Pfas, mortalità superiore alla media fra i lavoratori Miteni

Lo rivela l'analisi epidemiologica della Regione Veneto: incidenza anomala di tumori

VICENZA. Tra il personale di Miteni spa, la multinazionale chimica di Trissino indagata per l’inquinamento da Pfas, la mortalità retrospettiva degli addetti direttamente esposti alle sostanze perfluoralchiliche risulta superiore alla media con un’incidenza anomala di tumori - al fegato, alla vescica, al rene - accompagnata da picchi di cirrosi, diabete ed ipertensione.

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Lo afferma lo studio condotto da Enzo Merler e Paolo Girardi, epidemiologi dell’università di Padova e di Verona, illustrato a Venezia, a conclusione del workshop internazionale voluto dalla Regione sui risvolti scientifici della contaminazione che ha avvelenato suolo e acque di 23 comuni, in una superficie di 150 kmq popolata da 120 mila persone tra Ovest vicentino, Alta Padovana e lembi del Veronese.
 

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Fissata una “timeline” che spazia tra 1968 e 2009, gli scienziati hanno analizzato le cartelle mediche di 415 lavoratori, parte dei quali impegnati nella sintesi di Pfas e dei suoi composti Pfoa e Pfos, prodotti utilizzati a scopo impermeabile.
 
«Tra i 70 dipendenti a diretto contatto con queste sostanze», commenta Merler «la percentuale di decessi è superiore alla media e così l’incidenza di patologie. La nostra indagine non è conclusa e sconta i limiti del campione e la difficoltà di ricostruire il quadro clinico, tuttavia abbiamo rilevato picchi di concentrazione di perfluoro nel sangue pari a 10 mila nanogrammi contro i 2-3 fisiologici».
Né l’allarme è limitato a quanti hanno lavorato nello stabilimento, già sede della Rimar (Ricerche Marzotto) e oggi di proprietà del gigante International Chemical Investors Group. I test del sangue svolti tra 120 agricoltori che vivono nella “zona rossa” dell’inquinamento (e ne hanno consumato l’acqua tossica) ha accertato percentuali di Pfas doppie rispetto a quelli attivi nell’anello esterno del territorio inquinato.
 
Tant’è. Miteni continua a respingere le accuse: «Negli ultimi anni abbiamo investito oltre 15 milioni nel trattamento delle acque e in interventi ambientali, adottando tutte le misure di sicurezza richieste». Ma le relazioni che si sono susseguite - nell’incuranza della politica e sotto gli occhi attenti del pm Barbara De Munari che conduce l’inchiesta della procura vicentina - segnalano negli adolescenti valori di Pfas 21 volte più elevati del normale, tempi di smaltimento dell’accumulo allungati a vent’anni, patologie neonatali allarmanti che si arrestano solo nel 2013, l’anno di applicazione dei primi filtri all’impianto. Un quadro senza precedenti.
 
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