Educazione sessuale, diktat della Regione

Treviso, l’assessore Donazzan avverte gli insegnanti delle scuole: «Gli indirizzi dell’Oms non vanno presi a modello»

TREVISO. «In tema di educazione sessuale nelle scuole la Regione prende le distanza dai contenuti degli standard dell’OMS, organizzazione mondiale della sanità, e auspica non siano presi a modello nella scuola del territorio». Cosi parlò, anzi scrisse, l’assessore regionale alla scuole e alla Formazione, Elena Donazzan. – lettera a 4635/C, 8 gennaio 2016 – in risposta a tre associazioni cattoliche trevigiane: Famiglia Domani, Circolo Voglio la Mamma e Generazione Famiglia. Manif pour Tous . L’assessore Donazzan, oggi Pdl, ieri An - cita due delibere del consiglio regionale (92/2014 e 51/2015) e la delibera di giunta 268/2014 che fissano la linea politico-amministrativa, cui devono attenersi psicologi dell’Usl, scuole, professori.

«Indirizzi e linee incontrovertibili», aggiunge l’assessore, «Consiglio e giunta del Veneto si impegnano a rispettare il ruolo primario della famiglia per quanto attiene alla sfera morale e spirituale della formazione dei figli, in vista della loro maturazione complessiva, così come previsto dagli articoli 30 e 26 della dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo».

E Donazzan ricorda come la giunta Zaia voglia chiedere al Governo di «non applicare il documento standards per l’educazione sessuale in Europa», ribadisce «la volontà di celebrare la festa della famiglia naturale fondata sull’unione fra uomo e donna, promuovendone la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali».

Il centrodestra va alla crociata, contro qualsiasi apertura dell’educazione sessuale ai temi della diversità, delle coppie dello stesso sesso. E non a caso la missiva dell’assessore risponde a une lettera che le tre associazioni cattoliche avevano inviato dopo il clamore suscitato dal convegno al teatro Eden di Treviso del 15 novembre scorso, per la giornata della gentilezza e per il manifesto per la tutela dei diritti di ogni persona. Relatori don Ernesto Gianoli, la storica Maria Teresa Sega, l'avvocato Fabio Busnardo e appunto la dottoressa Rando, Organizzavano i comuni di Treviso, Casier, Preganziol, Casale, Zero Branco, Quinto e Mogliano, con il coordinamento delle Commissioni pari opportunità intercomunale e del capoluogo.

In sala Rando era stata contestata da esponenti di Forza Nuova, poi erano insorte le associazioni cattoliche. Ma era stata la Lega a contestarne duramente la presenza al convegno. E l’allora direttore generale dell’Usl 9, Giorgio Roberti - aveva subito precisato come «la presenza della dottoressa» andasse intesa «a titolo personale».

Anche Donazzan, nella missiva, ricorda il convegno. «La posizione assunta dalla dottoressa Rando in occasione del convegno è in palese contrasto con le linee guida degli organi politici Regionali», scrive Donazzan, «e per completezza è opportuno chiarire che le posizioni assunte dalla dottoressa sono da considerarsi di carattere personale, in virtù della presa di distanza dell’allora direttore Generale dell’Usl 9, Giorgio Roberti, che ha disconosciuto l’ufficialità dell’intervento della psicologa».

Anche qui Donazzan è esplicita. Giunta Zaia e consiglio regionale non vogliono che in alcun modo si parli ai ragazzi, in attività scolastica, o in iniziative scolastiche, di coppie che non siano quella etero. «La Regione Veneto è impegnata a difendere la Famiglia Naturale e il diritto dei genitori di crescere e di educare i propri figli», precisa infatti l’assessore «e ho espresso queste direttive, coerenti con quanto deliberato da Consiglio e Giunta, ai dirigenti scolastici ». Insomma, un vero diktat dell’assessore Donazzan.

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