Project per l’ospedale di Mestre, il lodo arbitrale premia gli affari d'oro dei privati

Resta valido l’oneroso contratto stipulato in età galaniana: l’Ulss 12 ottiene solo uno taglio del 10% sul canone annuo di 71,5 mln che dovrà versare fino al 2033

VENEZIA. La battaglia per ridurre gli esosi costi del project del nuovo ospedale di Mestre continua, ma lascia indietro morti e feriti. Più dalla parte dell’Ulss 12 che dei privati, anche se qualche botta sui denti a questi ultimi è stata assestata. Volevano 47 milioni di danno d’immagine («depauperamento del valore aziendale causato dal comportamento illegittimo dell’Ulss») più altri 42.826.852 euro e 32 centesimi di canone arretrato, che il direttore generale Giuseppe Dal Ben aveva autoridotto perché pressato dalla Corte dei Conti. Avranno solo 19.616.773 euro di canone arretrato e niente per danno d’immagine. In compenso Dal Ben e i contribuenti veneti con lui, restano prigionieri di un contratto blindatissimo, stipulato ai tempi di Giancarlo Galan con le famose «imprese di riferimento». La richiesta di nullità per eccesso di remunerazione del concessionario e perché il suo rischio è praticamente zero, è stata respinta.

Il project financing dell'Angelo in cifre

Unica ammissione: un taglio del 10% al canone di 71,5 milioni l’anno, che l’Ulss 12 deve pagare fino al 2033, quando scadrà la concessione. Significa un risparmio di 7 milioni l’anno, che Dal Ben preferisce citare nella cifra totale di 140 milioni. Suona meglio, si vede meno che il 90% resta ai privati. Ad andare di lusso è solo è il collegio arbitrale: i tre componenti si sono assegnati un onorario di 540.000 euro, più 120.000 di spese legali, più 40.000 ai consulenti, caricando i tre quarti della spesa, pari a 555.000 euro, sul groppone dell’Usl 12. Chi perde paga.

I contenuti della sentenza. Questa la conclusione del lodo arbitrale, depositata il 24 febbraio a Roma con la firma di Vincenzo Cuffaro (presidente), Mario Bussoletti e Nicolò Lipari. Quest’ultimo si è dissociato dai colleghi e il suo parere, radicalmente diverso, servirà ora all’Usl 12 per ricorrere in appello. Magari per chiedere la sospensione dell’esecutività della sentenza, in attesa della discussione di merito. Il lodo arbitrale è una forma di giustizia “privata” che vale come sentenza di primo grado. Una giustizia che si paga salata, ma il cui costo è noto in anticipo perché rapportato ai valori in gioco. Il ricorso al lodo era imposto dal contratto: avevano blindato anche il contenzioso. Ma perché non impugnare la clausola per eccessiva onerosità e rivolgersi subito a un tribunale? Almeno provarci, conveniva.

L'ex direttore generale dell'Asl veneziana Antonio Padoan

L’influenza dei privati. Veneta Sanitaria Finanza di Progetto spa è la società di gestione dell’ospedale All’Angelo di Mestre. In sigla Vsfp. In chiaro: Astaldi, Mantovani, Gemmo, Cofely Sinergie, Mattioli e Studio Altieri, questi i nomi delle imprese. Nella costruzione hanno investito 105 milioni, contro i 124 del pubblico. Si rifanno con un canone annuale di 71,5 milioni di euro, pagati dall’Ulss Veneziana che in questo modo rimborsa il capitale investito per i muri (canone di disponibilità), paga gli interessi finanziari e dà la giusta mercede per l’erogazione dei servizi, che sono millanta. Senza che si capisca quanto per gli uni e quanto per gli altri. Un calderone.

Giuseppe Dal Ben, direttore generale Asl 12

Le ragioni dell’Ulss 12. La conseguenza di questa mancata distinzione - spiegano all’Ulss 12 - è un pateracchio nella contabilità, dove la trasparenza è zero e le diseconomie gravissime. Esempio: l’Ulss è costretta a pagare il 22% di Iva sull’intera cifra di 72 milioni, mentre sul canone di disponibilità l’Iva sarebbe del 10%. Non può stabilire il costo preciso dei servizi. Non può fare confronti. Di qui la necessità di rinegoziare il contratto, prima con le buone, poi con il lodo arbitrale.

Il lodo parziale del 2015. Il 22 giugno 2015 il collegio arbitrale, con una prima sentenza, aveva fissato nel 10% la riduzione da apportare alle tariffe praticate da Vsfp spa, rinviando a conteggi successivi gli importi contestati in dettaglio.

E il lodo definitivo. La sentenza del 24 febbraio conclude l’iter, lasciando a bocca amara la dirigenza dell’Ulss che aveva chiesto molto di più. Soprattutto per i servizi: «Stiamo pagando cifre fuori mercato», dicono senza mezzi termini.

Il costo reale dei servizi. Vsfp spa gestisce tutto: radiologia, laboratori di analisi, energia e calore, verde, sistema informatico, rifiuti, manutenzioni, fornitura macchine con istruzione del personale, ristorazione, pulizie, trasporti interni. E impone i prezzi. Con il risultato che un semplice prelievo di sangue costa il 40% in più che negli altri ospedali. Senza contare il personale, che l’Ulssl deve mettere a disposizione. Dal Ben potrebbe spedire le provette per le analisi a Padova o a Treviso e andare a ritirarle, guadagnandoci. Non può farlo, perché qualcuno ha firmato l’esclusiva a Vsfp per 24 anni. E qualche altro ha deciso che deve andare avanti così.

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