Crac banche venete, risparmiatori tutelati solo dall’azione penale

L’avvocato Bettiol: «Per ottenere i risarcimenti bisogna inserirsi come parte lesa nei procedimenti per aggiotaggio a Vicenza e a Roma»

PADOVA. Risparmiatori truffati delle banche venete unitevi. Ma sotto quale bandiera? Comitati, associazioni, avvocati, tutti strattonano senza che prevalga una linea.

Class action, cause civili, cause penali, azione di responsabilità, tavoli di conciliazione, possibilità di transazione, puntare sul dolo degli ex amministratori, sull’omesso controllo dei revisori, della Banca d’Italia, della Bce, muovere la Regione, il governo. E’ tutto un brodo.

Ecco uno che ha spinto la verifica tecnica a fondo: è Rodolfo Bettiol, avvocato, docente associato di procedura penale al Bo. Un nome noto. Bettiol dice che la class action non ha senso, che la causa civile è perdente, che l’unico modo per ottenere la refusione del danno è inserirsi come parte lesa nei procedimenti penali per aggiotaggio in corso a Roma e a Vicenza. Subito, senza perdere tempo.

«Ho studiato tutte le carte con un’associazione, mi hanno chiesto cosa è meglio fare da azionisti truffati. Ci sono aspetti diversi, fiscali, tributari e di quantificazione del danno».

E cosa è meglio fare?

«Vediamo le varie ipotesi. La class action è solo per i consumatori e gli utenti. Gli azionisti non c’entrano per niente. L’alternativa è la causa civile, ma non è facile».

Perché?

«Innanzitutto è prevista la mediazione obbligatoria, poi la causa è individuale, ha costi non indifferenti e un grosso problema: l’onere della prova a carico dell’attore. Inoltre l’art. 7 della legge bancaria esclude che il giudice civile possa ordinare a Banca d’Italia di rilasciare gli atti ispettivi».

Chi può farlo?

«Solo il giudice penale, che pare li abbia già acquisiti. Il processo penale è l’unico che sfonda tutte le porte. Ma anche qua: azione individuale? Se faccio una denuncia per truffa, occorre dimostrare artifici e raggiri nella vendita delle azioni da parte di un singolo funzionario di banca, il quale verrà a dire che non è vero niente. Anche ammesso che qualcuno dicesse la verità, fare migliaia di azioni per truffa vuol dire semplicemente arrivare alla prescrizione».

In quanto tempo si prescrive la truffa?

«Sette anni e mezzo con interruzione, altrimenti 6. Già oggi vedo che le truffe si prescrivono, figurarsi se ne arrivano 2-3000, come pare siano arrivate. Non facciamo tanta strada».

E allora?

«Ci sono due procedimenti penali in corso, uno davanti alla procura della repubblica di Vicenza, imputati gli amministratori di BpVI, l’altro a Roma per VB. In questi processi è contestato un preciso reato, l’aggiotaggio, che consiste nel dare false informazioni idonee a influire sull’andamento dei titoli. Qui verrebbero coperti tutti i risparmiatori: chi ha comprato azioni di recente ma anche chi le deteneva già. Perché se io avessi avuto una corretta informazione, le avrei vendute. Agganciarsi a questi due procedimenti è la cosa più semplice e con più probabilità di successo. Difficile che riescano a cavarsela dal delitto di aggiotaggio».

Ma il mio scopo è ottenere il risarcimento del danno, più che la loro condanna.

«La strada è un po’ lunghetta, bisogna arrivare alla sentenza di condanna degli amministratori e poi della banca quale responsabile civile. La prima fase del penale è costituirsi subito come parti offese, per entrare nel processo e anche spingere l’azione delle procure. E può darsi che un numero rilevante di persone che si costituiscono parti offese induca le banche alla transazione».

Che è diversa dalla conciliazione…

«La transazione è un po’ una rinuncia reciproca, bisogna stabilire quanto. Per i tavoli di conciliazione invece, che non sono mai partiti, si parla di una cifra da 15% a 25% su cui però bisognerà pagare il 26% di tasse, perché tecnicamente si forma una plusvalenza».

La seconda fase?

«All’udienza preliminare: qui c’è la possibilità di costituirsi parte civile contro gli imputati, ma si può anche richiedere che sia citata la banca come responsabile civile. Fare un’azione civile nel processo penale, invece di fare un autonomo processo civile. Il vantaggio del penale è che il pm ha già raccolto le prove e io posso usufruirne per argomentare a mio vantaggio. E’ una strada in discesa, anche se il processo sarà impegnativo perché gli imputati si difenderanno con le unghie e con i denti. E anche la banca, probabilmente. Però sono avvantaggiato dal fatto di avere le prove, ho la relazione della Banca d’Italia, della Bce, le consulenze fatte dal pubblico ministero, le intercettazioni».

Quando ci sarà l’udienza preliminare, che pare venga celebrata al teatro comunale di Vicenza,. come ha anticipato la Procura?

«Entro l’anno prossimo. Sarebbe importante sapere se c’è la volontà di trasferire anche il processo BpVi a Roma».

Come mai la procura di Roma non ha agito nei confronti di Vicenza come ha fatto con Veneto Banca?

«Credo che abbiano fatto un accordo tra pm, perché a rigore anche BpVi dovrebbe andare a Roma: si contesta sempre l’ostacolo alla sorveglianza».

Quanto costerebbe la causa penale al singolo risparmiatore?

«Sicuramente meno della causa civile, dove le richieste adesso sono sui 5.000-6.000 euro».

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