Tangenti Mose, condannato anche Cuccioletta

Patrizio Cuccioletta

Corte dei Conti: l'ex presidente del Magistrato delle acque dovrà restituire 2,7 milioni di euro

VENEZIA. Altri 2,7 milioni di euro che tornano nelle tasche dei cittadini. È la somma al cui pagamento è stato condannato Patrizio Cuccioletta, l’ex presidente del Magistrato alle Acque di Venezia processato dalla Corte dei Conti per le tangenti del Mose; secondo le accuse avrebbe ricevuto mazzette per non svolgere la sua funzione di controllore.

La sentenza è stata depositata ieri mattina dalla magistratura contabile, a un giorno di distanza da quella contro l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan che a sua volta dovrà restituire alla Regione 5,8 milioni di euro.

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Nove milioni in tutto sottratti alla corruzione: soldi usciti dalla casse pubbliche e usati dal Consorzio Venezia Nuova per comprare i favori di politici e di funzionari allo scopo di realizzare senza intoppi le dighe mobili in laguna. Sia Galan che Cuccioletta hanno patteggiato la pena davanti alla magistratura ordinaria, ora il conto - in senso letterale - è stato presentato da quella contabile.

«Fondamentale al sistema di corruttela». Il conteggio della somma a carico del presidente al Magistrato alle Acque (ricoprì tale carica dall’ottobre 2008 all’ottobre 2010) è stato fatto considerando sia il danno di immagine che quello di disservizio: lo screditamento che ha causato alla Pubblica Amministrazione col suo comportamento e i compensi percepiti dallo Stato nonostante non facesse quanto previsto dall’incarico.

Un comportamento, quello di Cuccioletta, ritenuto «fondamentale nel sistema di corruttela» del Mose secondo quanto rileva la sezione giurisdizionale, accogliendo la ricostruzione della Procura contabile rappresentata in aula dal pm Giancarlo Di Maio. Il giudizio dei magistrati nei confronti del funzionario è severissimo.

Il presidente Guido Carlino scrive nel dispositivo che c’è stato «un formidabile disprezzo dei valori fondanti il rapporto di impiego pubblico», tale da ridurre il prestigio e la reputazione della Pubblica Amministrazione. Cuccioletta aveva un ruolo delicatissimo, rileva la Corte: il Magistrato alle Acque era autorità competente per il coordinamento e l’alta vigilanza sui lavori del Mose e svolgeva inoltre un’attività di rappresentanza nel territorio.

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L’asservimento al Cvn e i controlli assenti. In realtà, secondo i magistrati, il presidente aveva completamente asservito il Mav al Consorzio Venezia Nuova. Emerge, scrivono, «un asservimento totale alle esigenze del Cvn il quale si era prepotentemente inserito nei procedimenti amministrativi di competenza della Pubblica Amministrazione, predisponendone addirittura gli atti ed esautorando l’ufficio pubblico dall’espletamento di autonome verifiche, necessarie per pervenire all’adozione di atti ponderati da un approfondito esame di legittimità, fondati su indipendenti valutazioni di congruità della spesa e di conformità all’interesse pubblico. L’attività di controllo sulla concessionaria dell’opera pubblica era stata praticamente ridotta a una mera apparenza in quanto direttamente gestita dal soggetto controllato».

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Feste e vacanze, i lussi al funzionario. In cambio il Cvn pagava Cuccioletta: uno stipendio “integrativo” di 400 mila euro; un premio di 500 mila quando cessò dall’incarico (soldi depositati in un conto svizzero intestato alla moglie); l’assunzione della figlia al Cvn; un contratto di consulenza per il fratello; la festa per il compleanno della moglie all’Harry’s Bar di Venezia costata 902 euro; le vacanze a Cortina.

Si pagherà le intercettazioni. I versamenti erano decisi dall’ex presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati (nelle sue agende il nome dell’ex presidente Mav è quello che ricorre con maggiore frequenza), ma i soldi erano quelli dei cittadini. Soldi che ora il magistrato è chiamato a restituire: i magistrati gli hanno chiesto anche di saldare le spese per le intercettazioni a cui è stato sottoposto, circa 37 mila euro.

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