«La medicina di gruppo in Veneto non funziona»

Attacco del presidente Zaia: «Va salvaguardato il nostro servizio di prossimità» Crisarà (Fimmg): «Non abbiamo mai voluto eliminare gli ambulatori periferici»

TREVISO. È ancora scontro sul futuro delle Medicine di gruppo integrate (Mgi), gli ambulatori h24 che dovevano essere il fulcro della riforma socio-sanitaria. Ieri a Treviso il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, si è detto perplesso sull’efficacia del modello per i servizi sanitari di base. «Nella nostra regione», ha spiegato Zaia, «c’è una antropizzazione distribuita su 574 comuni che polverizza la popolazione. La Medicina di gruppo integrata funziona nei grandi agglomerati, in cui un anziano può prendere un autobus e raggiungere il centro medico. Ma nei nostri paesi un anziano se non c’è un medico non si cura. Il nostro servizio di prossimità va salvaguardato e io credo che siano fondamentali in questa partita i medici di base». Una critica decisa, che arriva dopo la bocciatura messa a segno dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef).

Il mese scorso, infatti, il «no» del governo è stato ripreso dalla Corte dei Conti nel “Referto al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali”. Il documento spiega che il piano Mgi costa troppo e che, se altre Regioni pensassero di applicarlo, i conti della sanità nazionale salterebbero.


A difendere il progetto ci pensa Domenico Crisarà, segretario generale regionale della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale. «Fin dall’inizio dell’ideazione di questo modello, circa otto anni fa», sottolinea Crisarà, «le organizzazioni rappresentative dei Medici di Famiglia hanno sostenuto la necessità del mantenimento degli ambulatori periferici nei paesi medio-piccoli. Addirittura nei modelli proposti alla Regione c’è quello per le zone disperse e montane che non prevede una sede principale ma solo sedi periferiche. A questo proposito, negli ultimi mesi, segnaliamo accese discussioni con i funzionari della Regione e delle singole aziende sanitarie. Sono loro a voler spostare l’intera attività dei medici di famiglia nelle sedi principali».

La Fimmg, quindi, non ha mai voluto eliminare gli ambulatori distribuiti sul territorio. «Nonostante le nostre richieste, il governatore non ci riceve da febbraio 2017», continua Crisarà, «possiamo dimostrare attraverso atti ufficiali la nostra ferrea volontà di non chiudere neanche un ambulatorio periferico. In questo momento sono gli uffici della Regione a spingere, attraverso interpretazioni normative fantasiose, per la chiusura degli ambulatori nei comuni medio-piccoli. Voglio ricordare che i medici di famiglia del Veneto saranno sempre pronti a migliorare e rendere più accessibile la medicina territoriale ai cittadini. Ma questo sarà possibile solo se la politica supporterà tutti i professionisti con le risorse umane e le strumentazioni necessarie per una medicina di famiglia moderna».

Sul tema interviene anche Adriano Benazzato, segretario regionale dell’Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti. «La posizione del governatore Zaia può anche essere condivisa, ma ritengo che doveva essere fatta tempo fa», fa presente Benazzato, «la sperimentazione fatta dalla Regione Veneto fino ad oggi avrà pur determinato dei dati/informazioni che dovrebbero essere verificati con la massima trasparenza per valutare i costi/benefici delle Medicine di gruppo integrate, non solamente dal punto di vista economico. Il nostro territorio da troppi anni è ancora in attesa di adeguati investimenti necessari per sviluppare una moderna rete assistenziale territoriale».

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