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Nazionalizzazione Autostrade, Salvini a metà fra Da Re e Zaia: «Sì al pubblico e al privato»

Il ministro dell’Interno in una intervista a Radio Rtl parla di concessioni senza dare l’idea di scegliere fra chi vuole nazionalizzare e chi invece no

VENEZIA. Sveglia col botto ieri mattina. Il ministro dell’Interno Salvini, raggiunto in casa da Radio Rtl mentre prepara la colazione alla figlia, non le manda a dire: «Abbiamo scoperto che sul viadotto di Genova fino al giorno del disastro le ambulanze pagavano il pedaggio per andare a salvare vite umane. Mi domando cos’abbia in testa certa gente, che l’anno scorso ha incassato tre miliardi e mezzo di euro dai pedaggi in Italia. Le concessioni autostradali, non solo di Autostrade, fatte dai ...

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VENEZIA. Sveglia col botto ieri mattina. Il ministro dell’Interno Salvini, raggiunto in casa da Radio Rtl mentre prepara la colazione alla figlia, non le manda a dire: «Abbiamo scoperto che sul viadotto di Genova fino al giorno del disastro le ambulanze pagavano il pedaggio per andare a salvare vite umane. Mi domando cos’abbia in testa certa gente, che l’anno scorso ha incassato tre miliardi e mezzo di euro dai pedaggi in Italia. Le concessioni autostradali, non solo di Autostrade, fatte dai governi precedenti, sono state un grosso vantaggio per i privati e hanno rappresentato un limitato vantaggio per gli italiani. Quindi rivalutare tutte queste concessioni, non solo stradali, nel rapporto costi-benefici, è necessario».

Il ministro intende che la linea del governo è nazionalizzare defenestrando i privati? Non esattamente. «Non sono un ultrà del tutto pubblico o tutto privato», precisa più avanti Salvini nella torrenziale intervista. «Può esserci anche una compresenza di pubblico e privato, ci sono altre autostrade che sono gestite da un sistema misto con buoni risultati; la cosa certa è che in Italia devono ridurre i pedaggi che sono tra i più cari in Europa. Io non sono per nazionalizzare ma per un sano rapporto pubblico-privato, per una competizione a chi fa meglio. Ma il pubblico deve avere il controllo». E come dovrebbe avvenire questa competizione? Vai a saperlo. Pare un colpo al cerchio e uno alla botte. Una linea a metà tra quello che sostenevano ieri e l’altro ieri il presidente Luca Zaia («nazionalizzare le autostrade sarebbe un suicido con queste leggi e questa burocrazia») e il segretario della Lega Veneta Toni Da Re («non la penso come Zaia, non sempre il privato funziona bene ma sempre privato vuol dire profitto, io nazionalizzerei senza esitazione»). Con il piccolo problema che le due linee sono contraddittorie.

Quel che è certo è che Da Re non si sente smentito dal suo segretario nazionale. «Salvini ha in mente esempi tipo le autostrade venete», dice Da Re, «un mix tra pubblico e privato. Io parlo di Benetton, delle autostrade nazionali. Oggi Atlantia dice che potrebbero esserci danni agli azionisti derivanti da affermazioni fatte dopo il disastro: ma al danno d’immagine del nostro Paese, alla colossale figura di m… fatta dall’Italia, questi non pensano?». «Io non ho ancora visto un arresto e non me lo spiego», continua Toni da Re. «La gestione Benetton delle autostrade incassa 1 euro di guadagno netto ogni 4 pagati dagli automobilisti. Abbiamo capito che gli azionisti di Atlantia sono preoccupati, anch’io lo sarei al posto loro: un guadagno così non riuscirebbero a trovarlo in nessun’altra parte del mondo. Se poi abbandonano e magari arrivano fondi cinesi, la musica non cambierà, perché anche quelli vorranno sempre i soldi. Si deve andare avanti così?». —