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Traffico d'armi e mercenari, indagati due veneti

Il padovano Giancarlo Carpi, uno di quelli della Legione Brenno, e il veronese Bruno Scapini

Giorgio Cecchetti
2 minuti di lettura
Giancarlo Carpi fu arrestato nel 1998 

VENEZIA. Sono due i veneti perquisiti dai finanzieri veneziani del Gico e finiti nella lista degli indagati: c’è il padovano Giancarlo Carpi, uno di quelli della Legione Brenno, e il veronese Bruno Scapini, fino a due anni fa ambasciatore italiano in Armenia.

Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nata circa un anno fa, si ipotizza l’associazione finalizzata al traffico internazionale di armi e al reclutamento di mercenari. Ma spunta il nome di un altro veneto, che non è stato perquisito e non è indagato, è quello del sandonatese Aldo Pavan, socio di un imprenditore toscano finito invece nella lista dei perquisiti. E Pavan con il traffico di armi, al centro dei questa indagine delle «fiamme gialle» veneziane, ha lunga dimestichezza.

Traffico di armi dal Veneto, il video di Report

Carpi, ex autotrasportatore di 53 anni, era uno della Legione Brenno, tre militanti della quale avevano sparato a tre poliziotti, ferendone gravemente uno, sotto il cavalcavia di Mestre. Stava a Casale di Scodosia, ed è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, alcuni dei quali si è fatto nel carcere di Padova. L’accusa, durante il processo di primo grado, aveva chiesto per lui 9 anni di reclusione, ma all’autotrasportatore casalese ne erano stati dati invece la metà. Era accusato naturalmente di porto e detenzione di armi. Lui e gli altri erano finiti sotto inchiesta per traffico di armi dopo la sparatoria che la notte del 3 settembre 1995 a Marghera, coinvolse una pattuglia della polizia, con il ferimento di due agenti, Mirko Schio e Silvio Busato. Il gruppo era specializzato in traffico d’armi con Paesi dell’ex Jugoslavia e la sera della sparatoria trasportavano in auto due pistole, una Skorpio, un Uzi, tre kalashikov tre granate e plastico. Alla fine, uno di loro, il mestrino Bruno Forzato, collaborò anche se in modo contraddittorio con il pubblico ministero Francesco Saverio Pavone sperando in uno sconto di pena e testimoniò proprio contro Carpi. Aveva rivelato che una parte di quelle armi erano state acquistate in Croazia grazie ad Ante Vukic, colonnello dell’esercito di Zagabria legato agli ustascia, i fascisti croati che si sono macchiati di tanti delitti durante la Seconda guerra mondiale ma anche nell’ultima contro la Serbia.

Grande dimestichezza con le armi l’ha sempre avuta anche Pavan e per sua stessa ammissione. Quando, il 5 maggio del 1984, venne bloccato all’aeroporto di Bangkok con quattro chili di eroina nella valigia, una circostanza che gli costò una condanna a venti anni di carcere nel paese orientale, si difese riferendo alle autorità thailandese che quella droga non era sua, che concorrenti invidiosi del suo successo nella conquista dei mercati orientali delle armi gli avevano teso una trappola. Ex assessore democristiano del Comune di San Donà ed ex funzionario della Regione, non riuscì a convincere i giudici di Bangkok. Tra l’altro, informati immediatamente dai colleghi thailandesi gli agenti della Squadra mobile veneziana si precipitarono a perquisire casa sua, pensando forse di trovare droga in abbondanza. Invece, scoprirono dodici pistole e migliaia di proiettili e pure un silenziatore, presumibilmente usato da poco. Adesso Pavan ha 74 anni e da tempo è tornato in Italia e non sembra aver abbandonato i suoi vecchi interessi, è socio di un imprenditore toscano sospettato dai finanzieri di trafficare in armi con alcuni paesi africani.

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