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Cooperativa dei profughi, tre indagati

Maltrattamenti e truffa allo Stato, perquisita la sede di Ecofficina a Battaglia Terme. L’accusa: minacce contro gli stranieri

di Enrico Ferro
2 minuti di lettura

PADOVA. Vuoi vedere la tv? Paga. Vuoi usare il wi-fi? Paga. Il “qui si fa come dico io” prevedeva anche la pulizia delle stanze e degli spazi comuni, oltre alla permanenza in albergo in determinati orari. Per chi si ribellava c’erano violenze e minacce, a volte anche con l’uso di armi. È il “benvenuto in Italia” dato ai profughi accolti a Montagnana: l’hotel Maxim’s e altri due appartamenti, strutture gestite da Sergio Enzini, 52 anni, originario di Torre Annunziata. Con lui sono rimasti invischiati i vertici di Ecofficina di Battaglia Terme, la cooperativa pigliatutto, il gigante che si sta accaparrando la fetta più grande del mega-bando pubblicato dalla Prefettura. La Procura di Rovigo ha indagato infatti Sara Felpati, 42 anni, consigliere del consiglio di amministrazione (moglie di Simone Borile, ex vice presidente della Padova Tre Srl) e Gaetano Battocchio, 41 anni, vicepresidente del cda di Ecofficina. Ieri mattina tutti e tre i protagonisti sono stati perquisiti nelle rispettive abitazioni. I reati contestati sono truffa aggravata ai danni dello Stato e maltrattamenti. Ma è solo l’inizio. I carabinieri hanno avviato infatti accertamenti a 360 gradi sul grande business dell’accoglienza dei profughi.

Cibo che scarseggia, stanze fredde, indumenti con il contagocce. È la segnalazione anonima giunta verso la fine del 2014. Un esposto con cui si invitavano le autorità a effettuare controlli all’interno dell’hotel Maxim’s e in due appartamenti di Borgo San Marco a Montagnana. La Prefettura di Padova ha inviato quindi i suoi dirigenti a verificare le condizioni di vita degli oltre venti profughi (quasi tutti da Senegal e Mali) ospiti delle strutture gestite da Sergio Enzini.

Dopo il sopralluogo sono stati inviati i relativi richiami: pasti di scarsa qualità, quantità e non sufficientemente variegati; sporcizia e freddo nelle stanze; mancanza di profilassi sanitaria per alcuni ospiti; totale assenza di corsi di integrazione e alfabetizzazione. Iniziative, queste ultime, che dovevano essere organizzate dalla cooperativa Ecofficina, realtà che aveva preso a carico la gestione dei migranti arrivati a Montagnana, dopo che alcuni controlli avevano fatto cadere i requisiti con cui si era presentato al bando il titolare del Maxim’s. Secondo l’accusa è mancata quindi la necessaria azione di controllo e vigilanza.

I fatti che la Procura di Rovigo contesta si riferiscono al periodo che va da agosto 2014 a gennaio 2015. Il malessere diffuso si è trasformato nella prima concreta richiesta di aiuto in un momento ben preciso. C’erano alcuni senegalesi che avanzavano richieste legittime per migliorare la loro permanenza ma di fronte a quelle rimostranze Enzini rispose minacciando tutti con una pistola. In quell’occasione ci fu la prima telefonata al 112 e il primo intervento di una pattuglia dei carabinieri.

I militari ieri hanno perquisito le abitazioni di Sara Felpati (Battaglia, via Unità d’Italia 13), Gaetano Battocchio (Cinto Euganeo, via Giarin 7) e di Sergio Enzini (Montagnana, via Sant’Antonio 5). Hanno prelevato documenti cartacei ma anche files contenuti nei computer. Contestualmente è stata perquisita anche la sede di Ecofficina in via Roma 32 a Battaglia. I decreti sono stati firmati dal procuratore di Rovigo Carmelo Ruberto.

È evidente che se le accuse saranno accertate, questa indagine costituirà un vero “spartiacque” nel business dell’accoglienza dei profughi tra Padova e provincia. Ecofficina (ora Ecofficina Educational) è infatti la realtà più grossa tra le cooperative in gara per gli appalti.

e.ferro@mattinopadova.it

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