«Albertazzi era sul Grappa al rastrellamento nazista»

Il presidente di Istresco Amerigo Manesso esibisce un rapporto militare del 1944 «L’attore era sottotenente nel plotone fucilieri della R.S.I. in valle delle Foglie»

TREVISO. Della sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana si è sempre saputo. Meno nota la sua partecipazione diretta, in qualità di fuciliere, al tragico rastrellamento nazifascista del Grappa (171 partigiani impiccati, almeno trecento uccisi in montagna, altri quattrocento deportati nei lager in Germania). Piano dunque con le celebrazioni di Giorgio Albertazzi, scomparso il 28 maggio scorso all’età di 92 anni.

A sollevare l’argomento, producendo i documenti che lo provano, è l’Istresco, il prestigioso Istituto per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca trevigiana. Il suo presidente, Amerigo Manesso, esibisce la relazione sull’operazione Piave vergata il 28 settembre 1944 dal tenente Giorgio Pucci. Un rapporto militare solo in parte pubblicato nel 2006 da Lorenzo Capovilla e Giancarlo De Santi. Ad irritare l’Istresco è stato soprattutto il silenzio scelto dall’attore toscano, dopo la guerra, su quella pagina della sua vita: «Avesse raccontato, in questi anni, quello che sapeva – spiega Manesso – sarebbe diverso. Quando gli scrivemmo, non ci degnò di alcuna risposta». Per questo ora «non può essere sminuito il ruolo consapevolmente svolto nella uccisione di partigiani e nella esecuzione di prigionieri» da parte di Albertazzi.

L’attore - scrive Manesso – «non ha mai cercato giustificazioni per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, anzi l’ha rivendicata come una scelta consapevole, “per stare dalla parte dei perdenti, fatta più per istinto anarchico che per convinzione”. All’età di 23 anni il sottotenente Giorgio Albertazzi ricopre la carica di ufficiale della 3^ Compagnia del 63^ Battaglione della legione “M” Tagliamento e partecipa al rastrellamento del Grappa nella zona di Campo Solagna, Monte Oro e valle delle Foglie. L’azione si svolge tra il 20 e il 27 settembre 1944 e i legionari della 63^, secondo la relazione del tenente Pucci Giorgio, uccidono a più riprese: il 22, ammazzano 5 “banditi”, tra cui il comandante dell’Italia libera Archeson Vico Todesco, mentre il 24 vengono fucilati tre prigionieri inglesi. Nel corso dell’operazione la compagnia cattura anche 23 partigiani e libera due donne e un uomo. Il 27 settembre, svolto e con successo il compito che era stato loro assegnato, i legionari salgono sugli autocarri e rientrano in sede, a Staro, a nord di Recoaro. La dinamica dei fatti, così come ricostruiti nella relazione di Pucci, comprova la presenza di Albertazzi che, in quanto ufficiale del 2^ Plotone Fucilieri, non poteva che essere sul campo per svolgere le funzioni attinenti il grado che ricopriva. E la 3^ Compagnia era stata appositamente trasferita dalla sede di Staro (Vicenza) in quanto impegnata nell’operazione “Piave”, cioè nel rastrellamento che aveva lo scopo di annientare la presenza partigiana sul Grappa e terrorizzare le popolazioni che davano sostegno ai “ribelli”».

L’Istresco ricorda anche un altro episodio, risalente al luglio 1944, che avrebbe visto l’attore di Fiesole protagonista di una fucilazione: accadde a Pesaro quando al sottotenente Albertazzi fu ordinato di fucilare un disertore. Secondo alcune testimonianze raccolte durante il processo che ne seguì, a Milano nel 1952, l’attore eseguì l’ordine sparando al disertore. Pochi mesi dopo la sua compagnia fu inviata in Grappa a partecipare al rastrellamento.

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