Le ditte della famiglia sotto indagine per entrate illecite

VERONA. «...Dino mi ha pulito quattro soldi sai... 300mila euro...», è un brano della conversazione avvenuta tra Antonio Aversa De Fazio e Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia, condannato a...

VERONA. «...Dino mi ha pulito quattro soldi sai... 300mila euro...», è un brano della conversazione avvenuta tra Antonio Aversa De Fazio e Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia, condannato a sei anni nel processo d’appello Aemilia. Dino è Donato Clausi, commercialista, condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso. È questo uno degli elementi emersi durante l’inchiesta Aemilia della procura emiliana grazie ai quali l’imprenditore, da anni attivo nel veronese nel settore dell’autotrasporto e della gestione dei rifiuti, secondo i quali l’imprenditore risulterebbe “contiguo” alla criminalità organizzata.

Antonio Aversa De Fazio e il giovane figlio Vincenzo controllano una serie di imprese tutte attive nel movimento terra e nei rifiuti. La loro contiguità con il mondo criminale ’ndranghetista spiegherebbe, almeno in parte il successo conseguito dalle loro imprese. «È emerso – si legge nell’interdittiva prefettizia emessa nel marzo 2017 nei confronti di una delle loro ditte, la Adf srl – che le ditte facenti capo alla famiglia Aversa De Fazio effettuano trasporti con tariffe sotto costo rispetto al resto del mercato». «Ciò fa ragionevolmente supporre – prosegue il documento vidimato dal Prefetto Salvatore Mulas – che la capacità di operare in perdita sia riequilibrata da entrate illecite provenienti da associazioni criminali organizzate calabresi».


È risultato negli anni coinvolto in diversi procedimenti pendenti presso la Procura di Verona e di Crotone anche per vicende riguardanti le false fatturazioni. Almeno in un caso risulta partecipe anche Leonardo Villirillo, negli ambienti chiamato “cassa di finocchio”, commercialista di fiducia degli Aversa De Fazio, secondo gli investigatori un «personaggio in diretti rapporti con il boss Grande Aracri Nicolino» e molto attivo in Veneto tra le province di Rovigo, Padova e Verona. Secondo la Prefettura scaligera, Villirillo «rappresenta un elemento chiave nella valutazione del rischio di infiltrazione mafiosa nei confronti della Adf srl». Gli Aversa De Fazio risultano essere stati in rapporti d’affari anche con la famosa famiglia Giardino, residente nel veronese e originaria di Isola Capo Rizzuto. Una società che gestisce una pasticceria nel veronese risulta intestata alla moglie di Aversa De Fazio, Angelina Gentile, e ha avuto, negli anni dell’avviamento, come socio Alfredo Giardino.

Anche tra le parentele di Antonio Aversa De Fazio troviamo qualche sorpresa: Gianfranco Lettieri, marito della figlia è figlio di Francesco Lettieri «gravato da precedenti penali e/o di polizia» tra l’altro per associazione a delinquere di stampo mafioso e tentato duplice omicidio.

Gianni Belloni

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