E i comitati spediscono 300 richieste danni

Dall’ufficio postale di Lonigo invio alla Miteni delle raccomandate: residenti in fila allo sportello

LONIGO. L’ufficio postale di Lonigo ha dovuto riservare uno sportello solo per loro. Si sono infatti presentati con 300 raccomandate tutte con lo stesso indirizzo: Miteni spa, via Stazione 91, Trissino. Sono i cittadini dei 21 Comuni di Vicenza, Padova e Verona che devono fare i conti con l’inquinamento da Pfas prodotto dalla Miteni di Trissino, l’azienda vicentina accusata di aver inquinato una larga fetta di falda acquifera del Basso Veneto.

C’è chi questi Pfas se li è ritrovati in notevole quantità nel sangue, chi ha dovuto interrompere l’utilizzo del proprio pozzo perché la falda è satura di inquinanti e chi ancora è costretto a convivere per colpa di questa contaminazione con la “sindrome da paura”. Ieri alle 9.30 decine di cittadini si sono presentate nell’ufficio postale vicentino per inviare le raccomandate con cui si chiede alla Miteni un risarcimento danni.

Una trentina di raccomandate erano firmate anche da cittadini di Montagnana, uno dei 21 Comuni dell’area a rischio: «Sono tre le tipologie di risarcimento danno che abbiamo indirizzato alla Miteni» spiegano dal Comitato Zero Pfas Montagnana «Alcuni hanno puntato sulla contaminazione del sangue, certificata dagli esami a cui sono stati sottoposti in particolare gli adolescenti dell’area “rossa”, quella dei 21 Comuni a rischio Pfas. Qualcun altro si è invece concentrato sul danno materiale, per esempio legato alla contaminazione del pozzo di casa». Più di qualche famiglia, in questa zona del Veneto, utilizza il pozzo a fine domestici o agricoli: la scoperta di Pfas in quest’acqua ha costretto questi residenti a cessare un utilizzo decennale di quella risorsa. «C’è poi chi ha visto nella contaminazione da Pfas un vero e proprio danno morale, indipendentemente da conseguenze provate a livello biologico e materiale». Cambiare abitudini, vivere col timore, prendere necessariamente precauzioni per la presenza di sostanze inquinanti possono infatti dar vita a quella che una sentenza della Corte di Cassazione (la numero 2515 del 21 febbraio 2002) definisce come vera e propria sindrome e che in quanto tale può dar seguito ad un risarcimento.

All’invio cartaceo delle 300 raccomandate seguirà in queste ore anche quello via posta elettronica certificata. Sono inoltre stati annunciati nuovi esposti alle Procure interessate.

Nicola Cesaro

©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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