Ultimatum dei sindaci «I campi vanno chiusi»

Trecento partecipanti alla manifestazione organizzata dopo il tentato stupro I primi cittadini di Bagnoli, Cona e Agna: «Alt al maxi centro o azioni forti»

BAGNOLI DI SOPRA. Un ultimo tentativo di resistenza civile, ma allo stesso tempo il deciso invito a tenersi pronti per un «contrattacco anche al di fuori delle regole». È questo il messaggio lanciato ieri mattina dai tre sindaci di Bagnoli di Sopra, Agna e Cona, che hanno radunato in piazza a Bagnoli di Sopra almeno trecento cittadini in una manifestazione pubblica convocata appena ventiquattro ore prima. All’indomani dell’aggressione sessuale di una donna, non lontano dal campo di accoglienza profughi di San Siro, i tre sindaci hanno voluto far sentire la loro voce in piazza chiedendo con ancor più decisione la chiusura degli hub di Bagnoli di Sopra e Conetta.

La manifestazione si è aperta con un lungo applauso dedicato alla vittima dell’aggressione: «La nostra concittadina non vuole strumentalizzare questo fatto, ed è per questo che ha espressamente richiesto di non finire nei giornali o in televisione» ha spiegato il sindaco di Bagnoli, Roberto Milan «Questa donna non ce l’ha con i profughi, ma con il sistema che ha concentrato tutti questi migranti in un paese e che ha creato tale situazione. Vuole che sia trovato il colpevole e vuole giustizia. È un comportamento che le fa onore e che dovremmo tenere tutti». Milan ha poi indirizzato un’accusa molto forte allo Stato e alla politica: «Siamo diventati un esempio negativo a livello mondiale. Episodi come quello di venerdì ci rendono tristemente noti ben al di fuori dei confini regionali. Non meritiamo di essere conosciuti per questi misfatti e per questi campi di concentramento. A chi doveva gestire la situazione dico chiaramente: siete degli incompetenti. Ora è il momento della svolta, e la svolta per noi è chiudere gli hub. Lo chiederemo direttamente al ministro dell’Interno Marco Minniti, che martedì sarà ospite a Treviso. Vogliamo esserci per dirgli in faccia quello che pensiamo». Gianluca Piva, sindaco di Agna, ha alzato i toni: «Siamo conosciuti come il “distretto del profugo”. I nostri uffici sono diventati uffici psicologici che raccolgono tensioni e frustrazioni della gente 24 ore su 24. Vogliamo difendere il diritto ad avere una vita normale: siamo determinati e lucidi e, nel rispetto delle regole ma anche no, siamo ormai pronti a tutto. Anche a consegnare le nostre fasce. Le barricate, faremo anche quelle se serviranno. Dopo due anni di resistenza è l’ora del contrattacco». Contrattacco che per il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, deve essere preceduto dal far fronte comune con i cittadini: «C’è bisogno di unità, di un minimo comune denominatore che è la lotta contro queste scelte di inciviltà. Per questo chiediamo ad ogni singola famiglia di questo territorio di appendere fuori da casa uno striscione che denunci le scelte sbagliate dello Stato, che chieda la chiusura degli hub, che tuteli la dignità dei cittadini e degli stessi migranti». I primi due sono comparsi ieri davanti al municipio di Bagnoli di Sopra e a breve se ne vedranno altri anche davanti alle sedi comunali di Agna e Cona. In piazza, ieri mattina, nessuna forza politica ha scelto di presentarsi con simboli o bandiere («d’altra parte siamo qui proprio perché tutta la politica e tutti i partiti hanno fallito», è una delle affermazioni del sindaco Milan). Oltre a cinque-sei sindaci del territorio, venuti a sostenere i tre colleghi che devono convivere con gli hub, erano presenti anche il senatore Gianpiero Dalla Zuanna e la deputata Giulia Narduolo (entrambi del Pd). Il primo, secondo cui situazioni come quella di San Siro e Conetta non possono essere tollerate, ha annunciato l’imminente discussione in Senato del decreto Minniti per accorciare i tempi di riconoscimento dell’asilo politico, la seconda ha confermato la necessità di puntare ad un’accoglienza diffusa.

Dal web si fa sentire anche l’ex sindaco di Padova il leghista Massimo Bitonci: « Lo Stato deve intervenire: chi non ha diritto di restare in Italia va espulso», è il suo attacco.

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