«La riforma del Senato crea solo confusione»

VENEZIA. Il nuovo Senato è una grande opportunità per rappresentare a livello centrale le istanze delle istituzioni territoriali. Ma se la nuova assemblea - composta da 5 membri nominati dal...

VENEZIA. Il nuovo Senato è una grande opportunità per rappresentare a livello centrale le istanze delle istituzioni territoriali. Ma se la nuova assemblea - composta da 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica, 74 Consiglieri regionali, e 21 sindaci- sarà all’altezza di questa opportunità dipenderà dai criteri che verranno scelti per l’elezione dei rappresentanti degli enti locali. E questi criteri al momento non ci sono.Un bel grattacapo, hanno evidenziato i docenti universitari riuniti ieri a Venezia.

«La legge costituzionale - ha spiegato Paolo Feltrin dell’Università di Trieste - ha fissato solo grandi principi e indirizzi per le norme transitorie, entrambi insufficienti a chiudere il tema delle modalità di elezione. Vi sono dei problemi tecnici piuttosto complicati che rendono questo processo di difficile attuazione in almeno 15 Consigli regionali».

Si rischia, secondo il presidente del consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti, un’impasse. Un motivo in più per bocciare in toto la riforma Boschi: «Frettolosa, approssimata, priva di cultura istituzionale e giuridica. La volontà d'ordine può trasformare in tiranno chi voleva solamente spazzar via la confusione.  Non sarebbe la  prima volta che la bellezza dell'ordine serve di giustificazione al dispotismo» ha detto introducendo i lavori del seminario.

«La legge - spiega Feltrin - parla di proporzionalità e fissa a due il numero minimo i senatori per Regione». E qui cominciano i problemi. Se i due Senatori che spettano alle Regioni più piccole vengono tolti da conto prima, il risultato per le più grandi, proporzionalmente al numero di abitanti, è di un certo tipo. Se invece i seggi vengono distribuiti per proporzione, e il conto finale viene aggiustato dando due senatori a chi ne avrebbe solo uno, il risultato è diverso. La legge non dice cosa fare. Poi c'è il grosso problema della distribuzione dei senatori dentro ogni Regione, con la possibilità di pareggi tra candidati delle liste minori. La proposta di Feltrin è di “ponderare il voto di ciascun consigliere sulla base della quota parte dei voti raccolti dalla lista in cui è stato eletto».

Silvia Giralucci

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