Stop alle ricerche del corpo di Isabella

Il capo della Mobile Giorgio Di Munno durante il punto con la stampa

La Polizia: sono molto costose, servirebbero nuovi elementi che al momento non ci sono

PADOVA. Non si perdono le speranze, non si rinuncia a credere che prima o poi il corpo di Isabella Noventa verrà finalmente recuperato. Ma al momento le ricerche sono sospese. «Ventisei giorni di ricerche nel fiume Brenta e in altri posti, con un dispendio di uomini, mezzi e risorse enorme e senza alcun esito» sottolinea il capo della squadra mobile Giorgio Di Munno facendo il punto delle indagini sull’omicidio della segretaria di Albignasego. «In assenza di nuovi spunti investigativi o di indicazioni del luogo dove si trova il corpo da parte dei tre indagati, le ricerche sono sospese» prosegue Di Munno, «il Brenta è stato scandagliato dall’elicottero e dai sommozzatori e non è stato trovato nulla».

Il capo della Mobile non lo dice apertamente, tuttavia lascia intendere che probabilmente quella del corpo gettato nel fiume non è più l’ipotesi più realistica: «Dà da pensare» riferisce il dirigente di polizia, «che in tutto questo tempo e con la dovizia di mezzi e indagini dedicati, il corpo non sia stato trovato nel Brenta, non sia riemerso in qualche punto da Noventa Padovana fino al mare».

Ripercorrendo le fasi delle ricerche, inevitabile è il riferimento non solo al costo economico affrontato, ma anche a quello umano: la morte dell’ispettore di polizia Rosario Sanarico, 52 anni, del gruppo sommozzatori di La Spezia, rimasto incastrato il pomeriggio del 19 febbraio nella chiusa di Stra, nel Veneziano, mentre era in immersione. Fu recuperato dopo più di un’ora e trasportato in gravissime condizioni all’ospedale dove nella notte morì. Un tributo di sangue che ha aggiunto un carico di amarezza a una storia drammatica.

«Dopo tanti sforzi è assolutamente necessario che ci sia un nuovo impulso, uno spunto investigativo o una indicazione attendibile per riprendere le ricerche» conferma Di Munno. Intanto gli investigatori hanno ristretto a un raggio di dieci chilometri dalla villetta di Freddy Sorgato in via Sabbioni 11 a Noventa Padovana - dove Isabella è stata uccisa - l’area dove il ballerino e la sorella Debora si sono liberati del corpo della cinquantacinquenne.

Nei ventisei giorni di ricerche sono stati impiegati elicotteri, sommozzatori, cani molecolari, agenti di polizia e vigili del fuoco. Oltre che nel Brenta si è cercato nel cantiere della casa in costruzione davanti alla villetta di Freddy, nel giardino di quest’ultima, nel casolare adibito a ricovero attrezzi dei nonni dei fratelli Sorgato in via Polati, sempre a Noventa. Le cose sembravano prendere una piega finalmente positiva quando è stata ritrovata nel fiume una borsa con dentro una giacca: falso allarme. Come falso allarme è stato il ritrovamento di due sacchi neri dell’immondizia - uguali a quelli che Freddy ha detto di aver utilizzato per avvolgere il corpo della vittima - sempre nel Brenta, uno a Vigonovo e uno un po’ più a valle. Falsi allarmi che pesano come pietre sul cuore dei familiari di Isabella Noventa. La speranza, anche per loro, è l’unica cosa che rimane.

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