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«Episodio grave di intimidazione La libertà di stampa va tutelata»

PADOVA. «Un episodio grave, di intimidazione e di limitazione della libertà a una cronista che nient’altro ha fatto se non il proprio lavoro». Così il Comitato di redazione dei giornali veneti Gnn...

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(ansa)

PADOVA. «Un episodio grave, di intimidazione e di limitazione della libertà a una cronista che nient’altro ha fatto se non il proprio lavoro». Così il Comitato di redazione dei giornali veneti Gnn (Mattino di Padova, Nuova Venezia, Tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi) condanna l’iniziativa della magistratura nei confronti della cronista di giudiziaria Cristina Genesin nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Venezia per l’ipotesi di favoreggiamento alla mafia aggravato e rilevazione di segreto istruttorio, in relazione alla pubblicazione lo scorso anno di una foto del figlio di Totò Riina a Padova.

Nella nota i rappresentanti dei giornalisti «respingono al mittente questi tentativi di imbavagliare la stampa libera», e chiedono «sia fatta luce al più presto su questa vicenda dai tratti paradossali». Il Cdr domanda inoltre l’intervento degli organismi di categoria e del governo «affinché sia tutelata, non soltanto a parole, la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati».

Anche Federazione nazionale della Stampa, Sindacato e Ordine giornalisti del Veneto e Assostampa padovana condannano «con fermezza questo atto che altro non è che un un attacco alla libertà di stampa, al segreto professionale e alla tutela delle fonti». Il reato contestato, «è a dir poco sconcertante – aggiungono – non si bloccano i cronisti con una misura repressiva come questa. Ci auguriamo che il nuovo governo e il Parlamento non si limitino a esprimere solidarietà ai cronisti minacciati, ma che si affrettino ad assumere i relativi provvedimenti a tutela di una informazione libera e indipendente».

Solidarietà anche da parte del Cdr de Il Giornale di Vicenza che, a nome di tutta la redazione, «è vicino ai colleghi ed esprime loro solidarietà per l’inusitata e gravissima iniziativa giudiziaria assunta nei loro confronti. L’ipotesi di reato formulata dalla procura, la tempistica delle perquisizioni rispetto alla pubblicazione degli articoli oggetto di indagine e le modalità con cui è stata condotta l’iniziativa (con il sequestro di strumenti di lavoro indispensabili allo svolgimento della professione) non possono che portare a una ferma reazione di tutta la categoria contro attività che paiono mirate a bloccare il lavoro dei cronisti impegnati non già a favorire organizzazioni mafiose ma ad informare la cittadinanza come garantito dalla Costituzione. Il Cdr invita i giornalisti perquisiti a continuare a svolgere la loro attività senza farsi scoraggiare da attacchi alla libertà di stampa di questo genere».

«Nel settembre del 2014, attraverso telecamere e microspie fatte piazzare da magistrati della Direzione Distrettuale di Palermo, erano state registrate le parole del nuovo capomafia di Corleone - Antonino Di Marco, dipendente comunale – pronunciate in riunioni con fedelissimi nelle quali si parlava di estorsioni, appalti e campagne elettorali. In questi vertici, il nuovo capo portava spesso i saluti di “Salvuccio”, che giungevano da Padova» ricorda il professor Enzo Guidotto dell’Osservatorio Veneto sulla Mafia. «Visto che Riina jr aveva la misura della sorveglianza speciale, se aveva contatti con tali malavitosi avrebbero dovuto arrestarlo subito. Inoltre le foto pubblicate da questo giornale nel febbraio 2017, relative ai rapporti tra Riina jr e pregiudicati, erano state scattate nel 2013. Non si era mosso nulla, la stampa ha il dovere di far emerge queste contraddizioni visto che l’amministrazione della giustizia è esercitata nel nome del popolo italiano».

Sostegno arriva anche dal Comitato di redazione de La Stampa che «esprime piena solidarietà ai colleghi del Mattino di Padova e in particolare alla cronista Cristina Genesin per quanto accaduto. Nel farlo, condivide e sottoscrive il comunicato redatto dal Cdr dei giornali veneti del gruppo Gedi News Network».

«La perquisizione di un giornalista è sempre un attacco alla libertà di stampa». Anche Irpi - Investigative Reporting Project Italy si schiera accanto ai colleghi della redazione de il mattino di Padova». Per altro, è la chiosa, su «un servizio giornalistico pubblicato oltre un anno fa».

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