Incidenti mortali sul lavoro a Treviso la maglia nera

Nel 2017 la Marca ha registrato il numero più alto di decessi, a seguire Verona Il mestiere più a rischio è l’agricoltore. Già 18 vittime dall’inizio dell’anno

VENEZIA. Il lavoro più pericoloso in Veneto è quello dell’agricoltore: il 38% delle morti avvengono infatti sui campi. Al secondo posto c’è il settore manifatturiero, poi la metalmeccanica. L’ufficio studi della Cisl Veneto ha tracciato un dossier sugli infortuni mortali sul lavoro (dimensioni, caratteristiche e dinamiche) in regione dal 2011 al 24 aprile scorso. L’anno scorso in regione sono morte sul lavoro 49 persone (45 maschi, 10 dei quali stranieri), dal conteggio sono esclusi i casi in itinere (casa-lavoro) e dovuti alla circolazione stradale. Da inizio anno siamo già a 18 morti.

Se guardiamo alla suddivisione delle province venete nel 2017 i casi mortali sono stati 11 nel Trevigiano, 9 a Verona, 8 a Venezia, 7 a Vicenza, 6 a Padova, Belluno e Rovigo 4 ciascuna. In base alle fonti informative utilizzate, dati provenienti dall’Inail (Ufficio Statistico Attuariale) e Regione Veneto Epidemiologia Occupazionale, il settore primario ha il triste primato degli infortuni mortali sotto tutti i punti di vista: il 27% (92 su 338) dei morti sul lavoro dal 2011 sono coltivatori diretti o loro familiari; il 38% dei casi riguarda persone occupate in questo settore. Le modalità di accadimento sono quelle tipiche: ribaltamento e/o schiacciamento da automezzi (ad esempio trattore) o macchina agricola. In considerazione degli occupati nel settore (62. 000 nel 2015, di cui solo 26. 000 dipendenti) il tasso di infortuni mortali come più in generale di infortuni in genere è elevatissimo. Al secondo posto per mortalità c’è il settore delle costruzioni: in cantiere si segnalano il 17% delle morti dal 2011. La modalità di accadimento più comune è la caduta dall’alto. Al terzo posto troviamo la metalmeccanica con l’11%. Nonostante il consistente calo dell’artigianato nel complesso del settore la quota di infortuni che colpisce gli autonomi rimane invariata e alta: più del 30%.


«Qualsiasi politica di contrasto al drammatico fenomeno degli infortuni mortali sul lavoro necessita di una conoscenza precisa delle sue dimensioni, caratteristiche e dinamiche – spiega l’ufficio studi della Cisl Veneto –. Approssimazioni e analisi affrettate possono portare infatti facilmente fuori strada non solo la corretta percezione del fenomeno da parte dell’opinione pubblica, ma anche l’intensa attività di sensibilizzazione, informazione». Lo studio della Cisl segnala che la sicurezza avanza: escludendo i casi mortali che hanno riguardato autonomi, imprenditori e coltivatori diretti, tra i dipendenti si contano 203 casi di morti bianche dal 2011. Una media di circa 30 eventi all’anno (11 nel 2018). In questi numeri sono considerati anche i lavoratori irregolari. Sempre in proporzione al numero degli occupati non vi è una evidente differenza tra casi occorsi a lavoratori con contratto a tempo indeterminato e determinato. Gli infortuni mortali, anche per i dipendenti, si concentrano in alcune tipologie lavorative: oltre che nelle costruzioni anche nei lavori in appalto (13%) di manutenzione di immobili, impianti e macchinari, come confermano peraltro i gravissimi eventi avvenuti anche in Italia nelle ultime settimane. Il totale degli infortuni accertati nel settore industriale (e dei servizi) è passato dai 43. 400 casi del 2008 ai 33. 500 del 2016 (meno 26%). I dati Inail sugli infortuni sul lavoro accertati (mortali e non) indicano una progressiva riduzione dei casi dal 2008 ad 2016. «La ripresa occupazionale del lavoro dipendente in corso da fine 2014 non ha quindi determinato un conseguente aumento dei casi», sottolinea la Cisl. Nel settore industria e servizi si riduce la percentuale di vittime tra i lavoratori autonomi (dal 19 al 14% del totale).

Rimane invece invariata (30 casi su 100) nel comparto delle costruzioni e impianti, dove la componente occupazionale del lavoro autonomo si è ridotta. In agricoltura rimane sostanzialmente stabile la ripartizione degli infortuni sul lavoro tra dipendenti ed autonomi. ? Anche questi dati confermano il peso sproporzionato rispetto al numero di occupati di agricoltura e costruzioni nel complesso degli eventi infortunistici.

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