«Mafie sottovalutate anche dalla società civile»

Il procuratore distrettuale Cherchi: per combatterle servono uomini e mezzi L’ex giudice Papalia: «Difficile il coordinamento tra Venezia e le procure»

VENEZIA. “Abbiamo assistito negli anni a una generale sottovalutazione del fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata in Veneto, anche da parte della società civile”.

Così il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi, che guida anche la Direzione distrettuale antimafia del Veneto, all’indomani del quadro a tinte fosche che esce dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia. A pesare sulla macchina della giustizia già ingolfata, ricorda Cherchi, c’è la cronica mancanza di personale. Solo in Procura a Venezia, riferimento distrettuale per il Veneto, su un organico di 22 magistrati ci sono 5 posti vacanti. E pensare che di recente la pianta organica è stata aumentata di due unità, ma solo sulla carta. Il personale amministrativo, fondamentale perché i magistrati possano lavorare, è inferiore al 30% rispetto al fabbisogno. Ma da parte del procuratore capo, arrivato a Venezia lo scorso giugno, c’è la volontà di stringere ancora di più le maglie della lotta alla criminalità organizzata: è in stesura un protocollo con le altre Procure per migliorare il coordinamento anche sulle infiltrazioni.


Secondo Guido Papalia, ora in pensione, sostituto procuratore a Verona dal 1980 al 1993, “c'è un problema di coordinamento tra la Procura distrettuale di Venezia e le procure territoriali. Richiesi al tempo che venissero distaccati a Verona dei magistrati dalla procura antimafia per collaborare alle diverse indagini e intercettare così gli aspetti che potessero riguardare le mafie nelle diverse vicende, ma non successe nulla”.

Alcuni reati comuni – incendi, danneggiamenti, estorsioni, ma anche bancarotte e false fatturazioni – possono essere spia di una più ampia strategia criminale, ma rimangono competenza delle singole procure territoriali. Per questo il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, il 416bis, è stato usato raramente in questa regione malgrado sia stato ipotizzato in diverse inchieste, dal racket del Tronchetto a Venezia all’intermediazione di manodopera nel trevigiano.Fatto sta che la maggioranza di arresti per mafia effettuati nella nostra regione avviene per iniziativa di procure di altre regioni.

Papalia, che difende l'operato della magistratura veneta, “sensibile e attiva nel contrasto alle mafie”, ritiene che la 'ndrangheta che più si è insediata in Veneto, quella di origine crotonese, è più sfuggente di quella che già dagli anni '70 è di casa in Piemonte, Lombardia e Liguria: “Quella più potente e pericolosa, quella originaria di Reggio Calabria, nel Veneto ha i suoi interessi soprattutto nel riciclaggio del denaro, ma la 'ndrangheta crotonese qui è prevalente ed è più difficile da riconoscere”.

(ha collaborato Rubina Bon)

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