«Acqua inquinata dai Pfas l’agricoltura rimane a rischio»

Il sindaco di Lonigo Restello ha sollevato il caso davanti alla Commissione Ecomafie di Roma E quello di Trissino sugli scarichi: non ho chiuso la Miteni perché l’Usl esclude problemi per la salute

VICENZA. Dopo il risultato certificato da Arpav di Pfas zero nell’acqua potabile di Lonigo, obiettivo conseguito grazie a un nuovo sistema di filtraggio, altre questioni restano sul tavolo in materia di inquinamento da sostanze perfluoralchiliche. Due in particolare: la qualità dell’acqua per l’agricoltura nel Vicentino in quanto attinta prevalentemente dai pozzi e il futuro dell’azienda Miteni. I due aspetti sono stati portati davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (Commissione Ecomafie), dai sindaci di Lonigo Luca Restello e di Trissino Davide Faccio, sentiti entrambi in sede di audizione nella seduta romana dello scorso 26 settembre.

La contaminazione e i francesi. Restello ricostruisce la vicenda Pfas soffermandosi sulla diffida inviata il 28 febbraio 2017 a una pluralità di soggetti tra cui governo e Regione Veneto, con cui chiede un drastico abbassamento – tendente allo zero – dei valori Pfas nell’acqua; sollecita altresì lo stanziamento delle risorse necessarie per arrivare a tale risultato. «Ho trovato poca solidarietà», lamenta Restello in Commissione riferendosi alla scarsa adesione degli altri sindaci, «Troverete solo sette firme; poi si sono aggiunti altri Comuni del Veronese, ma i miei colleghi del Vicentino, forse per paura o per qualche altro motivo, non hanno firmato. L’ho trovato molto grave». Il risultato di Pfas-zero nell’acqua potabile di Lonigo è stato raggiunto questa settimana grazie all’azione congiunta della Regione e dei gestori dei Servizi Idrici che hanno applicato nuovi filtri agli impianti. «Ma il problema dell’agricoltura resta tale e quale», spiega il sindaco di Lonigo che aveva sollevato la questione in Commissione spiegando come nel Vicentino - a differenza del Veronese dove è attivo un canale irriguo - gli agricoltori attingano a pozzi privati. «È necessario che quest’utilizzo d’acqua sia impedito», ha detto Restello a Roma, «Anche se non ci sono dati ufficiali, dalle indiscrezioni che ho, le produzioni agricole sono certissimamente contaminate. È necessario uno stanziamento ulteriore di denaro per ripristinare tutta la rete idrica superficiale irrigua nei campi». L’obiettivo, afferma, è garantire produzioni agricole prive di Pfas. Il timore è per i vini: «Non capisco perché i francesi con il loro champagne non ci abbiano ancora attaccato e abbiano cominciato a dire che il loro champagne e le loro produzioni sono prive di Pfas».

La chiusura Miteni. L’altro fronte aperto in Commissione riguarda Miteni e gli scarichi inquinanti. Restello dice di aver chiesto tassativamente la chiusura di tutti gli scarichi, non solo della Miteni, ma anche delle altre industrie. E poi, ai commissari: «Io l’avrei chiusa». Ma per il sindaco di Trissino, dove la società ha sede, la scelta non è altrettanto semplice. Davide Faccio spiega infatti alla Commissione - che lo incalza sulla mancata chiusura dell’attività - di non poter emettere un’ordinanza senza un supporto tecnico che la motivi e di aver chiesto a tale scopo all’Usl un’indicazione sui provvedimenti da adottare a tutela della salute pubblica. «L’Usl risponde chiaramente nella persona del dirigente Florio, dicendo che non c’è pericolo per la popolazione e spiegandomi anche tecnicamente i motivi. Essendoci i filtri negli acquedotti non c’è pericolo per i cittadini. Non c’è dunque la necessità di chiudere la Miteni», chiarisce Faccio. Il sindaco tuttavia è dubbioso, tanto che ripete il quesito: «Ho fatto tre volte questa richiesta, puntualmente, con l’evolversi della situazione», afferma in Commissione, «I tecnici mi dicono questo. A fronte di questa lettera inviata dall’Usl ovviamente non ho assunto provvedimenti di chiusura perché era chiaro che sarebbe stato un provvedimento molto debole».

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