I tesori ceduti o blindati dagli ex di Veneto Banca

Ville nei centri storici, a Jesolo e a Cortina, come anche in Toscana e all’estero. E molti passaggi di proprietà. Ma gli avvocati preparano le azioni revocatorie

TREVISO. Azioni revocatorie e sequestri per bloccare parte dei beni degli ex amministratori delle Popolari Venete. All’adozione di tali provvedimenti avevano fatto riferimento i liquidatori in sede di audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, in relazione all’azione di responsabilità.

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Nel frattempo, in questa direzione, si stanno muovendo i legali dei risparmiatori che hanno avviato costose indagini catastali per ricostruire il patrimonio degli ex vertici delle due banche; patrimonio, va precisato, lecitamente acquisito. All’esame degli avvocati non solo i beni intestati, ma anche quelli “movimentati” in quanto, con la revocatoria, il creditore può far dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione. I passaggi sono stati parzialmente ricostruiti anche dagli investigatori della Guardia di Finanza nei confronti dell’ex dg di Veneto Banca Vincenzo Consoli (l’unico a cui sono stati sequestrati i beni in sede penale) e dell’ex presidente Flavio Trinca.

Flavio Trinca


Il memorandum sul tavolo ovale. È il 2 agosto 2016 quando gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, impegnati in una perquisizione in casa dell’ex dg, trovano sul tavolo ovale della sala da pranzo un foglio A4 che attira la loro attenzione. Si tratta di un elenco cronologico che ricostruisce dal 1991 al 2015 le compravendite immobiliari della famiglia. Il 26 settembre, gli investigatori inviano alla Procura una nota in cui attribuiscono alla moglie di Consoli ben 13 operazioni tra il 2009 e il 2015. Il 26 novembre 2009 il manager dona alla consorte due porzioni dell’edificio in Contrà Mure Pallamaio a Vicenza; due mesi dopo, il 29 gennaio 2010, lei le rivende. L’anno successivo, il 19 ottobre 2011, la donna acquista la nuda proprietà di un edificio nella stessa via. Gli immobili risultano conferiti nel fondo patrimoniale costituito dai coniugi il 16 aprile 2014 «per far fronte ai bisogni di famiglia». Nel foglio A4 ci sono anche i beni dei due figli che hanno acquistato un appartamento a Jesolo ciascuno, in viale Oriente, per 540 mila euro l’uno, senza mutuo. L’atto di compravendita è sottoscritto, per la parte venditrice, da Giorgio Batacchi, rappresentante della Cogetrev di Treviso, società del Gruppo Batacchi. Gruppo che figura nella lista dei primi 100 debitori di Veneto Banca.

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Jesolo e Cortina. Anche l’ex presidente Veneto Banca, Flavio Trinca sottoscrive un fondo patrimoniale insieme alla moglie, il 19 dicembre 2013, e vincola i beni che possiede a Jesolo (nel residence Santa Fè), a Montebelluna e a Cortina. Nella disponibilità di Trinca, secondo una nota della Finanza del settembre 2016, anche due appartamenti in Croazia, detenuti dalla società croata Albant di cui è rappresentante.

I fondi degli altri. I legali dei risparmiatori stanno ricostruendo anche il patrimonio degli altri ex amministratori dell’istituto di credito di Montebelluna. Ieri il “Corriere della Sera” ha pubblicato le movimentazioni di beni di alcuni di loro. Ecco allora che Franco Antiga, nel 2013, vende due appartamenti che possiede con la moglie, mentre nel 2016 accende un mutuo sulla casa. Paolo Rossi Chauvenet, invece, crea un vincolo di interesse storico-artistico sugli immobili e due anni dopo li dona ai figli; inoltre dà un appartamento a Cortina e tre uffici a Padova a garanzia di un mutuo. Vincenzo Chirò costituisce un fondo il 14 novembre 2016 inserendovi una sessantina di immobili. Diego Xausa crea un fondo nel 2009 e un altro nel 2010 facendoci confluire immobili di Asiago, Capoliveri e Vicenza. Soluzione del fondo anche per Marco Pezzetta nel 2015, mentre Gianfranco Zoppas sceglie la strada della donazione e della vendita. Cessione di un appartamento a Milano pure per Francesco Biasia. La movimentazione del patrimonio non è prerogativa degli ex Veneto Banca: gli amministratori Bpvi hanno fatto lo stesso.

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