Marghera candidata per un polo nucleare

Allo studio nell’ex Petrolchimico un centro per le energie alternative gestito dall’Ateneo di Padova 

VENEZIA. Venezia candida Porto Marghera a sede di un centro di ricerca sulla fusione nucleare. Lo fa d’intesa con la Regione e il dipartimento di Fisica dell’Università di Padova, rispondendo a un bando lanciato dall’Enea per trovare il «sito per l’insediamento del Divertor Test Tokamak». Il Ddt non è un piccolo laboratorio di ricerca, ma un polo scientifico finanziato con fondi europei per 500 milioni. Già in lizza ci sono anche Emilia Romagna, Lazio, Piemonte.

Venezia concorre proponendo un’area di Porto Marghera, nello specifico - ha spiegato ieri il sindaco Luigi Brugnaro - «stiamo pensando a quelle terre che rientrano nell’accordo di scambio di terreni tra il Comune di Venezia e l’Eni: ci saranno cedute diversi lotti, probabilmente quello che sceglieremo è dentro la zona del Petrolchimico, che è abbastanza già ben difesa, dove si farebbe fatica a mettere un’azienda privata che ha contatto con i collaboratori».

Il Divertor Test Tokamak non è un semplice laboratorio, ma - come spiega un documento della Regione - «un innovativo esperimento per lo studio della fusione, che in natura alimenta il Sole e le altre stelle e che sulla Terra potrà offrire una sorgente di energia pulita, sicura, rinnovabile, inesauribile (il combustibile si produce dall’acqua e dal Litio, un minerale ampiamente diffuso sulla crosta terrestre) e libera da CO2. Sulla fusione le principali economie mondiali stanno sviluppando ambiziosi programmi di ricerca. DTT è un esperimento assolutamente innovativo, ideato dai ricercatori dei principali enti di ricerca italiani (Enea, Cnr, Infn unitamente ad alcuni tra i principali atenei del Paese, tra i quali l’Università di Padova)». La Regione Veneto si farà portavoce della candidatura di Porto Marghera: a seguire il procedimento è l’assessore Roberto Marcato. «Ci candideremo a sede di un progetto mondiale di ricerca nel campo della fusione nucleare. Sarebbe un grande progetto per Venezia: parliamo di energia pulita, della possibilità di recuperare l’industria, la manifattura e il lavoro a Porto Marghera. Anche le doverose bonifiche. ovviamente, saranno fatte. La nostra idea è investire molto sulle università perché diventino progetti attivi: è una ricerca da Nobel» spiega Brugnaro e «se Venezia sarà una delle patrie di questa scoperta sarebbe un grande onore».

I passaggi formali sono molti, iniziando dalla scelta definitiva del lotto - nell’ambito del progetto potrebbero lavorare 2 mila persone - e i tempi sono strettissimi: due settimane per presentare la candidatura. Poi la scelta sarà di Enea e governo. «Quello che Venezia si candida a ospitare» spiega il professor Francesco Gnesotto, già prorettore vicario dell’Università di Padova e presidente del consorzio che riunisce tutti gli attori italiani del progetto Iter (un esperimento internazionale sulla fusione che trova a Padova un’importante base scientifica) «è un laboratorio scientifico-tecnologico fra i più grandi d’Europa che prevede investimenti pubblici e privati per 500 milioni di euro e l’impiego di oltre 1.500 persone, altamente specializzate. Il capofila è l’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, ma i partecipanti sono molti: per la gestione del progetto sarà creata una specifica entità giuridica, molto probabilmente un consorzio». «Il nome Ddt suona male» scherza Gnesotto «ci impegneremo per trovarne uno migliore». Sarà un’infrastruttura strategica per segnare un passo in avanti nella lunga tabella di marcia verso la fusione. Una nuova forma di energia nucleare, pulita e senza rischi, che il mondo intero mira a mettere a frutto.

Il bando era aperto a tutte le regioni italiane e i candidati sono dieci. La scadenza è il 31 marzo, poi servirà il progetto esecutivo. L’esperimento potrebbe partire nel 2025.



Video del giorno

Estnord, il rovescio del Nordest: il Tronchetto e i predoni di Venezia

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi