Alt del Governo al nomadismo venatorio

Impugnata in Corte Costituzionale la legge veneta che abbatte i confini degli ambiti territoriali

VENEZIA. Andare a caccia saltando i confini degli ambiti territoriali - come previsto dalla legge regionale - è in contrasto con i principi fondamentali della normativa nazionale sulla gestione programmata della caccia e fa saltare uno dei capisaldi di questa architettura legislativa nella parte in cui individua come necessario un legame da cacciatore e suo territorio di riferimento. Con queste ragioni, suggerite con diversi ricorsi dagli ecologisti del Gruppo di Intervento Giuridico, il governo - con la seduta del Consiglio dei Ministri dell’altro ieri - ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le norme che consentono di andare a caccia al di fuori degli ambiti territoriali di destinazione. Norme che sono contenute nel “Collegato alla legge di stabilità regionale 2018”, per violazione delle competenze statali esclusive in materia di tutela dell’ambiente.

«Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha esaminato sessantuno leggi regionali», si legge nel comunicato diffuso dal governo, «e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Veneto n. 45 del 29.12.2017, in quanto una norma consente modalità di caccia non previste dalla legislazione statale, violando in tal modo l’art. 117, secondo comma, lett. s), Costituzione, nelle materie della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema».


C’è soddisfazione nel fronte protezionista. «È stata accolta la nostra istanza», commenta Stefano Deliperi, portavoce del Grig. «I cacciatori residenti in Veneto possono esercitare la caccia in mobilità alla selvaggina migratoria fino ad un massimo di trenta giornate nel corso della stagione venatoria anche in Ambiti territoriali di caccia del Veneto diversi da quelli a cui risultano iscritti, ma questo è in palese contrasto con i principi fondamentali stabiliti dalla legge nazionale. Siamo soddisfatti del fatto che il Governo nazionale abbia voluto difendere le ragioni della difesa della fauna selvatica poste in pericolo da una norma regionale tesa a favorire gli aspetti più retrivi del mondo venatorio». Sull’argomento, a favore della tesi ecologista, c’è una giurisprudenza costante e consolidata anche di recente. La Corte Costituzionale, già con una sentenza del luglio scorso, aveva cassato le disposizioni della legge regionale 18 del 27 giugno 2016 per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente.(cric)

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Tombelle di Vigonovo, con l'auto in retromarcia investe e uccide la figlia di due anni. I rilievi dei carabinieri dopo la tragedia

Focaccia con filetti di tonno, cipolla rossa e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi