Manuela Cacco, già un mese fa le prime rivelazioni agli inquirenti

Manuela Cacco

La tabaccaia di Camponogara collabora dal 25 febbraio con gli investigatori per aiutare a ricostruire l’omicidio di Isabella Noventa

PADOVA. Da un mese Manuela Cacco sta collaborando con gli investigatori. È il pomeriggio del 7 marzo quando la tabaccaia di Camponogara firma il verbale di un interrogatorio che viene secretato. È il secondo interrogatorio che affronta con il pubblico ministero Giorgio Falcone e il dirigente della Squadra mobile Giorgio Di Munno, affiancata dal legale di fiducia, l’avvocato veneziano Alessandro Menegazzo: ha appena dichiarato, in un atto giudiziario formale «è stata Debora a uccidere Isabella a colpi di mazzetta».

Ma i vertici investigativi hanno chiara l’identità della mano assassina da giorni. E già sanno che la macabra e crudele esecuzione di Isabella Noventa è avvenuta per mano di Debora Sorgato, e non del fratello Freddy, perché quel 7 marzo si tratta di concludere (e tradurre in un atto giudiziario formale e segretissimo), l’inizio di una confessione cominciata per Manuela Cacco 9 giorni dopo essere finita dietro le sbarre. Una confessione iniziata il 25 febbraio in una piccola stanza del carcere femminile di Verona.

La collaborazione. Prime ore del pomeriggio di mercoledì 25 febbraio: Freddy Sorgato, la sorella Debora e l’amica Manuela Cacco sono in carcere per l’omicidio premeditato di Isabella Noventa e la sparizione del suo corpo dalla serata del 16 gennaio. Intorno alle 14.30, nel suo ufficio della procura, il pubblico ministero Giorgio Falcone si prepara a interrogare il primo testimone fra le cinque “persone informate sui fatti” convocate quel giorno per fare luce sul giallo.

Arriva una telefonata e il calendario di appuntamenti è azzerato d’improvviso: tutto annullato e interrogatori rinviati al martedì successivo, l’1 marzo, per il fratello della vittima Paolo Noventa, l’ex marito e l’amica del cuore di Isabella (Piero Gasparini e Carla Comisso), l’investigatore Riccardo Lentini e il compagno di Debora Sorgato (il maresciallo dell’Arma Giuseppe Verde). Il motivo? Manuela Cacco vuole incontrare i massimi vertici investigativi, il pm Falcone e il capo della Mobile Di Munno. Si organizza una macchina e si corre a Verona. E là, in una saletta della struttura penitenziaria scaligera, la 53enne veneziana che aveva impersonato Isabella nella macabra messinscena della sua improbabile volontaria sparizione (messinscena svelata da lei stessa nell’interrogatorio avvenuto nella questura di Padova la sera del 15 febbraio) va oltre le prime ammissioni. E indica l’identità di chi avrebbe annientato la vita di Isabella.

Nuovi particolari. Ma non basta, almeno per gli inquirenti, perché qualsiasi accusa va riscontrata e supportata da elementi indiziari forti. Manuela ripete: non so dove sia stato nascosto il cadavere di Isabella. Eppure insiste: la sera del mio arrivo a Noventa nella villetta di Freddy, il 16 gennaio, i fratelli Sorgato mi hanno informato che Isabella era stata uccisa da Debora in cucina a colpi di mazzetta in testa. Ecco che il magistrato decide di accertare se nell’abitazione di Noventa in via Sabbioni, già passata al setaccio, siano rilevabili tracce biologiche (in particolare sangue) con le più sofisticate strumentazioni scientifiche a disposizione. Via all’operazione il 29 febbraio da parte degli specialisti del Gabinetto Triveneto della Polizia Scientifica e dello Uacv (Unità di analisi del crimine violento) sotto la “regia” della professoressa Luciana Caenazzo, consulente della procura. E, come indicato da Manuela, macchie di sospetto sangue sono scoperte proprio in cucina: alcune “a schizzo” su una parete, altre sul tavolo e ancora sul pavimento. Il quadro delineato dalla veneziana sembra trovare una prima (prudente) conferma. Nell’interrogatorio del 7 marzo, la Cacco fornisce altre informazioni e dettagli, formalizzando la confessione. Giovedì scorso, il 24 marzo, la donna è trasferita nel carcere femminile La Giudecca di Venezia. Nessun premio, ribadiscono gli inquirenti, spiegando che sarà così garantito il “divieto di incontro” tra le lei e Debora Sorgato rinchiusa sempre a Verona, anche se in un’altra sezione. Tuttavia è un importante risultato per il suo difensore: l’avvicinamento agli affetti familiari.

L’inchiesta. Intanto il consulente informatico della procura Ulrico Bardani ha cristallizzato su supporto digitale il contenuto di 8 cellulari, 5 pc, la chiavetta usb e l’hard disk sequestrati a Freddy e Debora Sorgato con Manuela Cacco. Quelle memorie saranno esaminate dal tecnico del magistrato e sono pure a disposizione dei difensori, oltre all’avvocato Menegazzo (per Cacco), i penalisti Massimo Malipiero e Giuseppe Pavan (per Freddy) e gli avvocati Roberto Morachiello e Francesco Lava (per Debora).

Vellutata di asparagi al latte di cocco

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi