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Il Nordest si scopre crocevia dei terroristi

La Digos indaga sul passaggio a Treviso e a Tessera di Khalid El Bakraoui Il kamikaze di Bruxelles è atterrato al Canova e ha dormito al Marriott

Francesco Furlan
2 minuti di lettura

VENEZIA. C’è un doppio Nordest nella mappa del terrorismo internazionale disegnata dall’Is: il Nordest usato per reclutare combattenti, giovani da convertire in fanatici dediti al martirio per la causa dell’auto-proclamato stato islamico.

E il Nordest usato come stazione di passaggio per volare dai Paesi dell’Europa centrale all’area Balcanica, alla Grecia e ai Paesi del Medio-Oriente, porta d’accesso per la Siria. Il Nordest degli aspiranti jiadhisti è raccontato dalle indagini della procura anti-terrorismo di Venezia sull’imam Hussein Bilal Bosnic - arrestato nel suo Paese, la Bosnia, e condannato per terrorismo internazionale - e il reclutatore macedone Ajhan Veapi, 37 anni, di Azzano Decimo, di cui proprio pochi giorni fa il Tribunale del Riesame di Venezia ha negato la scarcerazione, ricordandone il ruolo avuto nella scelta presa da Ismar Mesinovic, l’imbianchino di Ponte nelle Alpi partito col figlio per combattere in Siria a dicembre 2014 e morto poche settimane dopo.

Il Nordest usato come area di passaggio, per la presenza degli aeroporti di Treviso e Venezia, è fotografato dal fatto che uno dei kamikaze di Bruxelles, Khalid El Bakraoui, è passato per il Veneto tra il 23 e il 24 luglio scorsi: atterrato all’aeroporto di Treviso, trascorse la notte all’hotel Marriott Courtyard di Tessera, per poi partire la mattina successiva, alle 6, con un volo Volotea diretto ad Atene, probabilmente per incontrare Salah Abdeslam, organizzatore degli attentati di Parigi, che sarebbe arrivato pochi giorni dopo dalla Puglia. La presenza di Khalid El Bakraoui in Veneto - rivelata ieri da SkyTg su fonti del nostro anti-terrorismo - è citata in un documento trasmesso alcuni giorni fa dal ministero dell’Interno alla Digos veneziana con la richiesta di verificare e approfondire le informazioni.

Nel documento si fa riferimento alla presenza di Khalid El Bakraoui come a un passaggio dettato dalla necessità di spostarsi dal Belgio alla Grecia. La scelta di Treviso e Venezia quindi - secondo la ricostruzione dell’anti-terrorismo - sarebbe stata dettata da motivi logistici. Del resto, si interroga un investigatore, se avesse avuto una base d’appoggio El Bakraoui l’avrebbe potuta usare per trascorrere la notte anziché lasciare tracce in un albergo. Non per questo tuttavia si può escludere - anche se sarà molto difficile verificarlo - che nelle poche ore in cui è stato in Veneto, in attesa di ripartire per la capitale greca, El Bakraoui non abbia incontrato qualcuno. Un pugno d’ore che i poliziotti della Digos veneziana stanno cercando di ricostruire, ad esempio con gli orari della registrazione nell’albergo di Tessera, uno dei più comodi per chi voglia raggiungere il Marco Polo in tempi rapidi.

Quello di El Bakraoui viene quindi catalogato come un semplice passaggio, ma non per questo sminuito o derubricato. Perché Khalid El Bakraoui non è un terrorista qualsiasi. È colui che si è fatto esplodere nella metro di Bruxelles alle 9.11 del 22 marzo, 73 minuti dopo che il fratello Ibrahim aveva fatto lo stesso all’aeroporto Zaventem della città Belga. Ed è colui che, sotto falso nome, ha affittato il covo di Charleroi servito a preparare le cinture esplosive per il commando della strage di Parigi, e aveva poi affittato la casa di Forest, Bruxelles, servita da nascondiglio al super-ricercato Abdeslam Salah.

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