Pfas, il conto dei danni agli inquinatori

Prima seduta della commissione d’inchiesta e volontà unanime: «Chi ha contaminato pagherà bonifica e tutela sanitaria»

VENEZIA. L’accertamento delle responsabilità nel più grave evento di contaminazione idrica del Veneto in tempi recenti - quella provocata dai Pfas - compete alla magistratura, meglio, alla Procura di Vicenza; al sistema sanitario spetta invece la tutela della popolazione, oltre centomila persone distribuite su una superficie di 120 kmq che spazia dall’Alto Vicentino, alla Bassa Padovana, ai territori veronesi di confine. La politica però non può limitarsi ad assistere o ad auspicare soluzioni astratte, così la commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio regionale, che ne ha affidato la presidenza al 5 Stelle Manuel Brusco, agirà in due direzioni: la verifica amministrativa della bonifica in corso a garanzia «della restituzione dell’acqua potabile» a tutti i cittadini coinvolti; e la vigilanza, anche in sede giudiziaria giacché la Regione si è costituita parte civile nell’inchiesta in atto, affinché i colpevoli dell’emergenza ambientale ne rispondano non soltanto sul piano penale ma anche in sede risarcitoria «perché il disinquinamento, la messa in sicurezza di acquedotti e terreni, i test medici e il monitoraggio sanitario, costeranno decine di milioni che non devono in alcun modo gravare sui contribuenti».

È la rotta tracciata nella prima seduta dei commissari (sono dieci, in rappresentanza di tutte le forze politiche) che a porte chiuse hanno ascoltato le informative dell’assessore all’ambiente, Gianpaolo Bottacin e dei dirigenti a capo dei dipartimenti regionali coinvolti: area tutela e sviluppo del territorio, servizio idrico integrato e tutela delle acque, unità organizzativa bonifiche ambientali e progetto Venezia. «Una riunione molto proficua», il commento di Brusco a margine dei lavori il Presidente Brusco «sono emersi i primi punti fermi: anzitutto, si è fatto ordine su ciò che è stato compiuto dalla Regione sul fronte Pfas sia nei confronti dei ministeri che verso gli altri enti sovraordinati. Poi sono stati approfonditi, con l’ausilio dei tecnici, i temi della bonifica dei siti contaminati dalle sostanze perfluoroalchiliche e degli interventi più utili ad assicurare acqua potabile alla cittadinanza».

In proposito il comitato “Zero Pfas” (reduce da un colloquio con il governatore Luca Zaia) propone una soluzione radicale: rifornire attraverso le autobotti la popolazione della vasta area che dalla “zona rossa” di Montecchio, Brendola e Lonigo si estende a Trissino e Montagnana; «Se gli stessi acquedotti, pur dotati di filtri, attingono a falde contaminate, non vediamo alternative al ricorso alla cisterne o alle “casette dell’acqua” che distribuiscano quanto prelevato da fonti pulite», afferma la portavoce Michela Piccoli. Tra una settimana nuova seduta, comparirà in audizione Luca Coletto, l’assessore alla sanità.

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