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L’operazione Serenissima sui container per Hong Kong

PADOVA. L’operazione «Serenissima» del Nucleo ecologico dei Carabinieri è stata la prima grossa inchiesta che ha svelato l’esistenza del traffico illegale di rifiuti verso la Cina. Partita il 15...

PADOVA. L’operazione «Serenissima» del Nucleo ecologico dei Carabinieri è stata la prima grossa inchiesta che ha svelato l’esistenza del traffico illegale di rifiuti verso la Cina. Partita il 15 dicembre 2005, in seguito ad un’ispezione di cinque containers diretti ad Hong Kong contenenti rifiuti provenienti da due dei quattro stabilimenti della ditta Levio Loris srl, leader nelle operazioni di stoccaggio e recupero dei rifiuti non pericolosi in regime semplificato ed ordinario, operante nel ...

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PADOVA. L’operazione «Serenissima» del Nucleo ecologico dei Carabinieri è stata la prima grossa inchiesta che ha svelato l’esistenza del traffico illegale di rifiuti verso la Cina. Partita il 15 dicembre 2005, in seguito ad un’ispezione di cinque containers diretti ad Hong Kong contenenti rifiuti provenienti da due dei quattro stabilimenti della ditta Levio Loris srl, leader nelle operazioni di stoccaggio e recupero dei rifiuti non pericolosi in regime semplificato ed ordinario, operante nel territorio veneto (Grantorto, Selvezzano Dentro, Badia Polesine, Vigonza). La Levio Loris srl, regolarmente iscritta all’albo nazionale dei gestori ambientali è autorizzata a svolgere solo azioni di raccolta, selezione dei rifiuti (per eliminare eventuali frazioni estranee) e organizzazione di balle per tipologia. Queste ultime possono essere destinate a smaltimento in altri impianti o al recupero in ulteriori società che hanno le tecnologie e le autorizzazioni per eseguire le fasi successive ed ottenere così le materie prime secondarie, pronte all’impiego nel processo produttivo. Le fasi successive di lavoro prevedono la triturazione, cioè la frantumazione grossolana del materiale, il lavaggio del prodotto (per l’eliminazione quelle parti che potrebbero essere dannose come terra e residui metallici) ed infine la macinazione e l’essiccazione del prodotto.

I documenti di accompagnamento alla spedizione denunciavano la non pericolosità dei rifiuti contenuti nei container e, nello specifico, imballaggi in plastica, rifiuti di plastica e gomma derivanti dal trattamento di altri rifiuti. In realtà, dalle analisi effettuate, circa il 70 % del carico era composto da una miscelazione di rifiuti contenenti sostanze pericolose per l’ambiente. Rifiuti, questi, classificati come pericolosi dalla normativa vigente e non trattabili dalla ditta in questione.