Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

«Dalle medie alla laurea in Italia ma resto legato alle mie origini»

L’INTERVISTA«Appena arrivato dalla Cina, a undici anni, ho frequentato le scuole medie in Italia. Poi ho fatto il liceo e mi sono laureato in Economia e commercio». Si fa chiamare Francesco Hu, e non...

L’INTERVISTA

«Appena arrivato dalla Cina, a undici anni, ho frequentato le scuole medie in Italia. Poi ho fatto il liceo e mi sono laureato in Economia e commercio». Si fa chiamare Francesco Hu, e non c’è verso di fargli dire il suo vero nome cinese. Ha trent’anni e due figlie piccole, ma con le idee molto chiare. «Le bambine sono nate qui in Italia, hanno acquisito le abitudini italiane, vanno a scuola qui». Francesco Hu è direttore e manager di sala dei quattro ristoranti aperti dal padre M ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

L’INTERVISTA

«Appena arrivato dalla Cina, a undici anni, ho frequentato le scuole medie in Italia. Poi ho fatto il liceo e mi sono laureato in Economia e commercio». Si fa chiamare Francesco Hu, e non c’è verso di fargli dire il suo vero nome cinese. Ha trent’anni e due figlie piccole, ma con le idee molto chiare. «Le bambine sono nate qui in Italia, hanno acquisito le abitudini italiane, vanno a scuola qui». Francesco Hu è direttore e manager di sala dei quattro ristoranti aperti dal padre Marco Hu: gli enormi Wok Marco che si trovano a Due Carrare, una sala gigante da 600 posti, e a Cadoneghe, 300 posti, e poi a Preganziol e a Marcon.

È vero che i cinesi di seconda generazione hanno meno predisposizione al sacrificio dei loro genitori?

«Direi proprio di no. Io lavoro nei ristoranti di mio padre a tempo pieno da quando ho compiuto quindici anni, attualmente lavoro almeno dieci ore al giorno, ma nei picchi lavorativi, d’inverno e durante le vacanze di Natale o nelle emergenze, raggiungo anche le quattordici ore al giorno, con sacrificio e molta fatica, come ho fatto anche mentre studiavo. Certo, mio padre è stato bravo ad aprire i ristoranti, ma io sono bravo a farli funzionare».

I cinesi hanno risentito meno della crisi economica rispetto ai lavoratori veneti e italiani, le risulta?

«Direi invece che negli ultimi anni anche noi cinesi risentiamo parecchio della crisi. La manodopera cinese è diventata molto più costosa, e nei laboratori dei miei connazionali il lavoro e le commesse sono molto diminuiti. Ho sentito di tanti connazionali che stanno ritornando o ritorneranno entro la fine dell’anno in Cina, perché qui non c’è più lavoro per loro».

Ha mantenuto i legami con i parenti, con la madrepatria?

«Certo, io sì, e appena posso vado a trovare i miei nonni, anche se il viaggio è molto costoso. Sono molto legato alla Cina. Mio fratello più piccolo invece è nato qui in Italia, ha solo amici italiani, parla esclusivamente italiano, ama gli spaghetti e non mangia nessun cibo cinese. Niente involtini, non li vuole neanche vedere. È il cruccio di mio padre. Lo dice ridendo, ma viene il sospetto che sia vero». —

E.d.F.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI