Scatta la controffensiva degli avvocati contro i banchieri

MESTRE. La signora Maria è un’ultrasettantenne che tra gli anni 2000 e 2014 ha acquistato 17 mila azioni di Veneto Banca, per un valore di circa 600 mila euro, un’eredità investita per intero: ha...

MESTRE. La signora Maria è un’ultrasettantenne che tra gli anni 2000 e 2014 ha acquistato 17 mila azioni di Veneto Banca, per un valore di circa 600 mila euro, un’eredità investita per intero: ha provato a venderle ma le hanno consigliato di tenerle. Un noto imprenditore trevigiano, 500 mila euro in azioni, ha chiesto un fido di 200 mila: Veneto Banca ne ha accordati 250 mila, garantiti da azioni, e adesso l’istituto gli chiede il rientro. «In questo caso si tratta di “operazioni baciate”», spiega l’avvocato Alessandro Filippi, segretario Aiga (Associazione Giovani Avvocati di Venezia) «definite nulle». L’avvocato cita anche l’episodio di due fratelli, entrambi con un milione di euro in titoli (Popolare Vicenza): uno li ha venduti, l’altro no. Lo studio Esini & Da Villa, specializzato in diritto finanziario, segue oltre duecento casi in tutta Italia. «Posso raccontarvi di un vedovo, malato, con due badanti», spiega l’avvocato Marco Da Villa, «quando gli serviva denaro andava alla PopVi, disinvestiva titoli che aveva per 70 mila euro. Nell’ultimo anno non è stato più possibile, adesso è solo, malato e senza risparmi». C’è il piccolo risparmiatore, ma anche imprenditori e professionisti. «Come la figlia del medico con un milione di euro in azioni. Pensava di essere ricca, oggi non ha nulla e deve far fronte agli impegni della famiglia». Lo studio tenterà la strada del “difetto di concentrazione”, perché la banca le ha fatto investire tutto in unico titolo. L’avvocato fa un inciso: «Bisogna ottenere la documentazione ma l’istituto chiede anche 20 euro a foglio per disincentivare la richiesta». Sulla tutela del risparmiatore, si è focalizzato il convegno dell’auditorium di via Forte Marghera. Gli avvocati Alessandro Filippi, Carlo Emilio Esini e Marco Da Villa del Foro di Venezia, l’avvocato Andrea Dondè, di quello di Milano e Andrea Cimmino di Roma hanno messo a fuoco le problematiche giuridiche relative ai crac delle popolari venete. «A un disabile, sordo» racconta l’avvocato Ezio Conte «nonostante abbia l’80% dei risparmi in azioni, a Veneto Banca hanno suggerito di comprarne ancora. A Mestre, stessa storia. Ma potrei citare l’infermiera di Ponte delle Alpi che prende 1.200 euro che pagare un finanziamento contratto per comperare le azioni che non valgono più nulla».

Marta Artico

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