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«Andiamo via anche noi» Smobilitazione a Conetta

Grido di rabbia degli 871 profughi rimasti nell’ex base militare, che vogliono seguire i migranti riusciti a fuggire. Lunedì assemblea decisiva con Usb

VENEZIA. «Absolutely today, absolutely today. Assolutamente oggi, assolutamente oggi». È il grido di rabbia degli 871 richiedenti asilo rimasti all’interno dell’ex base militare di Conetta. I loro compagni, martedì scorso, si sono messi in cammino per raggiungere Venezia, nella speranza di poter cambiare le cose. E le cose le hanno cambiate davvero: il gruppo di migranti seguito da forze dell’ordine, sindaci, prefetto, questore, giornalisti, ha convinto il Patriarca di Venezia ad aprire le ...

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VENEZIA. «Absolutely today, absolutely today. Assolutamente oggi, assolutamente oggi». È il grido di rabbia degli 871 richiedenti asilo rimasti all’interno dell’ex base militare di Conetta. I loro compagni, martedì scorso, si sono messi in cammino per raggiungere Venezia, nella speranza di poter cambiare le cose. E le cose le hanno cambiate davvero: il gruppo di migranti seguito da forze dell’ordine, sindaci, prefetto, questore, giornalisti, ha convinto il Patriarca di Venezia ad aprire le porte delle parrocchie. E da quel momento, se per quelle 248 persone si è aperto uno spiraglio di luce, per quegli 871 rimasti si è accesa una fiammella di speranza. Un misto di ottimismo per la possibilità di potercela fare anche loro, mescolato alla rabbia di essere ancora lì dentro. «We want to come out today, we want to come out today, Noi vogliamo assolutamente uscire oggi, noi vogliamo assolutamente uscire oggi», dicono dalla base. «All the people in camp want to go, tutte le persone in campo se ne vogliono andare».

E infatti. Tutti lì dentro ora fremono. Scalpitano. Pronti a tutto. «Qui siamo ancora 900», spiega una persona che vuole rimanere anonima. «Ma circa 300 vogliono uscire e andare verso Venezia, ma abbiamo bisogno di un autobus». I richiedenti asilo rimasti dentro la base pensano che se ce l’hanno fatta i loro compagni, allora possono farcela anche loro. Si sentono via cellulare con chi in queste ore è stato ricollocato in altre strutture e vedono le immagini di quei tavolini color legno ciliegio e di quelle sedie così belle e quasi nuove, che nulla hanno a che vedere con quelle di quel campo, dotato di panchine di legno e sedie di plastica.

«Lì dentro tutti se ne vogliono andare», conferma Federico Fornasari dei sindacati Usb. «Non c’è nessuno che vuole restare e ci stiamo organizzando. Ormai, visto che ora questa prima battaglia si è risolta bene, perché non poterlo fare anche per gli altri? Lì dentro sono tutti compatti, anche perché vogliono evitare pressioni di qualsiasi genere».

Intanto i migranti si stanno organizzando. E lunedì all’interno del campo base, con i rappresentanti sindacali Usb e con i profughi stessi, ci sarà un’assemblea per decidere il da farsi. Insomma un fenomeno epocale che ha stravolto gli equilibri, che ha preso in contropiede le istituzioni, che ha impegnato la Chiesa, perché ora a farsi sentire sono loro: i profughi. «Anche qui c’è un hub», lamenta il sindaco di Bagnoli di Sopra, Roberto Milan. «E anche qui ci sono i migranti che aspettano da oltre un anno, eppure nessuno protesta».

Un hub, quello di Bagnoli nel padovano, a sei chilometri da Conetta che ospita 800 richiedenti asilo. Nel raggio di sei chilometri ci sono stati periodi in cui si contavano 2.400 migranti.

Intanto si sta organizzando una manifestazione per ricordare il loro compagno Sadif Laore, 35 anni, morto mercoledì sera mentre raggiungeva i suoi amici a Codevigo. Manifestazione come quella del gennaio scorso, quando a perdere la vita, in un bagno del campo base, è stata Sandrine Bakayoko, 25 anni, anche lei ivoriana.

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