Il governo boccia l’autonomia del Veneto

Pronta la lettera del ministro Costa e Bressa rilancia: Palazzo Chigi riconoscerà solo nuove funzioni amministrative

VENEZIA. Il governo boccia il modello di autonomia speciale proposto dal Veneto ed è disponibile ad aprire una trattativa per riconoscere maggiori competenze solo per le funzioni amministrative. Questo il contenuto della lettera di risposta che il ministro per gli Affari regionali Andrea Costa invierà alla giunta regionale, secondo quanto anticipato ieri dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega alle Riforme e all’Autonomia, Gianclaudio Bressa, a margine di un convegno sul nuovo Senato organizzato a palazzo Franchetti a Venezia.

La delibera di palazzo Balbi

La delibera che il 15 marzo scorso Luca Zaia ha inviato a Matteo Renzi, in cui chiedeva al governo di riconoscere al Veneto un’autonomia analoga a quella del Trentino Alto Adige, che si trattiene i 9 decimi del prelievo fiscale, non è quindi compatibile con la Costituzione e non può essere la base del negoziato istituzionale. Zaia chiedeva a Renzi anche l’election day a ottobre per abbinare il referendum consultivo sull’autonomia del Veneto a quello della riforma Boschi sulla Costituzione.

La chiamata alle urne

Partiamo dal referendum: si può fare, ma esclusivamente nei termini della domanda approvata dalla Corte Costituzionale (che ha bocciato 4 dei 5 quesiti che il Veneto aveva proposto): “Vuoi che al Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di Autonomia?”. Il costo di questo esercizio di democrazia sarà interamente a carico della Regione Veneto (e potrebbe superare i 14 milioni di euro). Quando votare? Non certo accorpando in un Election-day il referendum veneto a quello sulla riforma costituzionale per un motivo logico: non si può chiedere l’attuazione di un articolo della Costituzione sul quale quello stesso giorno con un altro referendum si chiede di confermare la modifica.La trattativa con il governo per una maggiore autonomia del Veneto è su un altro piano, non c’entra nulla con il referendum ed è già partita con il dossier di 38 pagine inviato dalla giunta regionale al premier Renzi.

La trattativa Roma- Venezia

La risposta, anticipa il sottosegretario Bressa, è che «il governo è pronto a trattare sui nuovi poteri assegnati alle Regioni con il terzo comma dell’art. 116 della Costituzione. In che cosa consiste la maggior autonomia? Il focus sono le funzioni amministrative. Solo laddove per non comprimere l’autonomia della competenza amministrativa sia necessario affidare anche la funzione legislativa o quella finanziaria si possono affrontare queste due sfere».

Nei fatti la risposta del ministro Costa contraddice in toto la richiesta di passare al Veneto tutte le competenze che oggi sono concorrenti tra Stato e Regione, salvo alcuni principi generali.

Stop ai conflitti

«Tale prospettiva», spiega Bressa, «avvicinerebbe molto il Veneto alle competenze delle Regioni a statuto speciale ed è in completo contrasto con la riforma della Costituzione appena approvata che di fatto toglie alle Regioni molte delle competenze che oggi condividono con il livello statale».

Renzi lo ha ribadito anche l’altra sera in tv: la riforma del 2001 voluta da Bassanini ha solo creato conflitti tra Stato e regioni e ora con la Boschio tutte le competenze in materia di turismo torneranno a Roma. Un dietrofront, che riapre lo scontro. Da una parte c’è il Veneto che chiede la gestione autonoma della sanità e della scuola (anche del personale), maggiori competenze per Università e ricerca scientifica, e tutela dei Beni culturali. Autonomia assoluta per Demanio, rapporti con la Ue, tutela dell’Ambiente e Protezione civile, e sostegno alle imprese con la previdenza complementare. E soprattutto di tenere a Venezia i 9 decimi del gettito Irpef, Ires e Iva.

Dall’altra parte il governo che risponde che in alcun modo si può confondere la “maggior autonomia” con una sorta di statuto speciale, e indica una precisa sequenza per la trattativa.

«Il Veneto» spiega Bressa «deve dire quali sono i temi sui quali vuole esercitare la propria autonomia. Dire ‘tutto’ come nella proposta pervenutaci non ha riscontro con la realtà. Non si può dire tutta la competenza concorrente diventa regionale. Quando avremo definito quali sono le competenze amministrative che si possono trasferire, valuteremo se per farlo è opportuno trasferire anche le deleghe legislative e solo alla fine quali sono le risorse necessarie per dare concretezza a quanto deciso. Prevedere che i 9 decimi di Irpef, Ires e Iva vadano alla Regione - sul modello di quanto avviene a Trento e Bolzano che ne godono in virtù di una legge costituzionale - è una boutade fuori dalla realtà, questo lo sa anche Zaia», conclude Bressa.

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