Esami del sangue a 85 mila persone

Il Pd: «Dal governo 80 milioni per rifare gli acquedotti, ma mancano i progetti»

VICENZA . Pfas, scatta lo screening oncologico per 85 mila persone nell’aerea rossa, da Trissino a Montagnana, per capire quanto veleno hanno nel sangue. Se la filiera alimentare non desta allarme, come hanno dimostrato i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità, resta alto il timore per la concentrazione di Pfas nel plasma di 300 mila persone, contaminate dall’acqua che esce dai rubinetti. Un tema che infiamma il dibattito, con botta e risposta tra giunta regionale e governo. L’assessore alla Sanità Luca Coletto ha invitato il governo ad assegnare gli 80 milioni per rifare gli acquedotti e i deputati Pd Alessia Rotta e Diego Zardini ribattono: «I soldi non arrivano perché non ci sono i progetti esecutivi per avviare i lavori. La colpa dei ritardi è della Regione».

Le analisi del sangue.

Lo screening di massa avviato a marzo 2017 sta portando a galla livelli di contaminazione che destano allarme, al punto che la Commissione d’inchiesta guidata da Manuel Brusco ha convinto la Regione ad allargare la plasmaferesi (pulizia del sangue) a tutta la popolazione dell’area rossa, ovviamente su base volontaria. Ieri Francesca Russo, top manager del dipartimento prevenzione del Veneto, ha spiegato che il piano di sorveglianza rivolto alla popolazione esposta a Pfas sarà strutturato secondo il modello dello screening oncologico, seguendo la prassi della chiamata attiva della popolazione, con misurazione della concentrazione delle sostanze con prelievo del sangue e l’istituzione di ambulatori dedicati. «Visto che abbiamo riscontrato alte concentrazioni nei 14enni, stiamo cercando di individuare un programma adeguato per l’analisi di soggetti più giovani, al di sotto dei 14 anni. Il piano prevede la convocazione di persone dai 14 ai 65 anni, per un totale di 85.000 abitanti dell’area rossa», ha spiegato Francesca Russo.

La lite sugli 80 milioni.

A tenere alta la polemica con la regione sono i parlamentari Pd Rotta, Zardini e Laura Puppato. «Le accuse degli assessori della giunta Zaia contro il governo sono l’ennesimo goffo tentativo di fare melina e prendere tempo: non hanno i progetti né preliminari né definitivi per i nuovi acquedotti e sono senza un piano di azione. Al contrario, i soldi del governo sono già disponibili, ma senza i progetti non possono essere impiegati. Anche i comitati No Pfas che sono venuti al ministero dell’Ambiente hanno potuto constatare con i loro occhi il ritardo della Regione Veneto. Il modello “prendi i soldi e scappa” della Lega non sta in piedi. Per poter impiegare i fondi il Veneto deve fare la sua parte, cioè cofinanziare la costruzione dei nuovi acquedotti. Il governo mette sul piatto 80 milioni, quanti la Regione? Ad oggi nulla. Il ministero dell’Ambiente ha assicurato altri 23 milioni dell’accordo sul Fratta, che devono essere integrati», confermano Diego Zardini e Laura Puppato. «Si tratta dello stesso iter già seguito per la costruzione del collettore del Garda: il cofinanziamento del servizio idrico è indispensabile perché contrariamente l’intervento si configurerebbe come aiuto di Stato, illecito per un settore in cui i cittadini pagano una tariffa».

La replica di Bottacin.

«Il Pd si arrampica sugli specchi, affermo con assoluta chiarezza che non esiste assolutamente che per risolvere il problema Pfas si mettano le mani nelle tasche dei cittadini. E ribadisco che la Regione è disponibile a fare economicamente la sua parte in questa vicenda».

Albino Salmaso

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