L’avvocato anti-Pfas che ha vinto in Usa sarà oggi in Regione

VENEZIA. «Se noi siamo sottoposti a contaminazione costante, anche bassa, il livello delle sostanze nel sangue aumenta in modo pericoloso. Il livello perfetto sarebbe zero». Lo spiega l’avvocato...

VENEZIA. «Se noi siamo sottoposti a contaminazione costante, anche bassa, il livello delle sostanze nel sangue aumenta in modo pericoloso. Il livello perfetto sarebbe zero». Lo spiega l’avvocato americano di Cincinnati Robert Billot, storico conoscitore dell’inquinamento da Pfas dopo la battaglia condotta negli Stati Uniti, che in questi giorni in è in Veneto per parlare dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche. Lo ha fatto ieri sera in una conferenza tenutasi a Lonigo e lo farà questo pomeriggio, ospite della Commissione regionale d’inchiesta sui Pfas. Il legale è diventato una celebrità dopo la battaglia contro l’inquinamento delle falde acquifere dell’Ohio tanto che ha ricevuto a Copenaghen il prestigioso riconoscimento del “Right Livelihood Awards”. La responsabilità dell’inquinamento da Pfas negli Usa è stata attribuita alla società Dupont nei confronti della quale è stata avviata una class action vittoriosa. «Quando ho affrontato il problema in America, erano coinvolte 70 mila persone, qui invece si parla di centinaia di migliaia», ha sottolineato ieri Billot. In Veneto sono infatti circa 350 mila le persone interessate dal problema. L’avvocato ha inoltre spiegato che la soluzione è l’applicazione di filtri agli acquedotti (che la Regione ha messo). Ma ha anche aggiunto che il livello delle sostanze nel sangue dovrebbe essere pari a zero in quanto una contaminazione bassa, ma costante, può risultare ugualmente pericolosa. Argomenti che il legale riprenderà oggi in Commissione d’inchiesta; in mattinata verranno invece sentiti il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani, l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto e il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan. A invitare Billot è stato il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni che ha contestato la “segretezza” dei lavori della commissione stessa. «L’Ufficio di Presidenza ha deciso di rigettare la mia richiesta di rendere trasparenti i lavori appellandosi a codici e codicilli dei regolamenti interni del Consiglio», ha spiegato a tal proposito Zanoni. (s.t.)

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