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Vicenza, presidio permanente delle mamme No-Pfas

Sit-in davanti alla Procura, continuerà fino al 28 agosto: sostegno alle indagini e richiesta di chiudere la Miteni  

VICENZA. Cinque giorni ininterrotti davanti alla Procura di Vicenza con un unico obiettivo: far chiudere l’azienda Miteni di Trissino, considerata tra le principali cause della contaminazione da Pfas del Basso Veneto. E’ cominciato questa mattina il presidio permanente delle Mamme No Pfas – realtà che raccoglie anche numerosi aderenti da Montagnana – e di altri movimenti No Pfas del territorio padovano, vicentino e veronese.

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VICENZA. Cinque giorni ininterrotti davanti alla Procura di Vicenza con un unico obiettivo: far chiudere l’azienda Miteni di Trissino, considerata tra le principali cause della contaminazione da Pfas del Basso Veneto. E’ cominciato questa mattina il presidio permanente delle Mamme No Pfas – realtà che raccoglie anche numerosi aderenti da Montagnana – e di altri movimenti No Pfas del territorio padovano, vicentino e veronese.

I manifestanti rimarranno lì notte e giorno fino al 28 agosto. «Saremo nel piazzale all’ingresso della Procura per manifestare il nostro sostegno alle indagini, ma anche e soprattutto per chiedere a gran voce che la decisione di chiudere l’azienda Miteni venga finalmente presa, senza indugi e senza paura» spiegano le Mamme No Pfas.

«Le istituzioni hanno, a volte, bisogno di una scossa. Comune di Trissino, Provincia di Vicenza, Regione Veneto e Governo sono gli attori principali in questa vicenda di disastro ambientale, che ha avuto e avrà conseguenze devastanti nel lungo periodo sulla salute dei cittadini coinvolti e sul territorio. Gli enti preposti ad occuparsi di sanità, ambiente e giustizia possono e devono agire subito!».

Le Mamme No Pfas chiedono inoltre «le dimissioni di tutti i responsabili che nulla hanno fatto per bloccare questa colossale e vergognosa vicenda e che fino ad oggi non hanno voluto vedere e sentire, autorizzando Miteni a contaminare acqua, aria, territorio e persone, ignorando completamente il principio di precauzione, senza attuare efficaci controlli sull’ambiente, sui dipendenti dell’azienda e su tutta la popolazione coinvolta». E ancora, nei cinque giorni di sit-in permanente saranno portate avanti le richieste di bonifica del sito Trissino e di risarcimento dei danni provocati, «poiché non sia, ancora una volta, la collettività tutta costretta a pagare il prezzo di chi non ha platealmente fatto il proprio dovere».