Riassetto delle fondazioni si testa il modello federale

Allo studio piattaforme integrate per gestire i patrimoni e tagliare i costi Cariverona sperimenta nelle Marche pronta a esportare lo schema a Nordest

VERONA. Le Fondazioni del Centro Italia hanno deciso di non far rimanere “lettera morta” le linee guida espresse dal Congresso Acri del 7-8 giugno scorso; e, proprio dalle Marche, colpite da un duplice sisma, geologico e finanziario, potrebbe prender vita un modello federale da esportare anche a Nordest, dove sopravvivono due piccole fondazioni (Monte di Pietà di Vicenza e Rovigo) e un ente in crisi: Cassamarca.

A Parma, due settimane fa, il presidente Acri Giuseppe Guzzetti ha rivolto alle associate un triplice monito: «Tutelate i patrimoni, i territori e le erogazioni» e un caldo invito ad «essere solidali», anche con forme di auto-tassazione delle fondazioni più forti nei confronti di quelle piccole o in crisi. Così il 14 giugno, a Perugia, è andato in scena un summit delle fondazioni di Marche, Umbria, Lazio (presenti anche CariVerona e CariModena) per provare già a declinare operativamente un modello applicabile anche in altre regioni d’Italia.


Il tema urgente è il riassetto dell’area marchigiana, post risoluzione delle banche e la crisi delle fondazioni collegate. E difatti, ieri ad Ancona, si è svolto un nuovo incontro che ha visto protagonista CariVerona nella sua road map di presentazione del bando «Valore Territori». Nel capoluogo marchigiano erano presenti sia il presidente Alessandro Mazzucco sia il direttore generale Giacomo Marino. La fondazione veronese, che ha tra i territori di competenza anche Ancona, ha confermato ieri «un’attenzione ampia» oltre i confini istituzionali previsti da statuto. E, se per ora le fusioni sembrano essere state accantonate, nell’attesa che i giuristi dipanino la matassa legale e fiscale (l’unica operazione in piedi, non a caso, è quella amichevole tra Cuneo e Bra, entrambi enti in salute) pare ben più praticabile la strada delle federazioni.

Il Centro, dunque, sperimenta - l’Emilia Romagna è già avanti nel piano federale di salvataggio di Cariferrara - ma il Nordest potrebbe seguire a ruota, importandone il modello.

In pratica: fondazioni grandi o medie di una macro-area, per il Veneto è il caso di CariVerona ma anche di Cariparo e perché no Venezia, si occupano dei casi problematici regionali e/o di altre aree in modo selettivo. L’idea operativa è: mettiamo in comune la gestione dei patrimoni e delle erogazioni con piattaforme integrate per provare a tagliare i costi, mantenendo, se possibile, almeno formalmente i campanili. Solo se è utile o necessario - naturalmente in tandem con la vigilanza del Tesoro - mandiamo qualche Fondazione a liquidazione ordinata.

Lo stesso presidente veronese Alessandro Mazzucco dalle colonne del quotidiano «La Repubblica» ha chiesto, non a caso, «sgravi fiscali per tutte quelle fondazioni che decidono di fare erogazioni fuori territorio per sostenere altri territori». Una richiesta che segue quella di Guzzetti che, proprio a Parma, ha rilanciato il dialogo con il nuovo esecutivo dopo che, dall’ultima legge di Bilancio, era letteralmente «sparito» il comma con lo sgravio fiscale per le fondazioni. A distanza di una decina di giorni dal congresso Acri, tuttavia, se appare chiaro che l’intenzione di Guzzetti sia di mettere in cantiere il riassetto delle fondazioni al più presto, non altrettanto si può per dire del governo Lega-M5S che, per ora, ha scelto di far convergere la grande partita delle fondazioni quasi unicamente con la nomina dei nuovi vertici Cdp.

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