Lo screening dei Pfas a 500 mila persone

Battaglia tra M5S e giunta Zaia che conferma due milioni di euro per le analisi del sangue e altri 15 per rifare gli acquedotti

VENEZIA. Si allarga lo screening sanitario per i veleni da Pfas: dopo la “zona rossa” che coinvolge 300 mila persone, ora verrà sottoposto ad analisi anche chi vive nella «zona arancione» che coinvolge la città di Vicenza, Trissino, Montecchio Maggiore, Sovizzo, Creazzo, Zermeghedo e Montebello. Insomma, altri 200 mila abitanti da monitorare con i prelievi e la plasmaferesi su base volontaria, appena verrà riattivata dopo l’intesa con il ministero della Salute. Costo stimato? Due milioni di euro: metà per il 2018, gli altri fino al 2020. Tutte somme che l’assessore Luca Coletto ha già messo in bilancio, ma ieri lui era a Roma e il M5S ha giocato d’anticipo con Manuel Brusco e Jacopo Berti che hanno accusato la giunta di muoversi in ritardo, sostenuti nelle critiche anche da Cristina Guarda mentre Ruzzante (Mdp), Sinigaglia (Pd) e Barison (FI) hanno tentato di ricomporre un disegno unitario per passare dalle parole ai fatti.

Se nessuno può contestare la dedizione assoluta del M5S al tema Pfas, con Manuel Brusco protagonista di battaglie e proposte, è altrettanto vero che la coppia Coletto-Bottacin non accetta di essere presa a pesci in faccia visto che il Veneto sta spendendo già 3 milioni di euro per affrontare un’emergenza unica in Italia, causata dall’inquinamento della Miteni. Un “disastro” sottovalutato a Roma, dice la Lega.

La proposta di Brusco, riassunta in un emendamento poi ritirato perché il vicepresidente Forcolin l’ha ritenuto tecnicamente sbagliato, prevede «prestazioni sanitarie gratuite alla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche: le analisi devono essere estese anche ai cittadini che vivono nelle vicinanze della zona rossa, fra Vicentino, Veronese e Padovano». Tutti d’accordo, anche se Giampaolo Bottacin ha perso la pazienza per spiegare che lo «screening rientra già nel programma della sanità, tanto che Coletto ha bloccato due milioni di euro per tre anni ma non ha fatto in tempo a preparare la delibera». Il M5S però ha tenuto alta la polemica e pure Cristina Guarda (lista Moretti) ha criticato la giunta per i ritardi con cui ha stanziato i fondi per realizzare i tre nuovi acquedotti nel Vicentino. L’assessore Bottacin ha rovesciato l’analisi e messo sotto accusa il governo Gentiloni, «che ha assicurato 80 milioni ma il Mef non li ha ancora sbloccati. La Regione ha invece fatto fino in fondo il suo dovere, mettendo a disposizione 15 milioni e quest’anno ne spenderà 1 e mezzo. Veneto Acque può collaborare al risanamento degli acquedotti», ha concluso l’assessore.

Dai Pfas al sociale, con il piano di riorganizzazione presentato dall’assessore Manuela Lanzarin, che ha chiuso con gli scandali dell’éra Sernagiotto. Poi si è parlato fino a notte fonda di previdenza integrativa con le nuove funzioni assegnate a Veneto Lavoro.

Clima disteso, tranne quando si parla di caccia, con il Pd che mette in croce la maggioranza per i “regali” a Berlato, re delle doppiette. Ieri il consigliere FdI, che ha portato a casa 350 mila euro per dei corsi di formazione, ha spiegato che il suo “esercito” di fucilieri versa in realtà quasi 20 milioni di euro al governo, tra gabelle di concessioni e permessi per sparare ai passeri che volano in cielo. Graziano Azzalin è andato su tutte le furie: «Zaia dice che il Veneto è tax free e non vuole l’addizionale Iperf. Perché Berlato non ha chiesto l’esenzione fiscale per le sue doppiette? E’ uno scandalo dare 350 mila euro ai cacciatori e solo 300 mila alle vittime delle valvole killer. Vergognatevi».

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