente, è un passaggio storico, una strada a senso unico e non si può tornare indietro».



Nel concreto, la bozza dell’accordo raggiunto tra ministro e Regione prevede di estendere progressivamente le competenze della Regione su 23 materie (la totalità di quelle incluse nel titolo V della Costituzione) con «ampiezza massima» riservata ad istruzione, lavoro, salute, alimentazione, protezione civile. «Ai tavoli tecnici trilaterali, alcuni ministri hanno richiesto approfondimenti, dichiarandosi poi favorevoli, altri devono ancora pronunciarsi, sono in attesa che sciolgano le riserve oppure che sollevino apertamente dei dubbi: sono certa di poterli fugare rispondendo a tutte le domande del caso». L’allusione corre ai partner del M5S, da Giulia Grillo (Salute) a Barbara Lezzi (Sud) – «La vedrò domani per assicurarle che il Nord non vuole scappare con la cassa...» – fino a Marco Bussetti (Istruzione) che esige chiarezza sul futuro del personale scolastico. Non bastasse, il board tecnico dell’Economia fa sapere che non darà il via libera prima di aver pattuito ogni virgola del capitolo tributario.



«Mi rassicurano le parole espresse da vari esponenti pentastellati dopo che Matteo Salvini ed io abbiamo chiesto un’accelerata», getta acqua sul fuoco lei «la Lega non ha alcuna intenzione di aumentare i divari, al contrario vogliamo che ciò che funziona bene in Italia influenzi positivamente tutto il resto e che i sistemi virtuosi diventino una pratica comune. Il tentativo di omogeneizzare tutto mortificando la pluralità dei territori è fallito: squadra che perde si cambia, per questo oggi siamo qui».



Evocato, il leader del Carroccio batte un colpo dal Viminale: «Ho sentito Zaia stamani e sentirò Fontana, conto che in uno dei prossimi consigli dei ministri arrivi il provvedimento attuativo sull’autonomia del Veneto, della Lombardia sicuramente e mi auguro anche dell’Emilia-Romagna. È un passo avanti nel nome dell’efficienza, del risparmio, della trasparenza, del taglio agli sprechi, del merito, della politica a km zero»; «Circa le materie su cui le Regioni chiedono maggiori competenze, mi risulta che Venezia e Milano hanno presentato dossier con obiettivi diversi, il Governo li valuterà, l’importante è che si parta e si posi la prima pietra».



n verità, Erika Stefani conta sul sostegno e la mediazione di Conte: «Il 2 ottobre ho trasmesso la bozza d’intesa al presidente del consiglio che, tra l’altro, è uomo di grandissimo spessore, anche giuridico. Ha una piena cognizione di quella che può essere la portata della riforma e conosce quali sono le nostre istanze: ne abbiamo parlato anche in consiglio dei ministri in modo assolutamente sereno e collaborativo». Domanda fatidica: è realistica l’ambizione zaiana di trattenere sul territorio i 9/10 “altoatesini” del gettito proveniente da Iva e Irpef? «La compartecipazione ai tributi è un punto d’arrivo, conseguente alle maggiori competenze riconosciute: il governatore ha chiesto il massimo ventaglio possibile di materie, se le otterrà allora questa percentuale, calcolata sulla spesa storica, si rivelerà plausibile».



Tant’è. Dopo un “focus” con l’assessore Gianpaolo Bottacin dedicato alle aspirazioni autonomiste della provincia bellunese, il ministro si congeda promettendo ogni sforzo per tagliare finalmente il traguardo: «Avverto una pressione fortissima, c’è grande aspettativa. I tempi? Non dipendono soltanto da me, forse qualche settimana, spero prima, io vorrei firmare oggi, domani. Però ce la faremo e questa è una promessa». –



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