Berlusconi corteggia Rosso pressing della Lega su Zaia

Il patron della Diesel rifiuta la poltrona da deputato, anche Renzi lo voleva nel Pd  Zanetti (Idea per l’Italia): no ai veti di Salvini su Tosi, le nostre liste non si toccano

PADOVA. Il più corteggiato è Renzo Rosso: Berlusconi e Ghedini gli hanno offerto il posto di capolista a Vicenza, ma mister Diesel ha detto: «No grazie, la politica non fa per me». Risposta analoga diede a Matteo Renzi nel 2015, quando visitò l’azienda a Breganze con Alessandra Moretti. Il premier fu “rimproverato” perché non indossava jeans Diesel e se ne tornò a Roma con la certezza che la mission sociale di Rosso si esauriva nel restauro del Ponte di Rialto a Venezia. Regalo tutt’altro che banale all’umanità. Tre anni dopo, Forza Italia orfana di Giulio Tremonti e Vittorio Sgarbi, si apre alla società civile, ma gli imprenditori restano nelle loro aziende e in Parlamento ci sarà il boom degli avvocati. I magistrati invece stanno a sinistra, Pietro Grasso docet.

Zaiasupecorteggiato. Il centrodestra, che sogna l’en plein nei 28 collegi uninominali in Veneto, per superare lo shock legato all’ uscita di scena del “leninista verde” Bobo Maroni che non si ricandida alla guida della Lombardia, è tornato alla carica per convincere Luca Zaia a scendere in campo: Berlusconi lo considera il premier ideale, la Lega invece pensa al governatore come capolista al proporzionale in Veneto 1 per regalare a Matteo Salvini un ampio margine di vantaggio sul Cavaliere nella corsa a Palazzo Chigi. Una discesa in campo per sfruttare l’effetto traino di Zaia che nel 2015 conquistò con la sua lista il 23% contro il 17 della Lega, il 6 di FI, il 23 del centrosinistra, il 10% del M5S e il 10,7% della galassia di Tosi. Chiuso nel suo ufficio a palazzo Balbi, il presidente sorride, ringrazia per tanto affetto e al suo entourage ripete: “Lo so che appena si parla di elezioni mi vogliono candidare a tutto, ma fino al 2020 resto alla guida del Veneto”. Toni Da Re dovrà quindi lavorare di fantasia.

La divisione dei posti. Il primo nodo da sciogliere riguarda la divisione dei collegi. Berlusconi e Salvini hanno bloccato le trattative locali in attesa di un accordo nazionale che vede il 40% dei seggi a FI, il 40% alla Lega e il 20% a Fratelli d’Italia con la “quarta gamba” di Noi con l’Italia che cerca spazio. A spese di chi? In Veneto gli equilibri si spostano a favore della Lega che pretende 16-17 collegi su 28, 9 a Forza Italia, 2-3 tra Fli e la “quarta gamba”. Pesa il veto di Salvini su Flavio Tosi ed Enrico Zanetti, che scende in difesa dell’ex sindaco di Verona: «L’accordo con Berlusconi è chiaro, saremo noi in assoluta autonomia a decidere chi e dove candidare. I veti della Lega sono irricevibili», dice l’onorevole Zanetti. Tradotto significa che Tosi non teme rivali nel Veronese e l’ex sottosegretario all’Economia scenderà in pista a Venezia, con Sergio Berlato pronto ad entrare in Parlamento con la Meloni dopo aver reclutato Massimiliano Barison in consiglio regionale. Cerca la riconferma anche Bartolomeo Amidei, senatore di Rovigo, che ha divorziato da FI per approdare in Fli qualche mese fa.

La corsa dei big e le donne. Forza Italia conta di eleggere una ventina di parlamentari nei collegi uninominali e nel proporzionale di Camera e Senato. La squadra di big si apre con Niccolò Ghedini e Renato Brunetta: l’avvocato è il plenipotenziario del Cavaliere, mentre il capogruppo alla Camera ha il delicatissimo compito di scrivere il programma e ridimensionare le pretese di Salvini in Veneto. Tornano a Roma Marco Marin e Lorena Milanato, con una deroga per la sua quinta legislatura, mentre da Strasburgo è stata richiamata Elisabetta Gardini in Veneto 2 e a Venezia entra in gioco Francesca Zaccariotto, ex presidente della Provincia in rotta di collisione con il Carroccio. L’altro outsider è Michele Zuin, assessore della giunta Brugnaro. A Belluno in pista il senatore Giovanni Piccoli e l’avvocato Ruggero Paniz. Berlusconi pensa poi di richiamare dal Consiglio Superiore della Magistratura due big: Maria Elisabetta Casellati e Pier Antonio Zanettin. L’ex senatrice, ex sottosegretario alla Giustizia e alla Salute, ricopre con competenza il mandato al Csm che scade in primavera. Analogo discorso per Zanettin, vicentino, ex senatore e genero di Coppi, che difende Berlusconi nel ricorso contro la Severino. La legge elettorale impone il 40% di donne in lista, con l’alternanza di genere.

Gli altri partiti. Al Pd, LeU e Cinque Stelle restano le briciole: la grande sfida si gioca nel proporzionale, mentre nei collegi il voto di opinione e dei giovani può regalare sorprese a Padova e Venezia città, con Rovigo e Adria pronte a girare le spalle alla Lega. Il Pd punta su Pier Paolo Baretta mentre da Roma rimbalza il nome del ministro degli Interni Marco Minniti, che ha messo un freno allo sbarco dei migranti.

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