Grande addio al Sfmr «Il metrò del Veneto passa in mano a Rfi»

L’assessore regionale De Berti: «Progetto nato trent’anni fa per completarlo servono 6 miliardi, giusto voltare pagina»

VENEZIA. La metropolitana del Veneto ideata da Bernini e Cremonese, i big della Dc dorotea degli anni Novanta? Rischiava di diventare un “Mose2”, un’altra eterna incompiuta. Ad ammetterlo è Stefano Fracasso, capogruppo Pd. Se i cassoni delle paratoie mobili della laguna di Venezia sono costati 5 miliardi dal 1984, il metrò-Sfmr avviato da Renato Chisso si è fermato a 1 miliardo sui 6 previsti perché a Palazzo Balbi è arrivata Elisa De Berti, giovane avvocato veronese, cui Luca Zaia ha affidato una “mission impossible”: risollevare le sorti del trasporto. E lei ha cambiato marcia. Anche se i pendolari la criticano per l’inefficienza della Verona-Rovigo e della Mestre-Adria, due linee con 150 passaggi a livello.

Assessore De Berti, perché avete deciso di liquidare Net Engineering e di voltare pagina con l’addio al Sfmr?


«Il metrò del Veneto è stato ideato 30 anni fa, quando le risorse pubbliche erano illimitate. L’idea si puntare sui treni nell’area metropolitana è giusta ma va aggiornata e noi abbiamo scelto Rfi come partner industriale, ora grazie al contratto di servizio con Trenitalia potremo investire 400 milioni e migliorare in un paio d’anni la qualità del trasporto pubblico. Bisogna guardare avanti. Quando sono arrivata a Venezia ho trovato una situazione davvero complicata: per chiudere un passaggio a livello bisognava affidare la progettazione a Net Engineering e quando la Regione acquistava un treno la società di Furlan incassava un bonus. Ora si gira pagina».

Le opposizioni parlano di 1 miliardo e 20 milioni sprecati. Dopo 30 anni si alza bandiera bianca con delle “cattedrali” nella campagna: parcheggi vuoti come a Mira-Oriago ed eterne incompiute. Lei, assessore De Berti, non ha responsabilità dirette ma quanto vi è costato l’addio a Net Engineering?

«L’atto risolutivo con Net è un passaggio obbligato che ci libera le mani da un vincolo impossibile da onorare. 6 miliardi per realizzare l’Smfr non li trova nemmeno lo Spirito Santo e ora la Regione può tornare ad investire. Il contenzioso con Furlan ci paralizzava, la Regione ha perso tutti i lodi in tribunale e così abbiamo deciso di pagare 27 milioni in cambio delle progettazioni degli interventi più urgenti. Non sono soldi buttati dalla finestra. Anzi. Rfi potrà finalmente sistemare la nostra rete infrastrutturale».

E quali sono le priorità indicate dalla Regione a Rfi nell’accordo di programma?

«Vuole l’elenco? Si parte dalla elettrificazione dell’anello basso del Bellunese, della Valsugana, della Schio-Vicenza con l’eliminazione di tutti i passaggi a livello e il raddoppio del ponte sul Brenta a Vigodarzere sulla linea per Castelfranco: i cittadini lo attendono da trent’anni. Verrà raddoppiata anche la Maerne-Castelfranco e realizzata la linea dei Bivi, il by pass della stazione di Mestre per i vagoni merce, che Rfi intende ideare in house: ci pensano loro a Roma. Così Net Engineering dovrà progettare il raddoppio della Bassano-Castelfranco e verrà liquidata nel 2019 con tre tranches da 10, 7 e 5 milioni di euro, cui va sommata l’Iva. Poi uscirà di scena definitivamente, come vincolo contrattuale. I progetti verranno assegnati a Rfi che investirà 117 milioni, 45 dei quali prelevati dal nostro bilancio. Ci sono anche 5 stazioni da ristrutturare e metteremo mano al parcheggio di Busa di Vigonza, troppo piccolo per i pendolari mentre quello di Oriago è purtroppo deserto. Ma non è farina del mio sacco».

Tirate le somme quanto pensate di investire nell’arco di 4-5 anni?

«Siamo a 420 milioni: 270 per il raddoppio della Maerne-Castelfranco, 35 per il ponte sul Brenta e 117 per eliminare i passaggi a livello. Il Pd però non è contento e preme perché il progetto Sfmr non finisca nel cassetto. Ma quello che sto realizzando è il programma del 1990: se arriviamo con 28 anni di ritardo la colpa non è mia né di Zaia ma dei tagli della finanza pubblica. Quei 6 miliardi sono figli della prima Repubblica, io andavo al liceo quando hanno progettato il metrò, con un anello che da Venezia si sarebbe allargato all’area centrale. Ci vuole il coraggio di guardare avanti, dimentichiamo la sigla Sfmr e raggiungiamo gli stessi risultati con Rfi con realismo».

Insomma, lei ha voluto girare pagina. Ma i treni sono sempre vecchi e sporchi?

«Critiche assurde. Quel progetto è superato, prima di arrivare alla quarta fase ci vorrà un secolo. Chi potrà mai appaltare cantieri per 5,9 miliardi? I pendolari del Veneto orientale vogliono risposte immediate. Un treno ogni quarto d’ora? Certo, dove c’è vera necessità, sulla Conegliano-Treviso-Venezia la frequenza è di 20 minuti, ma dove viaggiano vuoti meglio esser cauti, non possiamo sprecare soldi. L’integrazione dell’orario è già realtà a Belluno, Treviso e a Venezia con Actv, dopo la tariffa unica nel 2020 avremo un solo biglietto per viaggiare in tutto il Veneto».

Assessore De Berti, ma la qualità è migliorata?

«Trenitalia ha presentato un report da cui emerge che il 93% delle corse è puntuale e se il ministro Delrio ha chiamato in un convegno Piemonte e Veneto come modelli di efficienza un motivo ci sarà. Vuole la verità? Il Pd alla fine si è complimentato per il coraggio che ho dimostrato con Net Engineering: è la fine di un monopolio assurdo».

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